Sconfinare Jukebox – Post-EDM: il futuro della musica elettronica

San Holo: il futuro del post-EDM. Credits: Sebastiaan Stam, pexels
L’EDM (Electronic Dance Music) è un genere che nel tempo ha cambiato i propri connotati, seguendo l’evoluzione tipica della moda e delle abitudini di club, rave o festival vari. Si parte dagli anni ’70 e si arriva a oggi, partendo da Giorgio Moroder e Kraftwerk per arrivare a Skrillex, Avicii e Marshmello. Dopo un periodo di apparente stallo tra 2010 e 2015, però, si sta parlando di post-EDM. Di cosa si tratta?

L’EDM è sempre stata, sin dagli inizi, un tentativo di creare variazioni stilistiche basate sull’elettronica: basti vedere Lee “Scratch” Perry per il dub giamaicano, o Giorgio Moroder per la disco, ascoltando infine Depeche Mode ed Eurythmics per il synthpop (synthesizer pop).

La capacità del genere di prendere in prestito altri mezzi per variare e divenire longevo è stata da sempre il suo forte fulcro. Creare ibridi per essere sempre nuovi, grazie a elementi vecchi, e viaggiare tra le culture: una frase semplice ma che riassume l’idea stessa alla base. Del resto, la dub è cresciuta in notorietà proprio grazie alla diaspora africana, viaggiando fino all’Inghilterra e diffondendosi poi nel resto dell’Europa assieme a reggae e hip-hop.

Nel giro di mezzo secolo l’elettronica si è evoluta in fretta diventando un “genere ombrello”, un nome unico per raggruppare – banalmente – tutti i sottogeneri che sono nati e che si sono affermati, in varie forme, nel mondo.

La crescita dell’EDM

L’evoluzione delle tecnologie e delle reti, assieme al progresso degli strumenti usati per produrre musica, ha permesso agli artisti di pubblicare un maggior numero di album, più velocemente e diffondendoli con altrettanta – se non maggiore – rapidità. Complice di questa improvvisa crescita di popolarità è stata la cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici del 2004, accompagnata per tre ore dalla performance live di Tiësto.

Iniziano dunque a comparire i capisaldi più moderni dell’EDM: Discovery dei Daft Punk nel 2001, Sound of Silver degli LCD Soundsystem e dei Justice nel 2007, arrivando a Bangarang di Skrillex e 4×4=12 di Deadmau5 nel 2011. Per non parlare di artisti e gruppi come David Guetta, Avicii e Swedish House Mafia, o ancora Martin Garrix, Calvin Harris, Hardwell e Zedd.

YouTube, SoundCloud e Spotify sono stati dei canali fondamentali per la trasmissione di una cultura elettronica totalmente nuova e accessibile a un maggior numero di ascoltatori e aspiranti artisti alla ricerca di un futuro nella musica. Inoltre, festival promossi dalla (al tempo chiamata) SFX Entertainment come Ultra Music Festival e Tomorrowland hanno alimentato il fuoco dell’EDM proponendolo dal vivo a centinaia di migliaia di persone in location uniche. Investimenti da miliardi di dollari sono giunti al business dell’EDM che, specialmente tra 2010 e 2015, appariva il genere musicale dominante.

La bolla del business: la crisi della monotonia

Tra la crescita della quantità di talenti sul mercato e dei costi per l’organizzazione del sempre più alto numero di eventi, nel 2015 l’universo EDM appariva essere giunto a una grande fase di stallo. Il fallimento della SFX Entertainment, poi diventata LiveStyle, e la saturazione di pezzi troppo simili tra loro – composti da un ciclo di buildups alternati da drop ormai troppo banali – hanno contribuito all’apparente caduta del genere.

Per ovviare a questo problema gli artisti si sono re-innovati avvicinandosi ad altri generi: Wake Me Up di Avicii, dal suono country, e Something Just Like This dei The Chainsmokers in collaborazione con i Coldplay, sono solo due degli esempi più noti al pubblico. Brani come questi però, per quanto siano certamente molto orecchiabili, finiscono per far confluire cultura pop ed EDM in una unione che, in poco tempo, stanca e fornisce solo delle classiche “hit dell’estate”.

