Sconfinare Sport: Il meglio del 2016 sportivo!

Di Michele Aristarco, Alessandro Beghelli, Nicolò Brugnera, Giuseppe Pflanz e Timothy Dissegna

Il 2016 sportivo è stato un anno da ricordare per la moltitudine di eventi a cui abbiamo potuto assistere. Dalle olimpiadi, alle rassegne calcistiche continentali agli annuali campionati di Formula 1, basket e Motomondiale, passando per la crescita costante di sport come le MMA. Il 2016, nel complesso, è stato un anno emozionante dal punto di vista sportivo, non privo di colpi di scena come la vittoria della Premier League dell’incredibile Leicester City del nostro Claudio Ranieri alla prima vittoria in NBA dei Cleveland Cavaliers. Riviviamo ora questo anno emozionante percorrendo gli eventi principali degli sport che più abbiamo amato.

Il 2016, in ambito calcistico, è stato un anno memorabile. La primavera ci ha portato in dote gli ennesimi titoli nazionali di PSG e Bayern Monaco – l’ultimo dell’era Guardiola per i tedeschi – e la storica cinquina in Serie A della Juventus. La Vecchia Signora eguaglia così il record stabilito negli anni ’30 e torna ad essere “la fidanzata d’Italia”. È arrivata anche l’Undecima Coppa dei Campioni del Real Madrid, vinta nella finalissima di Milano contro l’Atletico, riedizione del derby di Lisbona di due anni fa.

Ma, soprattutto, è stato l’anno del Leicester City. Nell’estate del 2015 per le foxes si prospettava un’ardua stagione, con il burrascoso addio dello stimato Nigel Pearson dopo una salvezza tanto sudata quanto insperata. Ma la corsa per evitare la relegation zone si è invece trasformata in un’epica cavalcata che ha portato la squadra guidata da Claudio Ranieri a coronare un sogno, laureandosi campioni d’Inghilterra nel campionato più competitivo al mondo. Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City e United, Tottenham: tutti si sono dovuti inchinare di fronte a Jamie Vardy e compagni.

Il successo del Leicester è stato addirittura definito da più parti come “la più grande impresa nella storia degli sport di squadra”. Per dare un’idea della sua portata, immaginate un’Atalanta campione d’Italia. Come dite? I ragazzi di Gasperini stanno stupendo quest’anno? Allora provate a figurarvi Nizza e Lipsia prime in Francia e Germania. Ehm, forse la magia di questo 2016 non è ancora finita. Ma a prescindere da quello che ci regalerà il 2017 – per i non calciofili, Nizza e Lipsia sono davvero al comando nei rispettivi campionati – la favola del Leicester, di Jamie Vardy che fino a 22 anni faceva l’operaio in fabbrica, di Schmeichel che vince la Premeir League a 29 anni come il padre, delle rivincite di Mahrez, Albrighton e Okazaki, di mister Ranieri tacciato di essere un “perdente di lusso” resterà per sempre nei cuori di tutti gli appassionati.

