Quel che resta della classe media nella società della pecore

I pastori, nuovi e soli custodi dei valori del gregge

Scegliere al buio è molto rischioso, aumenta esponenzialmente le possibilità d’errore. Ma se l’orizzonte intorno a noi non lascia filtrare un raggio di luce come decidere in modo consapevole?

L’uomo si affida da sempre ai valori per compiere le proprie scelte, tuttavia l’espressione “crisi di valori” è diventata un cliché della modernità. Sembra sempre di più di vivere circondati da automi senza personalità che agiscono senza riflettere.
Il valore dato alle cose è frutto delle particolari propensioni degli individui, delle loro scale di necessità. Invece in una società fluida ,dinamica e sfuggente come quella in cui viviamo, la costanza sembra impossibile. Ma aver perso la bussola ci legittima a dimenticare anche la meta?

Si usava parlare di “valori popolari”, oggi gli unici valori che si conoscono sono quelli del mercato. Se il marxismo ha introdotto il concetto di plus-valore come cardine della dottrina del capitalismo, con il consumismo estremo di oggi sarebbe più corretto parlare di anti-valore. Infatti, borse, spread e valute corrono ogni giorno come sulle montagne russe: su e poi giù in picchiata. Questi sbalzi sono influenzati anche da una sola parola detta da uomini potenti. Talmente potenti da provocare scossoni nel mercato, da far cambiare la percezione del cosiddetto “valore”.

L’economia ha quindi perso definitivamente la possibilità di autoregolazione, dipende sempre più da interessi specifici e da personalità singole. Il consumatore medio, quello che dovrebbe determinare la richiesta, non interviene più nel processo economico ma segue come una pecora  fluttuanti interessi  che nemmeno percepisce. Persa la sua identità di classe, di soggetto economico e di individuo, l’uomo medio si allinea ai cosiddetti valori sociali di oggi che lo portano sempre più lontano da se stesso. Egli accetta ciò che gli si dice di fare senza riflettere e segue i mutamenti del suo contesto in maniera passiva.

A determinare l’evoluzione della società sono i potenti. Essi, con i loro interessi, sono diventati in grado di imporre una nuova gamma di comportamenti che sono diventati comuni. L’individualismo appare quindi come l’estremo dei valori a cui siamo giunti. Quello di oggi è però un individualismo “anarchico borghese”, che cerca di imporsi nel contesto sociale a discapito degli altri e che mira alla visibilità sul teatro sociale. Dimenticando chi è e che cosa vuole davvero, l’uomo medio si da all’imitazione dei modelli che gli vengono offerti.  Così facendo non si accorge però di mancare a se stesso e di rinunciare alla presa di coscienza nonché di posizione nei confronti del mondo e dei suoi meccanismi. Se si lascia che l’interesse di pochi, anzi pochissimi uomini prenda il posto del metro di giudizio autonomo, la crisi dei valori della società diventerà lo sbocco naturale, o forse lo è già diventato. Quando le pecore sociali diventano l’immagine della popolazione di oggi, non c’è da stupirsi se le reazioni davanti alle continue deprivazioni che vengono imposte loro sono fiacche e inconcludenti.

C’è bisogno di riprendere consapevolezza della proprie possibilità come individui e di creare reti sociali basate su qualcosa di più stabile e duraturo degli interessi economici che ci sovrastano. Se i valori odierni sono in crisi è necessario riformarsi e ritrovare la meta che si vuole raggiungere. Per uscire dalla corrente e smettere di farsi trascinare il primo passo è staccarsi dal gregge e ritrovare una dimensione autonoma ma consapevole delle proprie specifiche necessità. Riprendersi  la propria coscienza e ricreare una scala di valori che siano davvero i propri è la via verso un rinnovamento sociale che annulli l’orizzonte di alienazione dell’uomo medio da se stesso. Se non si vuole finire al macello, bisogna smettere di essere pecore!

About Elisabetta Blarasin 15 Articles
Studentessa. Cinica e convinta che le cultura ci aiuti a sopravvivere.

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