Rex Tillerson: ritratto del nuovo capo del Dipartimento di Stato

E’ stata forse la scelta più sorprendente da parte del Presidente-eletto Donald Trump, l’uomo che ha sollevato le perplessità del Congresso e degli ambientalisti, Rex Tillerson sarà, nonostante le polemiche e i malumori, il Segretario di Stato americano nella prossima amministrazione Trump. Il texano, CEO di ExxonMobil, ha vinto la concorrenza degli altri candidati a ricoprire il ruolo di capo dello State Department, Mitt Romney, candidato repubblicano alla Presidenza nel 2012 e Rudy Giuliani, ex-sindaco di New York City, famoso per la sua operazione “Tolleranza zero” per riportare la sicurezza in città; Giuliani rimase in carica fino al 2002, occupandosi tra l’altro della gestione della città durante gli attacchi dell’11 settembre.

tillerson

La carriera in Exxon

Tillerson, classe 1952, originario di Wichita Falls (Texas), conseguì la laurea in ingegneria civile nel 1975, per poi entrare in Exxon nel corso dello stesso anno: inizierà una lunga scalata ai vertici dell’azienda, partendo dal ruolo di ingegnere di produzione, diventando General Manger per Exxon USA nel 1989, nel 1995 Presidente di Exxon Yemen Inc. Nel 1998, Tillerson viene nominato vice-presidente di Exxon Ventures e Presidente di Neftegas, una società sotto il controllo della multinazionale per le esplorazioni nel mar Caspio e in Russia. Con la fusione nel 1999 di Exxon e Mobil (rispettivamente le vecchie Standard Oil New Jersey e Standard Oil New York), dando vita all’attuale ExxonMobil, l’ingegnere viene nominato vice-presidente della ExxonMobil Development Company, mentre nel 2004 è Presidente e direttore del colosso texano degli idrocarburi. Infine il 1 gennaio 2006 arriva al nomina a Chief Executive Officer della ExxonMobil, carica che ha mantenuto fino a poche settimane fa.

exxonmobil

La nomina a Secretary of State

Dopo circa un mese dalla vittoria alle elezioni presidenziali per la Casa Bianca dello scorso 8 novembre, Donald Trump ha sciolto gli ultimi dubbi su quella che probabilmente sarà una delle nomine più importanti della sua amministrazione.

Dopo diverse consultazioni alla Trump Tower con i candidati alla nomina, il tycoon ha virato sul texano Tillerson; nel corso del toto-nomine erano comparsi molti nomi tra i quali quelli di Newt Gingrich, ex speaker alla camera per i Repubblicani, Rudy Giuliani che ha seguito la campagna elettorale di Trump e risultava favorito anche per la carica di Attorney General e infine Mitt Romney, avversario di Obama alle scorse elezioni del 2012 ove fu sconfitto ed esponente moderato del GOP, con il quale The Donald si è incontrato più volte, prima della nomina definitiva.

Ciò che verosimilmente ha convinto il Presidente-eletto a puntare su Tillerson sono le sue capacità manageriali: è vero, Tillerson non ha alcuna esperienza precedente di governo (come dal canto lo stesso Trump), ma da Business-Man è in grado di dialogare e di intrattenere rapporti con tutti. Tillerson ha nel corso degli anni stabilito un forte legame con la Russia, la compagnia russa Rosneft e il Presidente russo Vladimir Putin, puntare su di lui potrebbe significare per Trump la garanzia di dialogo e intesa con i russi, con i quali egli vuole collaborare non solo per progetti di carattere economico, ma soprattutto per la lotta al terrorismo internazionale.

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Che cosa cambierà rispetto alla vecchia amministrazione ?

Con l’elezione di Trump e la nomina a Secretary of State di Tillerson, la linea politica, specialmente quella estera degli Stati Uniti, subirà indubbiamente una netta inversione a U, punterà sull’abbandono dei trattati di libero scambio, la riduzione dei costi militari nelle missioni internazionali americane, un nuovo atteggiamento dunque di fronte ai propri alleati, ai propri nemici e a chi forse non rientra in nessuna delle due categorie.

Il paragone con il Segretario uscente Kerry è ancora prematuro, tuttavia il ricambio di personalità legato al mondo del Business portato da The Donald, potrebbe cambiare anche quella che è la struttura dello stesso Department of State, a detta di ambienti interni caduto in declino e nel corso delle ultime amministrazioni presidenziali, divenuto un’istituzione sempre meno determinante e coinvolta nel processo politico interno ed esterno agli States: riuscirà Tillerson a renderlo più efficiente e a farne un mezzo di dialogo con il resto del mondo?

La sensazione percepita nell’era Obama è che i diplomatici di Washington non facessero altro che eseguire ordini e direttive provenienti dalla Casa Bianca, esprimendo esclusivamente le volontà del governo; ciò ha creato più di una volta delle incomprensioni tra gli Stati Uniti e i loro alleati, oltre ai paesi con i quali intrattiene un dialogo come la Russia, la Cina o l’India. Al texano Tillerson spetta dare una scossa all’ambiente diplomatico, rendendolo più attivo ed efficace, promuovendo il dialogo con alleati e con i partner degli Stati Uniti.

 

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