Referendum consultivo in Veneto e Lombardia: vince il Sì

Si è votato domenica 22 ottobre in Lombardia e Veneto, per la richiesta di autonomia per le due regioni. Il referendum di natura consultiva, perciò privo di validità giuridica, ha riscosso un netto successo a favore del Sì, malgrado l’affluenza sia stata molto più alta in Veneto, dove si è recata a votare il 57,2 % dei cittadini; in Lombardia invece la percentuale si è fermata alla soglia del 38,4%, un risultato comunque da ritenersi straordinario secondo il governatore della regione, Roberto Maroni.

Altrettanto soddisfatto si è detto il governatore del Veneto Luca Zaia, il quale ora può sollevare con maggiore attenzione mediatica la questione dell’autonomia, tanto reclamata nel corso degli anni per la sua regione. Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, ha definito il voto consultivo della scorsa domenica una lezione di democrazia all’Europa.

Ora che il voto ha confermato la volontà della maggioranza dei cittadini veneti e lombardi (per gli ultimi il quorum non era necessario) di ottenere più autonomia da Roma, avranno luogo discussioni e probabilmente trattative tra i due governatori leghisti e il governo di Paolo Gentiloni. Dal premier sono arrivate diplomatiche aperture: Palazzo Chigi si dice a favore di un dialogo con le due regioni settentrionali e tiene in considerazione l’ipotesi di poter trattare nel rispetto delle procedure costituzionali, regolate dagli articoli 116 e 117.

Zaia ha risposto alle parole del capo del governo, dicendosi pronto a trattare anche sullo Statuto speciale, il quale è a detta del governatore del Veneto non una provocazione, bensì un diritto della stessa regione che viene puntualmente richiesto tutti gli anni. Il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa però smentisce qualsiasi possibilità, definendo le parole di Zaia “campagna elettorale”.

Il Governatore del Veneto, Luca Zaia (Credits: Facebook)

Il percorso verso la trattativa pare tuttavia separare le due amministrazioni; sono due, infatti, i percorsi politici individuati rispettivamente da Zaia e Maroni: il primo punterà a trattare anche sullo Statuto Speciale, mentre il capo del Pirellone ha affermato di aver già contattato Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna, per poter condurre la trattativa per l’autonomia regionale in via congiunta. Quest’ultima aveva già avviato la procedura secondo quanto previsto dall’articolo 116 della Costituzione e il suo caso aveva destato polemiche e discussione sulla dubbia utilità della doppia consultazione referendaria.

Maroni ha smentito ogni dissenso con Zaia per le differenti strade intraprese, limitandosi a spiegare che la propria amministrazione vuole qualcosa di diverso rispetto al Veneto. Il governatore della Lombardia ha anche smentito le voci sul presunto hackeraggio del voto elettronico, elogiandone invece l’eccellente funzionamento durante la giornata di domenica.

Se l’ex Ministro degli Interni ottimisticamente auspica l’apertura di una trattativa con Roma nel giro di 2/3 settimane, Zaia ha annunciato nella giornata di ieri in sede di Consiglio regionale che entro un mese la presidenza si augura di poter sedere ad un tavolo e trattare con l’esecutivo di Gentiloni. Le materie di discussione sono 23, 20 delle quali sono concorrenziali tra lo Stato e le Regioni:

  1. Rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni;
  2. Commercio con l’estero;
  3. Tutela e sicurezza del lavoro;
  4. Istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale;
  5. Professioni;
  6. Ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi;
  7. Tutela della salute;
  8. Alimentazione;
  9. Ordinamento sportivo;
  10. Protezione civile;
  11. Governo del territorio;
  12. Porti e aeroporti civili;
  13. Grandi reti di trasporto e di navigazione;
  14. Ordinamento della comunicazione;
  15. Produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
  16. Previdenza complementare e integrativa;
  17. Coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  18. Valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali;
  19. Casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale;
  20. Enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.
Il Governatore della Lombardia, Roberto Maroni (Credits: Regione Lombardia/ Twitter)

Le restanti tre materie sono di competenza esclusiva dello Stato, ma per le quali le Regioni possono richiedere  “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”:

  1. Organizzazione della giustizia, limitatamente ai giudici di pace;
  2. Norme generali sull’istruzione;
  3. Tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

 

Clicca quì per l’analisi dell’Istituto Cattaneo sul voto in Veneto e Lombardia

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