Sconfinare Jukebox: In Extremo – Quid pro Quo

Come festeggiare i 20 anni di carriera per una band? Perché non con un nuovo, meraviglioso album seguito da un degno tour?
È questo il caso degli In Extremo, band folk-metal berlinese composta da: das letze Einhort alla voce; die Lutter al basso; Dr. Pymonte all’arpa e fiati; Van Lange alla chitarra; Flex die Biengsame, cornamusa e ghironda; Yellow Pfeifer, cornamusa, fiati e nickelharpa, e Specki T.D. alle percussioni (nomi d’arte).


L’album in questione è Quid pro Quo, uscito lo scorso 24 giugno: 2 dischi in coerenza con le produzioni precedenti, ma sempre con qualcosa da dire ed una carica di energia inimitabile, frutto del loro mix musicale che attraversa i secoli, tra i brani propri e quelli presi della tradizione tedesca e di tutta Europa con strumenti storici in perfetta sintonia con le sonorità moderne dell’Hard&Heavy.

Il primo disco, contenente nuove 11 canzoni e 3 bonus track, comincia con Störtebeker, con un breve intro che pare riportarci alle antiche storie da taverna, per caricarsi subito fino ad arrivare ad un ritornello esaltante ed un interessante riff intermedio all’unisono tra chitarra, basso, cornamuse e bombarde. Un inizio col botto! Il seguito, Roter Stern, non è da meno, con la partecipazione di Hansi Kürsch e passaggi orecchiabili che vi tormenteranno per giorni. Tocca poi al brano omonimo del disco, Quid pro Quo, con delle strofe dai toni pesanti in linea con una critica alla monetizzazione di ogni aspetto della nostra vita, che si scaricano nel ritornello spensierato. D’altronde preoccuparsi a chi giova?
In seguito, Pikse Palve riprende il testo di un’antica preghiera estone riarrangiato dalla band.
Il brano Lieb Vaterland, magst ruhig sein è, senza dubbio, il principe della scaletta; con una ripresa dalla canzone patriottica Die Wacht am Rhein, in voga durante la guerra franco-prussiana e durante la Grande Guerra, è una meditazione critica verso la guerra calata in un giovane chiamato al servizio per la Patria, con le sue passioni e le sue paure accompagnate da una crescente consapevolezza del proprio destino.
Il ritmo riprende con Flaschenteufel e la rivisitazione della canzone tradizionale gallese Dacw’Nghariad, per poi arrivare al dolce e romantico lento con Moonshiner. Le “smancerie” finiscono bruscamente con l’inizio di Glück auf Erden, che rialza il tono dell’album e fa spazio a Черный ворон (Schwarzer Rabe), canzone russa dalla melodia cadenzata che riporta all’epica della morte in battaglia. Decisamente più spensierata è Sternagelvoll, con l’introduzione alla uillean pipe che richiama il genere delle pub-song irlandesi con un tocco alcolico che, assieme alla prepotenza germanica, dà i suoi effetti.

Il primo disco si conclude, quindi con le Bonus Track: Wenn das licht angeht; Pälestinalied, riprendendo le strofe originali del canto medievale successive a quelle incise in uno dei loro primi dischi Weck die Toten (1998), e la versione acustica piano/voce di Quid pro Quo.
Il secondo disco, invece, è una selezione di otto dei loro brani storici in versione acustica tratti dal Schiffhart Live del 2015: Siesht du das Licht, Lebensbeichte, Nur ihr allein, In diesem Licht, Frei su Sein, Küss mich, Gaukler, Feuertaufe.

Il tour estivo dell’album ha, inoltre, portato all’uscita la scorsa settimana del disco live con i brani tratti dal concerto al Palladium di Colonia, oltre ai cofanetti celebrativi del ventennale.
Non mi resta, quindi, che augurarvi un buon ascolto!

https://youtu.be/dxxCCeaeLIw

About Giampaolo Rizzo 9 Articles
Studente classe '96 originario di Mogliano Veneto. Appassionato di arte e musica e dal gusto eclettico, suono vari diversi strumenti per diversi generi. Attirato da Sconfinare per i biglietti gratuiti a teatro, inizio ad interessarmi davvero alle sue rubriche

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