Schiaffo 5 stelle, Grillo si trova da solo in Europa

“Quando la volpe non arriva all’ALDE dice che è acerbo” è la rivisitazione di un popolarissimo modo di dire che descrive alla perfezione la situazione venutasi a creare nelle ultime ventiquattr’ore attorno alla vicenda Movimento 5 Stelle – ALDE.

Lo scorso 8 gennaio il M5S ha fatto sapere che si sarebbero svolte delle consultazioni online per decidere dove, e soprattutto con chi, i loro eurodeputati si sarebbero schierati a Bruxelles e Strasburgo. Alla data della proposta i pentastellati facevano parte del gruppo EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy Group), gruppo parlamentare fortemente contrario al centralismo burocratico dell’Europa a favore di una maggiore sovranità dei singoli Stati; la proposta lanciata da Grillo è stata invece di migrare nel gruppo ALDE (Alliance of Liberals and Democrats for Europe).

Ma perché, in un’epoca caratterizzata, per lo meno a livello nazionale, dal trasformismo politico questa proposta ha fatta tanto parlare di sé?guy_verhofstadt_parlement_europeen_strasbourg_26_nov_2014

La risposta sta in due parole, un nome e un cognome: Guy Verhofstadt. Verhofstadt, politico belga, è l’attuale presidente di ALDE e nessuno meglio di lui incarna lo spirito e le idee di questo gruppo. Più volte in passato si è espresso a favore della creazione degli “Stati Uniti d’Europa”, un ipotetico Stato federale formato dalle nazioni attualmente facenti parte dell’UE, mentre i Grillini sono da sempre fra gli euroscettici.

Tuttavia i dubbi e le perplessità di molte personalità politiche nostrane sembrano non avere toccato l’elettorato cinquestelle (o meglio, quella parte che ha partecipato alla scelta) che nei due giorni delle consultazioni si è espresso in larghissima maggioranza (oltre il 78%) per lo spostamento in ALDE.

Ma le sorprese non sono finite qua. A consultazioni svolte si è infatti scoperto che M5S e ALDE avevano già stipulato una bozza di accordo per la confluenza dei grillini nelle fila di Verhofstadt. A questo punto, al di là delle (legittime) speculazioni circa la veridicità del risultato del voto online, su una cosa occorre concentrarsi: l’accordo c’era ed era pure chiaro. All’interno della bozza, circolata tra fonti interne al Parlamento, i leader dei due schieramenti, dopo un preambolo in cui riconoscono di avere comuni ideali a livello europeo (forse ci siamo persi qualcosa?) stabiliscono quattro punti su cui si sarebbe basata la collaborazione fra i due schieramenti: rinnovamento della democrazia europea, riforma della zona euro, diritti e libertà e opportunità senza frontiere.

Le polemiche per questo accordo svoltosi sottobanco non hanno fatto tempo ad infiammarsi che subito sono state smorzate da una notizia che ha del surreale: ALDE non farà entrare il Movimento 5 Stelle nel proprio gruppo.

Già prima del rifiuto ufficiale alcuni esponenti di spicco del gruppo pro-euro (le francesi Sylvie Goulard e Marielle de Sarnez fra tutti) si erano schierati contro il gruppo politico di Grillo poiché troppo “euroscettico” al pari di UKIP di Nigel Farage, pioniere della brexit.16466729017_d5113fb209_k

Chiarissima la Goulard: “La conversione dell’M5S è poco credibile, con me sono perplessi anche molti altri colleghi del gruppo all’Europarlamento – spiega l’eurodeputata francese. Grillo chiede il referendum sull’euro, che per noi è invece la priorità. Ha la stessa ispirazione, lo stesso spirito di Marine Le Pen: decisamente incompatibile con quello dell’Alde.”

Immediata la risposta di Beppe Grillo che, tramite il blog del movimento attacca “L’establishment” accusandolo aver deciso di fermare l’ingresso del Movimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo. “Questa posizione – continua –  ci avrebbe consentito di rendere molto più efficace la realizzazione del nostro programma. Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima.”

Infine, dopo aver ringraziato i propri seguaci per l’appoggio ricevuto, annuncia la volontà del Movimento 5 Stelle di creare un gruppo politico autonomo per la prossima legislatura europea: il DDM (Direct Democracy Movement).

Ora quindi i cinquestelle si trovano soli al Parlamento Europeo e il danno, oltre che sul piano del potere decisionale, è importante anche sotto il profilo economico. Entrando in ALDE il Movimento avrebbe ricevuto contribuiti per oltre 700 mila euro.

L’establishment, o chi per esso, ha fermato Grillo che ora dovrà prendere una decisione seria riguardo come comportarsi in Europa, per evitare di essere rifiutato anche da quelli con cui, in passato, andava a braccetto.

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Studente al secondo anno di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Appassionato di politica e attualità, nonché di fotografia. Sconfinare porta avanti la mia stessa idea di giornalismo, per questo ho deciso di farne parte.

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