Dà on Radetzky: breve storia di un’espressione lombarda

Il Duomo e il Palazzo Reale di Milano addobbati a festa per l'incoronazione dell'Imperatore Ferdinando d'Asburgo-Lorena a Re del Lombardo-Veneto, 1838. (Source: Facebook Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien)

Troppo spesso ci si dimentica che la storia non è fatta solo da una serie di eventi. La storia è prima di tutto un concetto umano, in cui gli uomini non sono meri attori passivi nel dispiegarsi degli eventi, bensì ne sono i principali protagonisti. La storia è dunque fatta anche da grandi uomini, il cui profilo psicologico, se correttamente analizzato, può contribuire a una maggiore comprensione di decisioni, azioni e reazioni dei personaggi della storia.

Il feldmaresciallo Johann Joseph Wenzel Anton Franz Karl Graf Radetzky, conte di Radetz, non fa eccezione. Il celebre governatore militare del Lombardo-Veneto è spesso inteso come sinonimo di autoritarismo, repressione, occupazione straniera. Un uomo duro, pronto a svolgere il suo dovere. Il suo nome fa ancora discutere parecchio, così come il brano a lui dedicato da Johann Strauss Senior, La Marcia di Radetzky, composto in onore del feldmaresciallo dopo la sua riconquista di Milano nel 1848.

Il feldmaresciallo Josef Radetzky alla battaglia di Novara (Source: Wikipedia)

Talvolta determinati aspetti di un personaggio storico sono a tal punto caratterizzanti dello stesso – almeno nell’immaginario comune – da divenire proverbiali. Così accade per l’autoritarismo e la durezza di Radetzky nell’espressione lombarda “Dà on Radetzky”, ovvero “Dare un Radetzky”. Per spiegare il significato di questa espressione bisogna risalire alla sua origine, a metà fra la storia e la leggenda.

Ci troviamo verso la metà del XIX secolo. Siamo nella Milano austroungarica, da decenni capitale del Lombardo-Veneto. Radetzky è conosciuto da tutti in città, temuto, forse odiato, ma sicuramente anche amato e ammirato. Un uomo entra in un caffè, è estremamente altezzoso e sembra non conoscere superiori. È il figlio di Radetzky, giovane delfino e tenente in un reggimento di Ussari di stanza nel capoluogo lombardo.

Un abate sta leggendo La Gazzetta e il focoso delfino si avvicina intimando con tono imperativo la consegna del giornale. Al diniego dell’abate, il giovane ufficiale risponde con arroganza:”Lei non sa chi sono io, provocando la reazione aggressiva dell’uomo religioso, che con prontezza divina sferra un manrovescio al suo interlocutore, facendolo ruzzolare a terra. La notizia fece il giro di Milano. E la reazione di Radetzky non si fece aspettare.

Difatti, saputa la notizia, il vecchio feldmaresciallo non ebbe un attimo di esitazione prima di mollare al figlio una sonora e autorevole pedata nel sedere per il suo comportamento. I milanesi apprezzarono.

Vecchia foto del Duomo addobbato a festa per la visita dell’imperatore Francesco-Giuseppe nel 1857 a Milano (Source: Facebook \ Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien)

Da qui l’espressione “Dà on Radetzky”, che si traduce dunque come “Dare un calcio nel sedere”. Un’espressione che mostra un Radetzky sì autorevole, ma giusto – almeno nella concezione popolare milanese del tempo. Forse una concezione di Radetzky da parte dei milanesi che è stata troppo spesso ignorata da buona parte della storiografia italiana.

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