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Il 2016 NBA è stato un anno sorprendente: i Cleveland Cavaliers del “Prescelto” Lebron James ce l’hanno fatta, primo anello nella città dell’Ohio e Finals contro Golden State di una bellezza paradisiaca. Bisogna essere onesti, ad inizio della scorsa stagione nessuno dava LBJ sconfitto in partenza perché nessuno poteva permettersi di scommettere contro qualcuno che le finali precedenti le aveva perse, ma concludendole con 35.8 punti, 13.3 rimbalzi e 8.8 assist ad allacciata di scarpe. Numeri impressionanti e dente avvelenato per Lebron che aveva affrontato i Playoff 2015 con un roster zeppo di infortunati e ritrovandosi da solo a condurre un gruppo di improbabili contro quella macchina perfetta che sono i Golden State Warriors dell’MVP Steph Curry. Il 2016 è stato diverso, Love e soprattutto Irving alle finali c’erano e il loro contributo si è sentito parecchio. Le prime due partite giocate ad Oakland hanno avuto un risultato identico all’anno precedente: 2 vittorie secche e nette di una squadra capace di dominare la stagione e trascinata dal trio Curry-Thompson-Green in grado di far ammattire una difesa di Cleveland troppo leggera. Si ritorna a Cleveland e arriva una vittoria netta dei Cavs trascinati guardacaso da Lebron che ridà speranza dopo un 2-0 senza storie. Gara 4 e la grande vittoria di Golden State sottolinea però un dominio che quasi a tutti pare evidente e lancia la franchigia di Oakland a una sola vittoria dal secondo anello consecutivo. È in questo momento che tutto cambia: gli aneddoti su cosa è effettivamente capitato tra gara 4 e 5 si sprecano, ma questo è il momento della svolta. Cleveland non può più sbagliare e gara 5 e 6 sono l’esempio di quanto il cuore dei Cavaliers abbia fatto la differenza in queste Finals. 2 vittorie consecutive per Lebron e soci, 3-3 nella serie e la gara decisiva da giocare nella infuocata Oakland per decidere le finali. Della solo gara 7 si potrebbe scrivere un libro, tante sono le giocate e lo spettacolo che abbiamo potuto ammirare in una delle partite più belle della storia. La tripla di Irving in faccia a Curry, la stoppata leggendaria di Lebron su Iguodala e la difesa commovente nell’ultimo possesso di Love su Steph Curry sono però le 3 giocate simbolo che danno il primo anello alla franchigia di Cleveland e il titolo di MVP ad un Lebron James in lacrime. La nuova stagione è già cominciata e ne parleremo abbondantemente durante l’anno, ma resta che Cleveland e Golden State hanno offerto uno dei migliori spettacoli del 2016 e rimangono le squadre da battere per i Playoff a venire.

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L’Italia è tornata dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro con un bottino tutt’altro che magro: in totale sono 28 le medaglie conquistate dagli atleti nostrani, piazzandosi al nono posto del medagliere mondiale.

L’edizione 31^ edizione dei Giochi è stata all’insegna di emozioni straordinarie per gli italiani: dalla fuga in solitario di Gregorio Paltrinieri nei 1500 s.l. che gli è valso l’oro (ma non il record olimpico, sfumato per poco) al bronzo di Tania Cagnotto nei Tuffi dai 3m, ultimo podio della sua straordinaria carriera; ma c’è stato stato anche il primo posto di Elia Viviani nel Ciclismo su pista Omnium e il secondo per il Setterosa nella pallanuoto femminile e per la Nazionale maschile di volley.

Raccontare qui tutte le imprese di quest’estate a Rio è impossibile, ma non si può non citare ancora il bronzo del Settebello nella pallanuoto maschile e l’argento nella Spada maschile a squadre. Tra chi non ha gioito personalmente, c’è Federica Pellegrini che ha ottenuto solo il quarto posto nei 200 s.l. e Gianmarco Tamberi, specialista del salto in aria ma infortunatosi alla vigilia di Rio: il suo nome era tra quelli candidati a una medaglia.

Le altre discipline hanno visto la vittoria degli ormai “mostri sacri” dello sport: Usain Bolt si è portato a casa l’oro nei 100m, 200m e la staffetta a squadre 4x100m; Michael Phelps ha stravinto con l’oro nei 200m s.f., 200m s.m., 4x100m s.l., 4x100m s.m. e l’argento nei 100m s.f.. Un bottino che fa dell’americano l’atleta più medagliato in assoluto, con un totale di 28 medaglie! E ha deciso così di ritirarsi, forse questa volta veramente.

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Dopo il tesissimo finale di stagione del 2015 e la discussa conclusione a Valencia, il motomondiale è ripartito e ha visto un anno ricco di sorprese e di grande equilibrio. Il mattatore si è rivelato essere di nuovo lo spagnolo Marquez, che ha conquistato il suo terzo titolo mondiale in carriera dopo le due edizioni 2013 e 2014. Il giovane pilota del team Honda HRC, ha giocato d’astuzia, evitando i banali rischi che lo avevano tagliato fuori dal titolo l’anno precedente e dimostrandosi più stratega dei suoi avversari; le vittorie in totale sono 5, ma Marquez nel corso della stagione ha collezionato ben 12 podi su 18 gare e concludendo con quasi 50 punti di distacco dal secondo in classifica, Valentino Rossi. Il Dottore non è riuscito a riscattare un finale di stagione 2015 amaro e pieno di polemiche che ha portato alla rottura definitiva con Marquez e il compagno di squadra Jorge Lorenzo; in ogni caso non un’annata da buttare con due vittorie, peraltro in casa dei rivali, e 10 podi ottenuti, si ripartirà dal 2017. Per il campione in carica Lorenzo il 2016 è un anno da dimenticare. Il maiorchino si è aggiudicato 4 vittorie ma ciò non è bastato a riconfermarsi campione, il suo rapporto con la Yamaha si era deteriorato anche a causa del finale 2015 e le difficoltà giunte dall’utilizzo delle nuove gomme Michelin, ha provocato un forte ritardo per il team nei confronti dei rivali della Honda. Nel 2017, Lorenzo correrà per la Ducati, che quest’anno è riuscita ad aggiudicarsi due vittorie (Austria e Malesia), malgrado tanta discontinuità. Il prossimo mondiale sarà altrettanto equilibrato? Riuscirà Marquez a riconfermarsi campione? Chi gli contenderà il titolo? Lo scopriremo solo vivendo.

