Sconfinando – Paris c’est loin

È domenica. Diversamente da quelle solite, in cui dormo per riprendermi dalla vita universitaria goriziana, mi sveglio presto: oggi si va a Parigi. È una giornata soleggiata e un po’ ventosa; prevedono pioggia nel pomeriggio.
Dopo una colazione da grasse matinée, nonostante il sole non sia ancora alto nel cielo, mi avvio verso la stazione per prendere l’RER che mi porterà alla Gare du Nord.

Con la giacca a vento sulle spalle e “Paris c’est loin” di Damso e del mio connazionale Booba nelle cuffie, si va nella capitale.

‘Tu n’peux pas percer car Paris c’est loin d’ici’

Il paesaggio delle costruzioni che vedo fuori dal treno mi ricorda molto vagamente New York, anche se ovviamente gli edifici sono molto più bassi e meno ammassati. Appena scesi si notano subito il multiculturalismo e la diversità che rendono Parigi, e poche altre città europee, dei melting pot che non hanno nulla da invidiare alle metropoli americane. Un amico d’infanzia di mio papà è così gentile da farmi fare il giro della città. Il boulevard Barbès, la via dei commercianti, è la prima nella quale ci imbattiamo. Si tratta di una sottospecie di Little Africa, poiché c’è un alto tasso di francofoni del continente nero che ci abitano, ci lavorano o semplicemente ci ronzano intorno.

‘Coup de poing dans la vie à la Badr Hari’

Da una viuzza laterale scorgo Montmartre. Poco dopo, ad un incrocio, trovo un raggruppamento di persone intente a scattare delle foto davanti ad un locale: è il famoso Moulin Rouge.

Parc Monceau ricorda molto Central Park, e infatti mi dicono che in questa zona abitano molti americani, che si ritrovano a vivere a Parigi per i più svariati motivi: ricorda loro casa, secondo la mia guida.

Arrivo all’Arco di Trionfo e cerco un parcheggio per scendere e camminare finalmente per Parigi. Non ricordo di essere mai stato così eccitato di visitare una città: “it feels good”. C’è il sole, un po’ di vento e il cielo è diviso a metà: da una parte si vedono strisce bianche sparse sul telo celeste e dall’altra delle nuvole che sembrano dense di pioggia.

Mentre cammino mi guardo in giro, penso; mi vengono in mente idee, assumo nuove prospettive. È vero che viaggiare ti cambia e questa città è in grado di trasmetterti emozioni indescrivibili. Capisco come mai l’Illuminismo sia nato proprio in Francia.

Nonostante gli attentati, la città è stracolma e più viva che mai: si vedono persone che corrono, turisti intenti a fare foto, gente che fa shopping, businessmen con la ventiquattrore: è chiaro che i francesi non hanno ceduto al terrore.

‘Liberté d’expression est plus efficace que censure’

Macchine d’epoca, Ferrari e Lamborghini abbelliscono gli Champs-Élysées, anche se non ce n’è assolutamente bisogno: sono già belli così.

‘Paris c’est loin sauf en LaFerrari’

Ritornando alla macchina, mi accorgo che dopo aver percorso neanche venti metri lungo una stradina laterale regna il silenzio, sparisce tutta la confusione della via principale.

Prendiamo una via che ci porta al Trocadéro e ad un certo punto eccola là, finalmente la vedo, la famosa torre di ferro ed acciaio. Dopo le foto di rito mi fermo un istante ad ammirare la favolosa vista che ho davanti.

‘Valérie avait peur du Noir, mais ne parlait pas de lumière’

Sopra alcuni edifici si riesce a intravedere la cupola di Montmartre. Per fortuna non c’è tanto traffico e mentre mi dirigo verso la celebre basilica vedo anche un locale con un’insegna tipicamente parigina.
La strada per Montmartre ricorda un po’ San Francisco con il suo su e giù, o, per avere un riferimento più concreto, Trieste. Mentre cerchiamo un parcheggio mi dicono che il bello di Parigi è che non puoi permetterti di piangerti addosso, perché trovi sempre qualcuno in una situazione peggiore della tua.

‘Confond travailleur avec chancheux’

 Per concludere, non posso dire di non essere rimasto soddisfatto da questa gita breve ma intensa. E’ stato un viaggio insolito per me, ma posso dire che insolita è anche Parigi. Lungo le strade della capitale francese ho provato emozioni che normalmente non si provano visitando altre città, per quanto belle e famose esse siano.

Dunque, consiglio a tutti di visitare questa prestigiosa meta europea e mi auguro che Parigi sia in grado di suscitare in voi gli stessi sentimenti che ha suscitato in me.

‘Valérie avait peur du Noir, mais ne parlait pas de lumière’

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