Salta l’accordo sulla legge elettorale: M5S e franchi tiratori del PD e di Forza Italia affossano la maggioranza

La legge elettorale, posta dal Presidente della Repubblica come condizione minima per andare a votare, dopo mesi di trattative fra i partiti sembra essere nuovamente saltata. L’accordo a quattro fra le principali forze politiche presenti in Parlamento (Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Forza Italia e Lega Nord) sulla legge elettorale ha retto di fronte al voto segreto per (ben) tre votazioni, fin quando la maggioranza è stata sconfitta su un emendamento presentato dalla Deputata di Forza Italia Micaela Biancofiore.

La proposta di modifica del testo era intesa per estendere il nuovo sistema elettorale anche alla Regione Autonoma Trentino Alto Adige dove, come in Valle d’Aosta, vige dal 1994 il Mattarellum con collegi uninominali. Il voto a favore dell’emendamento (che era stato ritirato su richiesta del PD in Commissione Affari Costituzionali) è uno schiaffo per il Partito Democratico e per le formazioni che rappresentano le minoranze linguistiche nelle due regioni autonome (il Südtiroler Volkspartei e Stella Alpina), che nel sistema a collegi uninominali avevano in passato trovato una garanzia di rappresentanza.

Già nella seduta di ieri vi erano stati segni di difficoltà quando sulle pregiudiziali di costituzionalità (che comunque sono state respinte) erano mancati una settantina di voti rispetto alle indicazioni delle segreterie e garanti di partito. Il Movimento Cinque Stelle, inoltre, aveva dato segni di divisioni interne riguardo a questioni care al partito come il voto disgiunto e le preferenze a cui hanno dovuto rinunciare in nome dell’accordo. In particolare, pare si sia formata una frattura fra la corrente vicina a Luigi Di Maio, pronto a candidarsi a Palazzo Chigi e chi gli è avverso.

Del resto, quasi tutti i partiti hanno dovuto rinunciare ad istanze importanti causando così non pochi mal di pancia: il PD ha dovuto accettare il sistema proporzionale (pace all’anima della sua “vocazione maggioritaria”) e Forza Italia ha dovuto rinunciare alla preminenza dei capilista ed alle candidature plurime (molti ricordano i tempi in cui Berlusconi si presentava capolista in decine di collegi). Le tensioni interne agli schieramenti sono state comunque superate in Commissione Affari Costituzionali dove era stato raggiunto un accordo su un testo che doveva essere votato senza modifiche in aula.

Questa mattina però la maggioranza è andata sotto al terzo voto a scrutinio segreto. Un errore tecnico ha permesso per breve tempo di osservare sul tabellone i voti. A favore dell’emendamento si sono espressi tutti gli schieramenti a sinistra del PD (in questo senso è interessante notare come la sinistra si sia espressa a favore di un voto che penalizza le minoranze), un numero non chiaro di franchi tiratori all’interno del partito (che osservando il voto favorevole del M5S hanno deciso di votare contro le indicazioni del proprio gruppo parlamentare), alcuni parlamentari situati al centro dell’emiciclo, la quasi totalità del Movimento Cinque Stelle, parte consistente di Forza Italia e di parlamentari di altri partiti di destra.

Sono mancati solo 14 voti alla maggioranza, affossata da alcune assenze nel Partito Democratico, da alcuni Deputati dello stesso, dal M5S e da alcuni franchi tiratori di Forza Italia. Su richiesta dei capigruppo di PD e FI il testo è stato rimandato in Commissione dove i lavori per la costruzione di un nuovo sistema elettorale dovranno cominciare daccapo.

E’ chiaro che la giornata di oggi è una sconfitta per il Partito Democratico a cui le votazioni segrete non hanno mai portato fortuna (si ricordino i 101 franchi tiratori che silurarono la candidatura di Romano Prodi a Presidente della Repubblica), e che era anche il principale firmatario del testo.

Il Movimento Cinque Stelle è riuscito invece (con l’aiuto di parte di Forza Italia, della galassia della sinistra e di parte della destra) ad assestare uno schiaffo al suo principale avversario. Ovviamente tutti i partiti minori sono stati fin dall’inizio fortemente contrari al progetto di legge che prevedeva, fra le altre cose, una soglia di sbarramento al 5%.

Viene facile pensare che il Movimento guidato da Beppe Grillo non abbia alcuna intenzione di andare ad elezioni anticipate e che intenda invece cercare di logorare Renzi fino all’ultimo (magari spingendolo a far cadere un terzo governo a guida PD) e accusare gli altri partiti (da novembre) di aver prolungato la legislatura per avere accesso alle pensioni anticipate.

Viene facile pensare che le voci secondo cui Renzi, forse, intenda andare a votare a settembre siano corrette e che parte del suo Partito fosse contraria a ciò e abbia quindi scelto di silurare la legge elettorale per portare la legislatura fino alla fine.

E’ possibile anche pensare che andare a fine legislatura faccia comodo a Forza Italia, per cui i posti da spartire in parlamento saranno con tutta probabilità molti di meno nella prossima legislatura. Di fatto però il paese non ha ancora una legge elettorale e il gesto di oggi ha ulteriormente rimandato la questione in data da destinarsi.

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