Sconfinare Jukebox: TV on the Radio

Attivi da inizio millennio, I TV on the Radio possono con tutta probabilità essere considerati una delle band più influenti (assieme a nomi come Wilco e Yeah Yeah Yeahs) che ci siano oggi in circolazione nell’ambito della musica indie/art rock. Di conseguenza, sono quel tipo di gruppo che, pur ancorandosi ad alcune solide basi, come le percussioni insistenti ed un vasto utilizzo di sintetizzatori, in grado di dar loro un sound caratteristico e riconoscibile, ama sperimentare sempre qualcosa di nuovo e unire generi che possono sembrare agli antipodi finendo con il creare musica che sfugge facilmente al gioco delle etichette di genere.

Dopo aver esordito con il demo OK Calculator, pubblicato nel 2002 senza l’appoggio di alcuna casa discografica, ed ispirato – almeno nel titolo – al celeberrimo OK Computer degli Radiohead, i TVOTR pubblicano, tra 2003 e 2011, quattro album (tra i quali ci sono l’assai apprezzato Return to Cookie Mountain, del 2006, e Dear Science, uscito due anni dopo e considerato il miglior album di tutto il 2008 da riviste specializzate come Rolling Stone ed Entertainment Weekly) e cinque EP con Young Liars (2003) come loro primo e più riuscito rappresentante. Infine, dopo aver pubblicato Nine Types of Light nel 2011, i ragazzi di Brooklyn, guidati fin dalle origini dal cantante Tunde Adebimpe e da David Andrew Sitek, chitarra principale del gruppo, nel Novembre 2014, fanno uscire (attraverso la Harvest Records) la loro ultima fatica in studio: Seeds.

Composto da 12 tracce per un totale di 52 minuti, Seeds è anche il loro primo lavoro in seguito alla prematura morte di Gerard Smith, bassista della band tra il 2005 ed il 2011, deceduto a 36 anni per un cancro polmonare. Ben di più delle chiacchere da tastiera che parlavano di un progetto in fase calante a livello creativo e musicale, è stato ciò ad incidere su una formazione così affiatata e a spingerla verso una dimensione per lei abbastanza inedita: in questo album, al netto delle eccezioni (in particolare Lazerray e l’inizio di Winter), sembra essere stato tolto quel “rumore” tipico delle garage band allo scopo di enfatizzare le voci, creare un atmosfera più intima e dare l’impressione di un ritmo più lento.

Happy Idiot, probabilmente la canzone più riuscita dell’album, rappresenta un buon esempio di quanto appena affermato. L’incrocio tra una malinconica linea di basso, le tastiere sfumate e un campionamento delle percussioni finisce con il produrre il sottofondo adatto ad una canzone che parla di un uomo che, lasciato dalla sua fidanzata, si ritrova “Stuck in the shade where there’s no sunshine” e pensa che la cosa migliore sia “picchiare la testa sulla parete” fino a quando perderà i sensi e, “immerso nel torpore”, sarà finalmente un “happy idiot” che riesce a tenere la sua mente lontana dal pensiero di lei (destinato, in verità, a non andarsene). In tal senso, si spiega anche la metafora proposta dal video ufficiale del pezzo il quale ritrae un pilota automobilistico sfrecciare sempre più lontano nel deserto a bordo del suo bolide (“waving at cars”) allo scopo di dimenticare la sua amata e, nonostante ciò, continuare ad incappare nella sua visione come in una spirale senza fine.

Un’altra canzone che spicca in Seeds è Trouble, la penultima dell’album (seguita dalla sola titletrack). Il testo, che probabilmente si riferisce alla perdita di una persona cara (forse qualcuno di giovane, come può essere un figlio, a giudicare dall’età di quelli che sono i protagonisti del  video), parla sia del bisogno di starsene un po’ da soli “Oh, here comes trouble // These people talk too much, need to shut ’em up // Yeah, I’d rather be alone” per riflettere sia del fatto che, mentre ci si continua a ripetere “Don’t worry, be happy” si riuscirà a trovare una soluzione per cui “Everything’s gonna be okay”. Il tutto mentre si cerca in ogni modo di sfuggire alla grinfie del diavolo (che possiamo quindi identificare con l’aldilà) per cui c’è una parte della canzone che recita: “Oh, I’ve changed my number // Wore disguises and went undercover just to // Just to hide away from you”.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=OaKVy-FlaUA]

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Sono entrato a far parte del team Sconfinare in un ormai lontano Ottobre 2014. Pur non essendo più parte fissa della redazione, seguo sempre con affetto e molta attenzione ciò che riguarda il giornale. Quando stacco la penna dal foglio, mi piace passare il mio tempo libero tra la musica ed il cinema, ma anche tra sport e letteratura (con in mezzo l'attualità ed un certo debole per i videogames)

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