RCA, è nata la Special Criminal Court ma la guerra non finisce

Membri di milizie anti-balaka nella RCA (Credits: Mahamat Ben Hamdan/Facebook)

Nuovi sviluppi e nuove prospettive per la pace nascono nella Repubblica Centrafricana (RCA), che da anni ormai è sprofondata nel terrore degli scontri tra milizie etniche e l’esercito nazionale: il 23 ottobre, infatti, si è tenuta la sessione inaugurale della Special Criminal Court (SCC) in the Central African Republic, dopo oltre tre anni di lavori per renderla operativa. Questa sarà un tribunale che andrà a giudicare le accuse di crimini internazionali compiuti nel periodo tra il 2003 e il 2014, ossia durante il governo del Presidente François Bozizé e a seguito della sua fuga dal Paese nel 2013.

Nata dal Memorandum of Intent firmato nell’agosto del 2014 dal governo di Bangui e il Rappresentante Speciale del Segretariato Generale delle Nazioni Unite, la SCC è stata poi approvata dal Parlamento centroafricano nel giugno 2015. Le difficoltà a mettere in piedi questa istituzione – integrata nel sistema giudiziale interno della RCA, quindi non esattamente un tribunale internazionale – sono state molte, a partire dal fatto che le violenze tra fazioni rivali sono ancora molto accese. Sul tavolo degli inquirenti ci sono comunque già 620 casi di potenziali crimini, i quali ora necessiteranno di essere indagati affinché si possa arrivare ad accuse formali. Stesso discorso per gli eventuali imputati.

Secondo quanto riportato dalla legge 15/003 promulgata per approvare la Special Court, quest’ultima è autorizzato a indagare, perseguire e provare gravi violazioni dei diritti umani e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, in particolare il crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e di guerra. Il suo operato si affiancherà a quello già attivo dal 2012 della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) e dei tribunali nazionali, mentre nel Paese quasi sicuramente continuerà la missione ONU MINUSCA, istituita nel 2014 e il cui mandato scadrà a metà di questo novembre. Vista la delicata situazione locale, il rinnovo è praticamente certo, anche se la stessa è stata più volte oggetto di accuse di violenze – soprattutto sessuali – da parte della popolazione locale, tanto che un anno fa lo stesso Palazzo di Vetro ha avviato un’inchiesta sul suo operato; il risultato, come riporta un comunicato, è stato “che nessuna prova tangibile potrebbe supportare queste accuse”.

Convoglio dei Caschi Blu di MINUSCA (Credits: The InfoStride/Facebook)

“La popolazione civile in vaste aree del paese è sfinita da oltre cinque anni di combattimenti – racconta Elise Keppler, associate director dell’International Justice Program di Human Right Watch e attualmente impegnata proprio nella SCC – poiché almeno 17 gruppi armati si contendono il territorio. Decine di persone, molte delle quali civili, sono state uccise a Bangui a maggio. La violenza minaccia di rovinare i risultati ottenuti con difficoltà per stabilizzare la città”. Lei stessa ci testimonia l’importanza della presenza dei Caschi Blu: “abbiamo bisogno – continua – che l’ONU mantenga e persino intensifichi il suo appoggio alla Corte affinché possa funzionare efficacemente in un paesaggio difficile”. L’Unione Africana è invece “coinvolta in negoziati di pace tra i gruppi armati”. Sempre secondo l’esperta, “sarà essenziale non concedere l’amnistia per i crimini più gravi. L’impunità per le atrocità nel Paese ha ripetutamente alimentato ulteriori abusi ed è incompatibile con gli obblighi della RCA secondo il diritto internazionale”.

La partecipazione internazionale deve quindi continuare a essere attiva, come anche dichiarato dall’ambasciatore Jonathan Allen, Rappresentante permanente della Gran Bretagna presso le Nazioni Unite. Intervenuto durante la riunione del Consiglio di Sicurezza dedicata al tema il 23 ottobre, ha infatti dichiarato che “solo il 36% dell’Humanitarian Response Plan del 2018 è stato finanziato. Chiediamo a tutti gli Stati membri di contribuire. Il Regno Unito ha speso £63 milioni – o $81 milioni – in aiuti umanitari per la RCA dal 2015”. Si tratta di un interessamento motivato anche dal fatto che il Paese riveste il ruolo di snodo centrale per l’emigrazione dal continente verso l’Europa, le cui direttrici partono da sud per poi proseguire per la Nigeria, Chad, Niger, fino al Mediterraneo. Fattore che rende ancora più drammatica la situazione, in cui -nonostante la volontà di disarmare tutte le fazioni in lotta entro la fine dell’anno- le violenze tra le coalizioni dei ex-Seleka e dei cristiani anti-balaka non appaiono spegnersi.

Sul banco degli imputati potrebbero salire diversi rappresentati di entrambe, e non solo, a partire dal leader musulmano Michel Djotodia, Presidente della Repubblica da marzo 2013 a gennaio 2014. Ad oggi, comunque, ci sono ancora solo ipotesi e Keppler ci conferma che non ci sono ancora casi concreti sotto giudizio, mentre il delicato processo di pace tenta di proseguire sotto la presidenza di Faustin-Archange Touadéra. La speranza è che la Special Criminal Court possa porre dei mattoni solidi nelle fondamenta del nuovo Stato: ai 25 giudici che la comporranno, di cui 13 locali e 11 stranieri, spetterà un lavoro che molto probabilmente richiederà diversi anni per essere terminato.

Il Presidente della RCA, Faustin-Archange Touadéra, durante la 107a Sessione dell’International Labour Conference, 2018 (Credits: Crozet/Pouteau/Albouy/ILO via Flickr)

La recente esperienza del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY), seppur di diversa entità, ha dimostrato infatti che i ritmi della giustizia quando si parla di gravi violazioni dei diritti umani richiedono tempi molto ponderati. Questa Corte potrà essere invece un esempio per i futuri casi di giustizia internazionale in Africa? “Ci auguriamo che sia un eccellente esempio del fatto che gli sforzi di responsabilità siano vicini a casa e di competenza nazionale, beneficiando di competenze e supporto internazionali” è l’auspicio dell’esponente di HRW, la quale punta anche sulle altre ONG che operano nell’ex colonia francese, e che hanno già avuto un ruolo attivo nello sviluppo della SCC, affinché possano “incoraggiare l’effettiva partecipazione delle vittime e contribuire ad essere partiti civili come associazioni di vittime”.

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Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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