Canali YouTube come Monstercat o Proximity, due dei più seguiti e apprezzati nella community, hanno sempre cercato di portare alternative valide al pubblico con artisti meno noti come Pegboard Nerds, Project 46, Nanobii e Vicetone. Anche qui, però, per quanto la nascita di nuovi sottogeneri fosse quotidiana la musica sembrava diventare monotona. Un bagliore di luce in questa oscurità è giunto, poi, con il post-EDM.

L’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri

La vera origine del termine post-EDM non è nota, ma il post Facebook di A-Trak datato 20 novembre 2014 descrive perfettamente l’aria respirabile nell’ambiente, sia per fans che per producers.

Il post-EDM apparirebbe essere, dunque, una nuova era o un vero e proprio nuovo genere musicale che sorge dal grosso business dell’EDM – che, nel mentre, si spezza ancora in ulteriori sottogeneri cercando innovazione – e propone suoni e architetture differenti, a volte spettacolari, introducendo l’utilizzo di strumenti musicali durante i concerti live.  L’Indietronic, altro termine usato per definire il genere, risulta allora in un insieme di brani che hanno successo sia in digitale che durante la performance dell’artista, spesso alla ricerca di un legame speciale con i fan.  Alcuni esempi perfetti per spiegare in cosa consiste il post-EDM sono Porter Robinson, San Holo e EDEN.

Porter Robinson ha avviato il percorso introspettivo del genere con l’LP di debutto uscito nel 2014, Worlds, il quale ha immediatamente separato la critica dagli altri ascoltatori: se i primi hanno definito l’album un “insieme di brani già sentiti”, il pubblico ha invece reagito molto positivamente considerandolo sin da subito uno dei migliori dischi nell’elettronica degli ultimi dieci anni. La varietà delle canzoni, combinata alla capacità di emozionare lo spettatore e allo storytelling dell’album stesso, rende infatti giustizia a quest’ultimo giudizio.

La componente sentimentale del post-EDM si fa sentire anche in EDEN – alter ego di Jonathan Ng -. Il 23enne irlandese ha iniziato a produrre canzoni dubstep e drum ‘n bass nel 2013, pubblicandole come singoli tramite Monstercat, per poi abbracciare dal 2015 il tocco indie che lo ha reso famoso nel mondo. I suoi EP, End Credits e I Think You Think Too Much of Me, sono stati i primi passi verso l’album di debutto Vertigo, arrivato a inizio 2018, segno di un’ulteriore evoluzione che, infine, lo ha portato al successo. Fattore importante che lo rende molto apprezzato dal pubblico è l’interazione che ha con quest’ultimo sia durante le live che nei social – del resto, quale artista condivide su YouTube la propria visione dell’ultimo anno vissuto, nel giorno del suo compleanno? -.

L’ultimo tra gli artisti citati in precedenza, San Holo – alter ego di Sander Van Dijck -, è anche l’ultimo ad aver pubblicato un album. album1, uscito nel settembre 2018, conclude il capitolo future bass dell’artista, precedentemente legato a Monstercat, per dare inizio al suo futuro marchiato bitbird, etichetta fondata da San Holo e da suoi amici musicisti. Il nuovo prodotto del producer belga è la vera novità del post-EDM, un “dopo” molto emozionale, ricco di sfumature rock, chill trap e ambient: il perfetto ponte tra altri generi, per essere introdotti dolcemente all’universo EDM. Anche lui, però, si fa amare come persona più che come artista: la comunicazione sui social con i fan tramite gruppi Facebook e le chitarre regalate al pubblico durante il tour album1 sono, del resto, un ottimo biglietto da visita.

Ovviamente ci sono tanti altri musicisti altrettanto degni di nota, come Tycho e Crywolf, tutti capaci di rendere il post-EDM un genere molto colorato, vivo e innovativo. I tre artisti qui approfonditi sono solo alcune delle sfumature in questo orizzonte, alcuni dei cambiamenti più importanti nella scena che, sicuramente, in futuro presenterà ancora altre sorprese.

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Studente di Scienze Internazionali Diplomatiche, ex telecronista di eSport e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di giornalista e recensore di vari titoli nel mercato videoludico. Ho un debole per la scrittura, in particolare poesie, e per la fotografia.

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