Sconfinare Jukebox: Samuel – Il codice della bellezza

Il leader dei Subsonica si lancia nel panorama musicale con un disco da solista, il primo della sua carriera ventennale. Ecco quindi il debutto de “Il codice della bellezza”, 14 tracce dal sound prettamente pop che però tradisce in diversi brani le origini elettroniche. Un titolo accattivante che Samuel così intende: “ho sempre pensato che la bellezza non fosse un concetto solamente estetico. Il dono dell’eleganza, della sensibilità, dell’ironia fanno parte di un istinto interiore che rappresenta il bello degli esseri umani. Ho provato ad immaginare la bellezza come ad un codice scritto dentro le persone speciali, quelle persone che sono fonte d’ispirazione per chiunque gli stia vicino”.

Partecipando all’ultima edizione del festival di Sanremo, dopo quasi vent’anni dall’ultima apparizione sul palco dell’Ariston, nel 2000, con “Tutti i miei sbagli”, Samuel Romano, classe 1972, ha tagliato il cordone ombelicale con i Subsonica, la storica band di cui è sempre stato il frontman. Nonostante già in passato avesse avuto altre esperienze musicali, come quella dei Motel Connection, questo album segna il passaggio definitivo alla carriera solista. Il brano proposto nella città dei fiori si intitola “Vedrai”, un testo ambizioso, un incoraggiamento a ricominciare dopo una delusione, confidando nel potere dell’amore come mezzo per costruire una nuova, futura umanità. Quasi aspirando a una nuova genesi, intenso è il riferimento all’Africa, luogo da cui partirono e partono le grandi migrazioni: ricostruire, rinascere.

“Impareremo anche a comprendere/Che esiste un buon motivo per insistere/Sotto un vento di libeccio che dall’Africa /Soffia lieve su di noi la sua sabbia/Vedrai che riusciremo a dare ancora un nome/A tutte le paure che ci fan tremare/E troveremo il modo per dimenticare/La noia, l’abitudine, la delusione/Vedrai che i desideri si riaccenderanno/Ricostruiremo il luogo in cui poi vivranno”.

Cambiamenti musicali che si ritrovano nei brani del disco, susseguendosi in un’atmosfera più melodica, meno cupa, accompagnati più volte dalla partecipazione di Jovanotti, “fratello” maggiore, come nel brano “Voleva un’anima” eseguita quasi esclusivamente da Jovanotti in cui soltanto alla fine si rivela il tratto caratteristico di Samuel: l’inconfondibile voce.
Tra pop e sfumature quasi reggae, si inserisce perfettamente anche una splendida ballata tradizionale, “La luna piena”, come fosse un intermezzo al ritmo incalzante dei brani precedenti.

L’uscita dell’album, lo scorso 24 febbraio, è stata anticipata nei mesi precedenti da diversi brani, primo dei quali “La risposta”, che non ha deluso le aspettative, e che Samuel, supportato dai fan che lo hanno “accompagnato” sui social durante tutto il percorso, così descrive: “La risposta è una canzone che ho scritto in un momento di forte necessità espressiva. Porsi delle domande credo sia fondamentale per la naturale crescita di ogni uomo. Smettere di cercare risposte, smettere di aver curiosità, smettere di sentirsi come un bambino che impara a camminare è la fine di tutto. ‘La risposta’ racconta queste mie paure. Era giusto cominciare una nuova strada con questa canzone, perché è quella che maggiormente dipinge questi ultimi anni della mia vita musicale”.

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L’album di Samuel parla di amore, inteso come sentimento universale pop, come conferma il cantante stesso Questo è un disco pop, perché l’amore è un sentimento pop. Ho provato ad infilarmi nelle crepe per raccontarlo in ogni particolare”.

Amore che, però, è anche litigio inevitabile, raccontato nel brano “Rabbia”, secondo singolo rilasciato prima della pubblicazione dell’album, il cui videoclip, tra i canali di Venezia, lascia immaginare un dialogo muto tra due amanti. Universi paralleli che convivono, “una coppia, due entità divise per struttura fisica ma in continua ricerca l’uno dell’altro. Comprendersi a volte è facile, altre volte risulta impossibile ma c’è sempre qualcosa che unisce, che fa superare i blocchi, che ci spinge ad accettare le differenze biologiche. Diventa bellissimo comprendere che a volte litigare è indispensabile. Una storia comune, un’incomprensione, una macchina, una passeggiata, una lite la tempesta e poi la quiete, l’amore. Questo è quello che c’è in questa canzone”; con parole semplici Samuel spiega bene il senso del brano.

Una scelta coraggiosa quella di Samuel di intraprendere una carriera che lo vede “solo”, con un progetto che profuma di crescita, lontano dal guscio protettivo della strica band che ha fatto parte della storia della musica italiana. I Subsonica, infatti, nascono nel 1996 e si inseriscono immediatamente come protagonisti nel panorama del rock elettronico italiano degli ultimi anni. Nel 1997 viene pubblicato il loro primo album “Subsonica”, anticipato dal singolo “Istantanee” a cui seguono partecipazioni e collaborazioni, tra i quali Antonella Ruggiero con il singolo “Per un’ora d’amore”. Sono gli anni della sperimentazione elettronica, influenzata dal panorama internazionale che vede sulla scena soprattutto i Chemical Brothers, principali esponenti del genere. La voce pulita e quasi metallica di Samuel si coniuga perfettamente con l’esperienza al mixer di Max Casacci, con la console di Boosta, l’uomo dei loop, e con i tamburi e le ritmiche di Ninja. Il 2000 è l’anno della consacrazione con la partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “Tutti i miei sbagli”, dalle tonalità quasi psichedeliche, piazzandosi all’undicesimo posto. Seguono altre importanti collaborazioni con Daniele Silvestri (“Liberi tutti”) e Morgan dei Bluvertigo (“Discolabirinto”). L’ultimo album, il settimo, risale al 2014, “Una nave in una foresta”. Parallelamente al grande successo della Subsonica, Samuel collabora con i Motel Connection, band elettronica nata a Torino nel 2000, il cui vero esordio è legato alla colonna sonora prodotta nel 2001 per Santa Maradona, il lungometraggio di esordio di Marco Ponti.

Quella di Samuel è un’intera carriera inserita nel panorama dell’elettronica, con venature anche rock, pop e indie, che oggi ha ceduto il posto a tonalità più moderne, più pop, senza però perdere le sue origini, grazie anche allo strumento caratteristico di Samuel, la voce, che oggi viaggia libera e sicura in un panorama italiano che ha bisogno di novità, ma anche di “vecchie” certezze, e Samuel ne è un connubio non trascurabile.

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