Sconfinare Economia – La Green Economy italiana arriva al 43%

In seguito alla recente conferenza di Parigi è risultato ancora più evidente che la diffusione globale di un modello economico che generi benessere in modo sostenibile è l’unica possibilità di limitare a 2°C il tetto massimo dell’aumento della temperatura globale, che con i trend attuali si dirige verso uno sbalzo compreso tra i +3,7 e i 4,8°C.

Vedere applicata la Green Economy implica per prima cosa considerare tutti gli effetti che il processo produttivo di un certo bene ha sull’ambiente e mettere in conto il valore di questi effetti quando si calcola il benessere reale (reddito) che l’attore economico produce. Ad esempio, un’impresa specializzata nella deforestazione può ottenere molto profitto dalla sua attività, ma nel contesto di un’economia verde a tale profitto andrebbero detratti tutti i vantaggi che si sviluppavano dall’area boschiva, come il meccanismo di pulizia dell’aria, assorbimento di emissioni, stabilizzazione del terreno in caso di pioggia; si dovrebbero sommare poi le esternalità negative quali i costi del completo riassorbimento dei rifiuti nell’ambiente e, qualora le tecniche di disboscamento avessero impoverito il suolo, la diminuzione di produttività della terra. Una Green Economy si configura come un’economia di mercato, quindi competitiva e capitalista, ad altissima efficienza e potenzialità tecnologica, che sa sfruttare le proprie risorse nel più redditizio dei modi all’interno di un percorso circolare di rinnovamento e riciclo dei beni esistenti: è importante essere consapevoli del fatto che questo tipo di modello economico non si concretizza solo in rari esempi, ma è ormai da molto tempo parte integrante e driver dell’economia nazionale italiana.

Il 43% delle imprese italiane oggi è “green” secondo le definizioni di OCSE e Eurostat. Lo riporta la 1^ Relazione sullo stato della green economy in Italia, presentata a Novembre 2014 in occasione degli Stati Generali della green economy, un confronto annuale aperto a tutti gli stakeholder del settore. Tale summit è nato nel 2012 dalla collaborazione di un neonato Consiglio nazionale della  green economy, composto da 64 organizzazioni di imprese, e i Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico. Ogni anno, attraverso le ricerche di 8 gruppi di lavoro specializzati e 400 esperti, vengono esaminate le maggiori potenzialità e problematiche inerenti ai principali settori “green” e i risultati sono alla base di un documento di Policy Recommendations inoltrato ai Ministeri. Ad oggi sono state identificate come Core Green, ovvero imprese che producono beni o servizi resi a elevate prestazioni ambientali, il 27,5% delle aziende italiane. Il 14,5% rientra invece nella definizione di Go Green, ossia imprese che si sono organizzate in linea con modelli di efficienza ecologica superando 8 su 10 condizioni filtro. Come è prevedibile l’agricoltura italiana primeggia nel panorama europeo con un 41% di imprese Core Green, ma anche l’Industria 35% e l’Edilizia 38%, la quale si è rivolta verso riqualificazioni energetiche e bioedilizia, confermano l’alto tasso di efficienza raggiunto in Italia.

Può apparire sorprendente ma l’impulso a rinnovare il sistema è stato dato dalla crisi del 2008: l’intensa competizione per restare nel mercato ha infatti spinto le imprese a puntare sulla qualità ecologica dei prodotti. Basta osservare i dati per capire il perché: nel 2014 il 22% delle imprese “green” ha aumentato il proprio fatturato mentre solo il 10% delle altre aziende. Parallelamente il 30% delle imprese Core Green si prospetta la crescita del fatturato, degli ordini e dell’occupazione, mentre tale percentuale si riduce al 18% per le altre imprese. Questi risultati sono frutto anche della maggiore capacità nell’esportazione (20% Core Green e 26.5% Go green) rispetto alla media (12%). Nei mercati internazionali infatti puntare sulla qualità è l’unica strategia efficace quando ci si confronta con le produzioni più economiche delle economie emergenti. Le imprese di medie dimensioni, in proporzione, sono quelle che più si sono orientate in direzione dell’ecoinnovazione (59%), mentre la ridotta adesione da parte delle grandi imprese (33%) denota che la green economy deve ancora essere pienamente assorbita in molti settori. Al contrario, nell’Agricoltura, dove da tempo si è affermato un modo di pensare ecologico, mediamente più grande è un’impresa più questa è efficiente in termini ambientali. Rivoluzionando le aspettative non sono i giovani a guidare l’avanzata verde: gli imprenditori under 40 si riducono nelle aziende Core green al 6.5%, mentre si mettono al comando nel 44% dei casi gli over 60, superando il 38% nelle altre imprese.

Tuttavia, anche le aziende verdi soffrono delle patologie che colpiscono le imprese italiane: l’occupazione è in calo e gli investimenti sono troppo bassi per favorire una crescita sostanziale. Nel campo dell’energia rinnovabile la situazione è drammatica: nel 2014 gli investimenti sono crollati del 71% in seguito ad un taglio retroattivo degli incentivi. Tale misura era necessaria in quanto il costo degli impianti è diminuito e finalmente le spese elettriche dei cittadini potevano essere alleggerite dal costo degli incentivi, tuttavia la natura drastica e soprattutto retroattiva di tale politica rischia di annullare il progresso compiuto in questi anni. Oggi l’energia elettrica da rinnovabili soddisfa il 37,2% della domanda italiana, superando tutte le altri fonti energetiche. Se il brusco calo degli investimenti non dovesse essere risanato nei prossimi anni però, l’invecchiamento degli impianti causerebbe una dannosa diminuzione della produzione energetica  e ritornerebbe più marcata la dipendenza dall’estero.

Quello che emerge dalla 1^ Relazione sullo stato della green economy in Italia è l’immagine di un’economia verde italiana che funziona e dalle solide fondamenta, la quale necessita però di un supporto da parte della politica per far modo di divenire una decisiva spinta alla crescita. In un passato non remoto decisioni politiche favorevoli alla green economy, ad esempio il provvedimento   sui certificati bianchi, hanno permesso all’Italia di raggiungere oggi la vetta europea per quel che riguarda importanti indicatori che misurano la virtuosità di uno stato, come l’intensità energetica e carbonica del Pil, tuttavia uno scarso interesse più recente da parte dal Governo rischia vanificare il vantaggio conseguito sugli altri paesi, il quale va sempre più accorciandosi.

Grafici tratti da  1^ Relazione sullo stato della green economy in Italia disponibile grazie a “Stati Generali della Green Economy” (http://www.statigenerali.org).

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