Sconfinare Jukebox: Club27, La maledizione dei musicisti – Seconda Parte Kurt Cobain

Un murales a Tel Aviv rappresenta i membri del Club 27 (credits to Wikipedia)
I’d rather be hated for who I am, than loved for who I am not>.

                                                                                                                         (Kurt Cobain)

Conoscere alcuni dettagli della vita di Amy Winehouse aiuta a comprendere meglio l’esistenza di un’altra icona della musica: Kurt Cobain. Non sono poche, infatti, le somiglianze che hanno segnato le vite dei due artisti. Il Rock alternativo di Cobain e il Jazz della Winehouse sono stati i due diversi palcoscenici su cui recitare le parti di due sceneggiature analoghe. Parti però sincere, autentiche, in cui i confini tra l’uomo/donna e l’artista sono stati labili, sfumati, fino a scomparire completamente. Con tutte le conseguenze del caso.

Il frontman dei Nirvana Kurt Cobain (credits to Flickr)

Anche il frontman dei Nirvana, infatti, ha sofferto molto in giovane età a causa del divorzio dei genitori. Un evento che ha influito sulla sua adolescenza e ne ha determinato una certa instabilità. Il giovane Kurt è stato costretto a spostarsi ripetutamente tra i rispettivi domicili dei genitori a causa della sua insofferenza nei confronti dei loro nuovi partner. È la stessa star in un’intervista del 1993 a dichiarare la vergogna provata a scuola di fronte ai compagni per questa situazione e il suo forte desiderio di avere una famiglia normale con tutte le sicurezze che lui riteneva di aver perduto. 

Nel 1987 Kurt Cobain e Nick Novoselic fondano i Nirvana, forse inconsapevoli di scrivere, insieme ai loro primi pezzi, anche un pezzo di storia della musica rock. Già dal nome del primo album “Bleach” emerge lo spirito rivoluzionario e fortemente provocatorio del gruppo. Il termine deriva da una campagna pubblicitaria dell’epoca contro l’AIDS che invitava i tossicodipendenti a pulire i loro aghi con la candeggina (in inglese, bleach). Il titolo del disco è solo il primo dei tanti elementi che hanno contribuito a creare intorno al cantante un vero e proprio mito.

Il suo ‘animo ribelle‘ non chiede mai il permesso di emergere. A riprova di ciò, nel 1992, agli MTV Video Music Awards al gruppo viene imposto di suonare la celebre “Smells Like Teen Spirit“, ma una volta sul palco Kurt inizia a cantare un altro pezzo, “Rape me“, controversa ricostruzione di un fatto di cronaca. Dopo alcuni momenti si interrompe avendo oramai raggiunto lo scopo di infastidire chi aveva cercato di limitarlo artisticamente.

Ai Nirvana, sono bastati tre album per diventare il primo gruppo-simbolo del grunge. I frequenti comportamenti provocatori hanno consacrato Kurt Cobain nel ruolo di portavoce della generazione X. Tuttavia, non era questo ciò che egli avrebbe voluto. Kurt Cobain voleva esprimere il proprio disagio esistenziale, la propria incapacità di trovare il proprio posto nel mondo. Suo malgrado, invece, si ritrovò ad essere ben presto considerato la voce principale della colonna sonora di un inno giovanile.

Carico eccessivo per lui, che lo portò a scontrarsi ripetutamente contro i media o chiunque cercasse di dipingerlo con questi tratti. Oggi, ad una attenta lettura, notiamo che la sua persona e la realtà dei fatti spesso vanno a scontrarsi con la leggenda che di lui è stata creata. Un peso che si rivelò essere non sostenibile: l’8 aprile 1994, infatti, viene trovato il suo corpo senza vita. A spegnerlo per sempre, a spegnere per sempre la sua voce inconfondibile, un colpo di fucile. Ed il grilletto premuto dalla sua stessa mano.

Tutto ciò porta a riflettere su uno dei tanti significati profondi della musica. La meraviglia di questi artisti è stata forse quella di aver saputo trasferire nella musica un’intensità e un’immensità che vivevano (e bruciavano…) nelle loro stesse anime. La stessa intensità della quale, al culmine di questa grandiosa opera artistica e personale, sono rimasti loro stessi vittime innocenti. Un’immensità che le loro forze non sono riuscite a gestire. Descrivere le loro anime corruttibili e ingenue, è una lettura legittima che rischia però di trascurare la grandiosità della loro arte.

La storia è comunque scritta. Certamente il “Club27” esiste. Ed è composto da grandi artisti la cui fine è stata determinata sia dalla loro stessa personalità che dalla fortissima pressione dei media alla quale sono stati sottoposti. E, addirittura, potremmo anche avere l’ardire di pensare che forse lo stesso Wolfgang Amadeus Mozart (seppur scomparso all’età di 35 anni), per temperamento e sensibilità senza limiti ne potrebbe far parte a pieno titolo.

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