Rom, Balcani e la difficile integrazione di un popolo plurisecolare

Collage di volti delle comunità rom europee/ Jean-François Joly‎/ Facebook

Nomadi, rom, zingari: esistono molti nomi per chiamare uno dei popoli che è oggetto più di tutti di pregiudizi in Europa. La sua storia vanta origini antiche, tant’è che le prime popolazioni arrivarono in Europa dall’India tra il XIV e XV secolo, stabilendosi soprattutto nella parte orientale del Vecchio Continente, costellata da persecuzioni e violenze in moltissimi dei Paesi in cui si stanziarono. Quelli dell’ex Jugoslavia non furono né sono tutt’oggi da meno.

Fin dall’epoca titina, infatti, la comunità sinti era ben presente nei cosidetti Balcani occidentali, tant’è che molti suoi componenti entravano nell’apparato statale e si può dire che fossero integrati nel tessuto sociale. Tutto cambiò rovinosamente con l’esplosione della guerra civile negli anni ‘90, quando i vari nazionalismi – che sotto il comuniso erano rimasti sopiti – riemersero con violenza, andando a colpire i soggetti che andavano a “macchiare la purezza” della patria: nel 1999, ad esempio, l’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) espulse più di duecentomila Rom dai propri confini.

Ripercorrere il passato di questa gente nell’est Europa sarebbe un lavoro complesso, che richiederebbe di andare a rispolverare secoli e secoli di vessazioni cadute nel dimenticatoio. Come quelle che subirono fino al 1860 nei principati romeni, anno in cui in quei territori vennero liberati dalla schiavitù. Nello stesso periodo storico, l’Italia era alla vigilia della propria unità nazionale, per capirci. E ci sarebbero anche quei 500 mila – 1 milione di zingari morti nei campi di sterminio nazisti, nomi e cognomi dimenticati perfino nelle aule del tribunale di Norimberga ma soprattutto dai libri di storia, se non per minuscole note a piè di pagina.

Questo però è il passato. Il presente non racconta, ahimè, un mondo diverso: secondo le stime del Consiglio d’Europa, sarebbero 10 milioni i Rom in Europa – e dovunque sono minoranza. La più grande di tutte, certo, ma pur sempre minoranza: in Macedonia si attesterebbero al 2,85%, in Bulgaria al 4,67% e Romania al 3,25%. Questi tre rappresentano gli Stati in cui la popolazione è più concentrata, ma nessuno ci tiene a essere identificato come la “patria degli zingari”. Anche se, nell’immaginario collettivo, questo appellativo se lo contendono sicuramente Bucarest e Sofia, soprattutto dopo il loro ingresso nell’Unione Europea.

Romania, palazzina rom ai confini con l'Ucraina/ Giuseppe Tangorra/ Dicembre 2016/ Facebook
Romania, palazzina rom ai confini con l’Ucraina/ Giuseppe Tangorra/ Dicembre 2016/ Facebook

A Est della fu cortina di ferro i problemi di convivenza rimangono: ne sono esempi il quartiere di Fakulteta, periferia della capitale bulgara, e Kumanovo, a nord di Skopje, che riversano in situazioni di estremo degrado, tanto da apparire più come bidonville che come borghi europei. Perfino a Suto Orizari, un distretto a grande maggioranza Rom sempre della capitale macedone, la vita non è delle più rosee, nonostante lì i Sinti possano vivere più dignitosamente rispetto a molti altri posti. La Macedonia di per sé è molto attenta alla propria minoranza gitana, tanto da definirla in Costituzione come popolo costitutivo dello Stato.

Ciononostante, vedere un rom all’interno delle istituzioni è cosa molto difficile. Sembra di piombare in un altro mondo, però, quando si arriva a Soroca, 150km da Chisinau, capitale della Moldova: questa, in un certo senso, è la vera “capitale zingara”. Nando Sigona di “D” di Repubblica nel 2003 la descriveva così: “In lontananza, quando l’ingresso del villaggio è ancora distante, si scorge la ‘collina degli zingari’, dove risiedono circa cinquemila Rom. Dopo la monotonia dell’architettura sovietica si ha l’impressione di giungere in un museo dell’architettura a cielo aperto: tetti di latta lavorati a mano, guglie e pennacchi, pagode cinesi e fontane di marmo bianco con statue di coccodrilli a fare la guardia, leoni e capitelli dorici, ionici e corinzi, stucchi e marmi, archi moreschi e balconi liberty in ferro battuto. La ‘collina degli zingari’ è una sarabanda di innesti, di accostamenti spettacolari, un trionfo del kitch e della fantasia”.

Qui si trova il “re” dei Rom, Artur Cerari, figlio di Mircea, che si autoprocalmò sovrano nel 1972. Nonostante la singolarità di questo regnante senza regno, ai suoi funerali nel ‘98 si raccolse una folla enorme“C’è chi dice fossero quindicimila persone, chi quarantamila” continua Sigona – per dargli l’ultimo saluto. Soroca rimane comunque un’eccezione nell’universo zingaro, mentre ONG come Amnesty International denunciano da tempo discriminazioni diffuse in tutti i Paesi dell’ex blocco comunista contro questa minoranza.

Rom del quartiere Shuto Orizari di Skopje che ballano durante i festeggiamenti di un matrimonio/ Romeo Pignat/ Agosto 2016/ Facebook
Rom del quartiere Shuto Orizari di Skopje che ballano durante i festeggiamenti di un matrimonio/ Romeo Pignat/ Agosto 2016/ Facebook

L’ingresso nell’UE di Romania e Bulgaria aveva dato nuova speranza ai rom di questi Paesi: sia perché apriva i confini verso gli Stati del Nord dove ben presto si traferirono per cercare lavoro, sia perché nel 2005 era partito il Decennio per l’integrazione dei Rom, con i finanziamenti di Banca mondiale, del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e di Bruxelles stessa. L’obiettivo era favorire il loro accesso all’educazione, alla sanità e al diritto di alloggio in nove Paesi dell’Europa dell’Est e dei Balcani (Bulgaria, Croazia, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Repubblica ceca, Romania, Serbia e Slovacchia), ma a due anni ormai dalla sua conclusione si può dire che il lavoro da fare è ancora tanto.

Guardando alla situazione italiana, non ci si può stupire se negli Stati europei più poveri i Rom vengono visti nel peggiore dei modi. Ma fino a quando il pregiudizio sarà l’unico metro con cui giudicare l’altro, allora frasi come questa – detta da Alicia, una gitana residente a Dortmund, in un’intervista a Meeting Halfway – saranno l’unica risposta, che non lascia vincitori ma solo perdenti: “La gente dice sempre: Zingari, voi rubate. (…) Naturalmente ci sono quelli che rubano. D’altra parte non hanno null’altro. Anche io lo farei per dare da mangiare ai miei figli. Per me loro sono più importanti della Germania”.

About Timothy Dissegna 93 Articles
Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto e Mangiatori di cervello. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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