Sconfinare Jukebox – Coldplay

Un album decisamente controverso. A Head Full of Dreams, disco pubblicato lo scorso 4 Dicembre da Parlophone e prodotto da Stargate, non ha esattamente convinto la critica internazionale o per lo meno ha aperto un dibattito intorno a Chris Martin e compagni.

La copertina dell’album A Head Full of Dreams

Alexis Pedridis, The Guardian, ad esempio pone l’accento sul fatto che secondo lui «la cosa frustrante è che il disco è rovinata dal fatto che i Coldplay non si sono pienamente impegnati verso una grande idea per l’album».  Exclaim parla addirittura di «capolavoro incompiuto, un altro album dei Coldplay». Di diverso avviso invece le recensioni entusiastiche di The Telegraph, New York Times e Rolling Stones che addirittura descrive metaforicamente la band come un «abile pusher di serotonina musicale».

Ad essere sincero non mi sento di schierarmi né da una parte né dall’altra per un semplice motivo:  i Coldplay non sono più quelli di Viva la Vida, A Rush of Blood To The Head e men che meno possono essere ancora quelli di Parachute; semplicemente perché da Mylo Xyloto in poi hanno intrapreso un processo d’evoluzione e sperimentazione che li ha portati verso nuove interpretazioni di se stessi, difficili da commentare e valutare oggettivamente. Noi, generazione degli anni ’90, abbiamo imparato ad amarli per determinate canzoni, testi che capita di canticchiare a memoria per strada o sotto la doccia. Non ci è facile abituarci ai cambiamenti, facciamo fatica a comprenderne le ragioni. 

Il disco (la settimana pubblicazione in studio per i ragazzi londinesi ndr) mi piace; è tremendamente pop, ma questo a mio avviso non lo snatura. Questa sfumatura è percepibile già nella terza traccia Hymn For The Weekend featuring Beyoncé, ma anche in Adventure of A Lifetime, primo singolo pubblicato lo scorso 6 Novembre. Il fatto che per tutto l’arco dei 40 minuti e passa la band abbia cercato di equilibrare la componente più pop con il gusto squisitamente alternative vecchio stampo, dimostra che al di là di tutto quello che si può criticare ai ragazzi britannici, questi di certo non hanno dimenticato quali sono le loro radici artistiche.

Birds, Everglow e la conclusiva Up&Up, un po’ groovy e un po’ soul, rappresentano i brani soft, quelli maggiormente orecchiabili, da ascoltare comodamente distesi a letto o in pausa dallo studio, quando non sai che fare se non affacciarti alla finestra e osservare gente, come te, indaffarata  ad impegnare la propria giornata. E forse è proprio così che vanno ascoltati i Coldplay: tra una cosa e l’altra, come la merendina delle quattro del pomeriggio. 

Di certo con A Head Full of Dreams non si può parlare di fallimento. L’album è ricco e rappresenta un altro step di maturazione per una band che come un buon vino, più invecchia e più s’impernia di nuovi inebrianti aromi.

About Guglielmo Zangoni 36 Articles
Perché scrivo? Vi dico la verità? Non lo so. Probabilmente è a causa della mia memoria a breve termine. O forse perché lo ritengo l'unico modo per riordinare i miei pensieri.Troppi e troppe volte dimenticati qua e là nella mia testa. Cos'altro faccio? M'incuriosisco del Mondo, delle sue mille (o cinquanta?) sfumature. Lo analizzo, lo fotografo, lo scopro. Quasi dimenticavo, m'interesso anche di sport, letteratura, musica e fotografia. Un po' di tutto e un po' di nulla, insomma.

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