Sconfinando: Szeged, perla ungherese tra Occidente e Oriente

Il viale principale del centro storico (foto Szeged Touris)

Nel sud dell’Ungheria, a pochi chilometri dal doppio confine con Serbia e Romania, Szeged guarda scorrere il fiume Tibisco da entrambe le sponde. Questo poi confluirà nel Danubio, ormai in Serbia, mentre con il suo moto senza fine continua a lambire gli argini della terza città più grande del Paese.

Fondata dai Romani con il nome latino di Partiscum, l’odierna Seghedino (questo è il suo nome in italiano) è il capoluogo della Provincia di Csongrád, un irridente centro ricco di vita e di attrazioni da visitare. Anche perché, per il turista che arriva qui per la prima volta, le aspettative non sono altissime: non ha certo il blasone di Budapest, ma non bisogna sottovalutare il fascino del luogo.

Anche perché il posto ha un soprannome tutt’altro che indifferente: Città del Sole”, grazie alle sue più di 2000 ore di sole all’anno! Infatti, la prima cosa che colpisce è proprio la luce naturale potentissima, tanto da sembrare piena estate quando ormai ottobre è iniziato. Ma non è l’unica particolarità: a stupire è anche l’architettura che si ammira in ogni via, in un mix tra Art Nouveau e classicismo.

La ragione principale è che, a fine ’800, un’inondazione del Tibisco e un violentissimo incendio distrussero buona parte della città. Quasi tutti i palazzi vennero ricostruiti, tra cui la maestosa Cattedrale di Nostra Signora d’Ungheria, il cui interno è un tripudio d’arte in stile bizantino. I contatti con l’Oriente sono nettissimi, tanto da confondere il visitatore, che si chiede se la chiesa sia cattolica od ortodossa: in realtà è la prima, mentre quella della comunità ortodossa serba si trova poco distante da lì.

La Cattedrale di Szeged (foto dailynewshungary.com)
La Cattedrale di Szeged (foto dailynewshungary.com)

Passeggiare per le vie di Szeged mette a contatto con edifici enormi, eredità del passato asburgico dell’Ungheria, mentre risulta difficile indicare un posto in centro di chiaro riferimento comunista. Quelli sono più facili da intravedere appena poco fuori dalle arterie principali, mentre gli zampilli della centralissima fontana, posta di fronte ad una delle numerose sedi universitarie presenti, riempiono l’aria di gocce.

Università significa giovani, e qui non ne mancano. Ci sono perfino italiani, non solo tra i molti studenti che scelgono le facoltà presenti come meta Erasmus: a mezzanotte, in un McDonald’s aperto fino alle cinque del mattino, ci capita di incontrare tre ragazzi lombardi. Loro hanno scelto di studiare Medicina qui per sei anni, tra esami in inglese e, soprattutto, in ungherese. Da loro scopriamo che la temperatura lì può arrivare perfino a -20°: fortunatamente porteremo a casa solo il ricordo del caldo.

La piazza principale e la sede dell'Università cittadina (foto inf.u-szeged.hu)
La piazza principale e la sede dell’Università cittadina (foto inf.u-szeged.hu)

Un altro fiore all’occhiello della città sono i bagni termali, che il venerdì sera aprono dalle 20 a mezzanotte, e diventano così un appuntamento per gli abitanti. Di giorno, invece, è obbligatorio visitare l’immenso parco presente sulla riva est del Tibisco: una “prateria” sconfinata di verde, un polmone naturale a pochi passi dal centro, di cui non ci si può non innamorare.

Alla fine della giornata, poi, si va a ballare in disco o nei locali: un limite alla musica non esiste, è facilissimo trovare posti con il volume a palla fino alle due o alle tre del mattino e anche oltre. Per chi ama la tranquillità, invece, il lungo fiume è la romanticità fatta paesaggio: lo sguardo si perde tra le increspature dell’acqua, mentre il venticello inizia a punzecchiare la pelle. E subito la mente fugge insieme al fiume, verso Oriente.

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Studente al SID di Gorizia, sono stato caporedattore di Sconfinare tra il 2017 e il 2018. Friulano, sono appassionato di frontiere, soprattutto quelle del Corno d'Africa. Dicono che sono sempre impegnato, ma non ho mai avuto tempo per rispondere che è vero.

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