Sconfinare Jukebox – Il disgelo degli Stones

Centinaia di migliaia di persone, non si sa quante. Forse 200 mila o forse addirittura 450 mila come sostengono gli organizzatori. Poco importa, in tantissimi hanno assistito al concerto dei Rolling Stones di venerdì 25 marzo presso la struttura della Ciudad Deportiva a l’Avana, Cuba. È giusto rimarcarlo: Cuba.

Cubani, giovani e meno giovani. Chi già conosceva tutto degli “immortali” e chi invece per la prima volta ha goduto degli assoli di Keith Richards e – dall’alto delle sue 72 primavere – dell’esplosività di un Mick Jagger per l’occasione vestito di una sgargiante giacca di paillettes come ai bei vecchi tempi. Il concerto, inaugurato da Jagger in persona il quale, con uno spagnolo tutto sommato accettabile, ha salutato la folla con le parole «Hola Habana, buenas noches mi gente de Cuba», è costato circa 7 milioni di dollari, cifra coperta in toto dagli sponsor per permettere ai cubani di entrarvi gratuitamente. Il primo storico brano suonato dalla band è stato Jumpin’ Jack Flash, a cui hanno seguito tutte le hit più celebri: da (I Can’t Get No)Satisfaction passandro per It’s Only Rock‘n’Roll  fino a Midnight Rambler, Angie, Paint it Black. Non si sono per nulla risparmiati i vecchietti del Kent e le due ore e mezza di rock ne sono state la dimostrazione.

«Sappiamo che anni fa era difficile sentire la nostra musica a Cuba, ma ora siamo qui a suonare per voi. I tempi stanno cambiando». Il concerto, il primo di tale importanza storica più che artistica, fa seguito all’abbraccio con Raul Castro di Barack Obama di pochi giorni prima. Il disgelo tra i due Paesi dunque è passato per la politica ma si è definitivamente consumato nel rock, il rock proibito di una band quasi coetanea della Revolucion. Il 1962 infatti segnò non solo la prima apparizione dei Rolling Stones nella scena musicale britannica, ma anche la crisi dei missili della fine di ottobre e prima ancora l’esclusione dell’Avana dalla OAS, l’Organizzazione degli Stati Americani per volontà statunitense. Nello stesso anno Castro istituì l’Istituto Cubano de Radio y Televisión, organo dello Stato che disciplinava il funzionamento della radio e della televisione e soggetto alla Commissione di orientamento rivoluzionario. L’ideologia comunista e anti-americana fu imposta al nascere delle tensioni con gli Stati Uniti e al conseguente consolidamento della dittatura le emittenti e i programmi radio che trasmettevano musica rock scomparvero gradualmente ma inesorabilmente.

Se i tempi sono davvero cambiati come sostiene Jagger lo sapremo presto: il docu-film del concerto nelle prossime settimane verrà trasmesso nelle sale cinematografiche cubane e, in formato dvd, nei negozi di tutta l’isola. Resta da capire se la censura castrista non userà ancora le sue forbici per tagliare le parole del frontman britannico.

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Perché scrivo? Vi dico la verità? Non lo so. Probabilmente è a causa della mia memoria a breve termine. O forse perché lo ritengo l'unico modo per riordinare i miei pensieri.Troppi e troppe volte dimenticati qua e là nella mia testa. Cos'altro faccio? M'incuriosisco del Mondo, delle sue mille (o cinquanta?) sfumature. Lo analizzo, lo fotografo, lo scopro. Quasi dimenticavo, m'interesso anche di sport, letteratura, musica e fotografia. Un po' di tutto e un po' di nulla, insomma.

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