Sconfinare Jukebox – Master Of Puppets: i Metallica e la loro consacrazione

Esattamente 32 anni fa – e due settimane, per la precisione – quattro ragazzi della West Coast stavano assaporando il ritorno nei miti climi della California, dopo un lungo inverno passato a registrare nella fredda Copenhagen. Nessuno si sarebbe aspettato di dover stare così a lungo in Europa, vista anche la loro fama di lavoratori professionali ed instancabili. Tuttavia loro stessi avevano deciso che questa volta si sarebbero presi tutto il tempo necessario per produrre un album che li avrebbe finalmente consacrati. A modo loro però, senza compromessi; un aspetto che, a quel punto della loro carriera, ancora li caratterizzava. Di chi stiamo parlando? Naturalmente di James Hetfield, Lars Urlich, Kirk Hammett e Cliff Burton: i Metallica.

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Fun Fact: a quel tempo erano noti anche come Alcoholica, indovinate perchè.

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Master of Puppets, questo il titolo della loro terza fatica in studio, si rivelerà un totale trionfo, sia in termini di vendite – certificato sei volte dischi di platino nei soli Stati Uniti – che di influenza per la scena musicale tutta, mainstream ed underground. Con MOP i Metallica portarono infatti alla luce del sole la voce di quei fan appartenenti alla blue collar America, che ben poco si riconosceva nel glamour di band come i Bon Jovi. Quegli stessi fan che dieci anni dopo rimarranno a dir poco scioccati dall’uscita di Load e ReLoad, accusandoli di essersi svenduti. Ma questa è un’altra storia. Nel 1986 i Metallica erano ancora dei ragazzi poco più che adolescenti che si presentavano come l’alternativa più credibile alla scena musicale allora incentrata su MTV.

Alle canzon(ette) pop rock sull’amore James Hetfield e compagni preferivano la morte, la guerra o i racconti horror, divertendosi a comporre brani più lunghi possibili, rendendo non facile il lavoro a produttori e manager. Infatti Master of Puppets alla fine conterà otto brani, con una durata totale di quasi un’ora. Ad ogni modo, con quest’album i Metallica volevano distaccarsi dal thrash metal dei precedenti Kill ’em all e Ride the Lightning. Ciò si avverte fin dalla prima traccia, Battery, che si apre con delle chitarre acustiche che vogliono in qualche modo imitare la celebre Estasi dell’oro di Morricone, da Il buono, il brutto e il cattivo.

Tuttavia ben poco tempo è dato per apprezzarne l’armonia, prima dell’arrivo delle distorsioni e del ritmo velocissimo che costituisce uno dei fondamenti di tutti i pezzi made in Metallica. A differenza di tante altre band metal, però, la melodia non viene mai sacrificata: l’interamente strumentale Orion ne è una prova. Nel (remoto) caso non abbiate mai sentito quest’album non mettetevi troppo comodi, dopotutto stiamo pur sempre parlando dei Metallica. Il secondo pezzo è proprio la title track Master of Puppets, probabilmente il loro più famoso nonostante gli oltre otto minuti. Se davvero non l’avete mai ascoltata fatelo subito mentre finite di leggere.

I temi trattati, come accennato in precedenza, sono più profondi rispetto a quasi tutti gli artisti contemporanei (e non solo) e spaziano dalla dipendenza e i suoi tentacoli sulla vita quotidiana, nella stessa Master of Puppets, ai venditori di fumo che infettano quotidianamente la vita di ognuno (Leper Messiah), fino ai racconti di fantascienza di lovercraftiana memoria in The Thing that should not be. Master of Puppets segnerà una svolta decisiva nella vita – e non solo – dei quattro ragazzi.

Li porterà per la prima volta nelle prime posizioni delle classifiche di tutto il mondo e a condurre il loro primo tour da headliners. Quel maledetto tour che proprio alla vigilia della sua conclusione vedrà il loro bus scivolare sul ghiaccio fino a capovolgersi in una sperduta strada svedese, causando la morte del bassista Cliff Burton. Gli altri tre precipiteranno in una crisi forse mai del tutto superata, nonostante il successo planetario che raggiungeranno da lì a pochi anni. A detta di molti, inclusi loro tre, una parte della loro anima se ne andò con Cliff quella notte.

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About Nicolò Brugnera 20 Articles
Studente del secondo anno di Scienze internazionali e diplomatiche, ho deciso di scrivere per Sconfinare prima ancora di iscrivermi all'università. Sono anche chitarrista, allenatore di canottaggio e degustatore di bevande alcoliche non professionista. Nel (poco) tempo libero dormo. Scherzo, sono candidato per le amministrative della mia città.

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