Sulla questione dei profughi la Germania è sempre più divisa

Manifestanti di estrema destra al corteo del 27 agosto per le strade di Chemnitz (Source: Facebook)

Nel 2015, all’apice della crisi migratoria, la Germania si apprestava a diventare il baluardo dell’accoglienza in Europa. Meta scelta per le sue politiche di apertura, vide arrivare sul suo territorio migliaia di profughi. A tre anni di distanza la situazione è profondamente cambiata. Se dalla zona della Baviera arrivano segnali sempre più evidenti del malcontento verso i richiedenti asilo, nella regione della Sassonia continuano le proteste della destra xenofoba e razzista, in una sempre più difficile gestione dei flussi migratori.

Già a inizio luglio la situazione nella Baviera appariva particolarmente tesa. Il ministro dell’Interno Horst Seehofer aveva minacciato per due volte le dimissioni, per poi appellarsi ad un ultimo tentativo di accordo con la cancelliera Angela Merkel sulla questione dei migranti. Queste difficoltà di accordo rispecchiano la fragilità degli equilibri politici tedeschi.

Punti cardine dell’orientamento di Seehofer sono il controllo dei confini e dei respingimenti alle frontiere, temi particolarmente delicati in una zona come la Baviera per via del confine con l’Austria. Nel corso degli anni milioni di profughi hanno infatti attraversato l’Austria e l’Ungheria nella speranza di raggiungere lo stato tedesco. Questo ha fatto sì che le regole riguardanti i richiedenti asilo diventassero più rigide e le espulsioni più frequenti.

Il governo bavarese ha dato vita a delle enormi strutture abitative, chiamate “centri di ancoraggio”, nei quali i richiedenti asilo hanno l’obbligo di rimanere fino a quando non viene presa una decisione sulle loro richieste di asilo. Il governo sostiene che nei campi le richieste vengono analizzate rapidamente e che queste strutture dovrebbero rappresentare un modello per tutta l’Europa, ma non mancano le proteste degli attivisti presenti nella zona, i quali denunciano che nei campi vengano violati i diritti umani di base, ci sia una mancanza di sicurezza e i richiedenti asilo vivano nel timore costante dell’espulsione e dei rimpatri.

Ma è nella regione della Sassonia che l’odio e il malcontento verso i rifugiati si è manifestato nella sua forma più violenta, fino a scoppiare in quelli che sono stati definiti come i “giorni neri” della Sassonia. Questo land è la roccaforte tedesca della xenofobia e dell’odio razziale. In nessun altra regione della Germania sono stati registrati così tanti atti violenti da parte dell’estrema destra. Questo tipo di orientamento si riflette anche a livello politico. Durante le elezioni dello scorso anno, infatti, l’Alternative für Deutschland (partito sovranista e populista) raccolse ben il 35,5% dei voti.

Questa volta, teatro degli eventi che hanno scosso la regione è stata la città di Chemnitz, dove, nella giornata di lunedì 27 agosto, una folla composta da simpatizzanti di estrema destra era scesa in piazza marciando e urlando “fuori gli stranieri” e rivendicando il possesso della città. La manifestazione era stata indetta dopo che il giorno prima un 35enne tedesco era stato accoltellato da due stranieri in una rissa durante la festa cittadina. Lunedì la polizia ha arrestato un siriano di 23 anni e un iracheno di 22, sospettati di aver commesso l’omicidio.

Oltre al corteo di estrema destra è stata anche organizzata una contromanifestazione da parte di militanti di sinistra presenti nella città. Questo ha trasformando le proteste in un vero e proprio scontro tra neonazisti e antifascisti, che ha costretto la polizia a intervenire. Negli scontri, che hanno visto lanci di pietre e di bottiglie, sono inoltre rimasti feriti 18 manifestanti e due poliziotti.

Le risposte a livello politico non si sono fatte attendere. Parole di sostegno alla manifestazione xenofoba sono arrivate dal deputato di Alternative für Deutschland Markus Frohnmaier, che ha twittato: “Se lo Stato non può più proteggere i suoi cittadini, i cittadini vanno in strada a proteggere se stessi.” La critica è invece arrivata dal portavoce del governo, Steffen Seibert: “In Germania non c’è posto per la giustizia fai-da-te, per i gruppi che vanno in strada a spargere odio, per l’intolleranza e l’estremismo“.

La cancelliera Angela Merkel ha dichiarato che “quello che abbiamo visto non ha posto in uno Stato di diritto” . Tuttavia nei giorni successivi le proteste non si sono fermate e nella società tedesca appare sempre più evidente il divario fra chi accetta l’arrivo dei migranti e coloro che si oppongono alle politiche di accoglienza.

About Giuseppina Matozza 5 Articles
Studentessa del primo anno al SID di Gorizia. Sono appassionata di letteratura, arte e animazione giapponese. Adoro viaggiare. Amo la scrittura in tutte le sue molteplici forme: dalla prosa alla poesia, dal giornalismo alla scrittura creativa. Felicissima di mettermi in gioco con Sconfinare.

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