Quando Cina e Russia si incontrano sui mari

L’asse russo-cinese si sta formando in modo sempre più organico. Dopo una lunga incubazione è stata la crisi ucraina a rendere esplicita l’inclinazione asiatica del Cremlino, secondo la tradizionale propensione russa a considerarsi in un perenne doppio fronte euro-asiatico: perciò se alle frontiere occidentali soffiano venti di guerra, a quelle orientali devono soffiare venti di collaborazione ed amicizia. Il primo importante tassello di questo mosaico è stato posto già nel maggio 2014 in occasione del mastodontico accordo trentennale sulle forniture di gas naturale russo ai cinesi per un valore di $400mld, sul quale i russi hanno investito politicamente molto facendo grosse concessioni alle richieste cinesi. Un secondo tassello è poi rappresentato dalla fondazione della banca dello sviluppo dei BRICS, che segna l’inizio di una miglior collaborazione finanziaria tra Cina e Russia (seppur in un contesto multilaterale).

Una volta che nel campo economico-finanziario Mosca e Pechino si sono accordate su un assetto dal quale poter partire in futuro per approfondire la loro collaborazione, si attendevano nuovi passi nella costruzione di questa strana amicizia tra due paesi che per secoli sono stati divisi da grande ostilità. E le attese sono state brevi. Infatti il maggio scorso si è svolta un’importante esercitazione congiunta tra le marine militari dei due paesi. Quello che sorprende di più è stato il luogo scelto per tali manovre: il Mediterraneo. Se da una parte l’interesse russo per questo mare è ormai plurisecolare, è del tutto inedita la volontà cinese di rivestire un ruolo maggiore in questo teatro, così lontano da quei mari asiatici storicamente di dominio cinese.

Marina delle Forze Armate della Federazione Russa

Le esercitazioni navali congiunte russo-cinesi non sono una novità, dato che già se ne sono viste nei mari del Pacifico. Queste manovre mediterranee dimostrano però una svolta negli interessi delle due potenze, che oggi quindi sono disposte ad allargare l’ambito geografico (fin’ora circoscritto) entro il quale cooperavano in materia di marina militare. L’esercitazione di maggio ha dimostrato quindi l’esistenza di un nuovo potenziale navale sino-russo con interessi non più regionalizzati ma ormai globali, dei quali bisognerà tener conto anche in quelle aree che dal ’91 erano considerate di predominio NATO (appunto come il Mediterraneo). Con l’inizio del mandato presidenziale di Xi Jinping e la formulazione del progetto delle Nuove Vie della Seta, è stato infatti osservato che l’attenzione per i mari è significativamente aumentata. La messa in sicurezza delle rotte commerciali marittime che dai mari cinesi dovrebbero attraversare l’oceano Indiano, il mar Rosso e il Mediterraneo per arrivare poi in Europa è un punto fermo per la costruzione di scali e punti d’appoggio lungo queste direttrici. Presupposto per questo disegno, poi, è che Pechino possa esercitare un’effettiva potestà lungo le rotte marittime e l’aumento dell’interoperabilità della marina militare cinese rispetto a quella russa (già lungamente presente nel Mediterraneo) è intesa appunto in quest’ottica.

Marina dell'Esercito di Liberazione Popolare cinese

Queste considerazioni, gli investimenti cinesi in vari importanti porti dell’Europa meridionale (tra cui il Pireo), l’istallazione di basi navali (anche militari) lungo il mar Rosso e il Corno d’Africa, il forte interesse economico per l’Africa e quello per il petrolio mediorientale lasciano intendere che questa non sarà l’ultima esercitazione di tal genere tenuta non lontano dalle nostre coste.

L’esercitazione, seppur contenuta nei numeri (in totale non erano presenti più di 9 navi), ha quindi implicazioni importanti. Oltre a dimostrare una volontà cinese di presenza in nuove e più lontane aree geografiche, essa indica il desiderio condiviso da russi e cinesi di essere considerati ormai come potenze navali globali, capaci di agire in ogni settore marino del pianeta in grande libertà. Sulla stessa linea quindi si dovrebbe porre l’annunciata esercitazione navale congiunta dell’anno prossimo da tenersi nel mar Cinese Meridionale, all’interno del quale le dispute territoriali contrappongono la Cina a tutti gli altri paesi rivieraschi, molti dei quali apertamente sostenuti dagli Stati Uniti e in stato di aperta ostilità con Pechino (e di conseguente riarmo navale). La situazione rischia quindi di diventare complicatissima e potenzialmente esplosiva. Per il momento la Cina è determinata a restare un fattore costruttivo della comunità internazionale e rifugge ogni posizione che potrebbe etichettarla come elemento serio di destabilizzazione. Tuttavia se le pressioni occidentali sull’Ucraina non dovessero allentarsi e se il contenimento asiatico-pacifico della Cina dovesse diventare così consistente da essere percepito a Pechino come una camicia di forza, non è improbabile che l’attuale solidarietà russo-cinese si trasformi in una vera e propria alleanza. Meglio non scherzare col fuoco.

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Studente triennale del SID, interessato di politica internazionale ma per fortuna non solo di quella. Italiano di nascita ma latinoamericano per vocazione, mi piace pensare di poter avere qualcosa d'interessante da dire.

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