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Nel 2016 l’evento calcistico più importante è stato sicuramente il campionato europeo di calcio, che si è svolto in Francia (per la terza volta dopo il 1960 e il 1984) in 10 città e altrettanti stadi dal 10 giugno al 10 luglio. Per la prima volta nella storia degli Europei le squadre al via erano 24 invece delle solite 16, una formula voluta fortemente da Platini (squalificato per 4 anni per corruzione e succeduto alla presidenza della Uefa dallo sloveno Čeferin) per “democraticizzare” la manifestazione e dare maggiori possibilità alle “piccole” di qualificarsi. Anche se le malelingue prima dell’avvio predicevano un calo di qualità dovuto proprio a questo ampliamento, possiamo dire che nel complesso lo spettacolo non ne ha risentito, anzi, abbiamo avuto la possibilità di ammirare delle vere e proprie sorprese come l’Islanda e il Galles o di scoprire giocatori fino ad allora quasi sconosciuti elevatisi nel contempo a quasi veri e propri miti per la loro eccentricità (uno su tutti il portiere ungherese Gabor Kiraly, ma anche gli semisconosciuti calciatori islandesi oppure il centravanti nordirlandese William Donald Grigg, che anche se non è mai sceso in campo è divenuto celeberrimo grazie al tormentone “Will Grigg’s on fire”).

Alla fine l’ha spuntata il Portogallo di Cristiano Ronaldo, capace di conquistare finalmente un titolo anche con la selezione nazionale, di uno strepitoso Rui Patricio in finale, capace di parare l’impossibile, di João Mario, poi passato all’Inter, e dell’eroe lusitano Éder, autore del gol decisivo che consegna la coppa ai ragazzi di Fernando Santos. La finale era iniziata nel peggiore dei modi per CR7, costretto ad uscire per una botta al ginocchio sinistro e sostituito da Quaresma al 25’. Indimenticabile poi il prosieguo del match, con Ronaldo che si sostituisce al Ct Santos e sbraita tentando in ogni modo di infondere ulteriori energie ai compagni. Alcuni momenti resteranno impressi nella mente degli appassionati, come la spettacolare rovesciata da fuori area di Xherdan Shaqiri agli ottavi contro la Polonia, l’impresa degli azzurri contro la Spagna, gli imperdonabili errori dal dischetto di Zaza e Pellè ai quarti contro la Germania, l’imbarazzante gesto in mondovisione di Joachim Löw in panchina contro l’Ucraina, le brutte scorribande degli ultras russi, inglesi, tedeschi e croati, al contrario i fantastici tifosi islandesi, nordirlandesi e irlandesi, sempre di buon umore e capaci di spronare ininterrottamente per 90 minuti i propri beniamini, il bellissimo gesto del piccolo tifoso portoghese che ha consolato un tifoso francese in lacrime dopo la finale.

Grandi delusioni sono state la Spagna di Del Bosque, uscita agli ottavi proprio contro la banda Conte, la Russia di Leonid Sluckij, uscita già ai gironi con un solo punto e uno dei favoriti della vigilia, il Belgio di Marc Wilmots, battuto per 3-1 dal Galles ai quarti. La prossima edizione, quella del 2020, introdurrà un’altra importante novità; sarà la prima edizione itinerante, con partite in 13 città di 13 diverse nazioni.

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Il 2016 è stato indiscutibilmente l’anno di Andy Murray, giunto finalmente in vetta al ranking mondiale dopo anni di inseguimento ai mostri sacri Federer, Nadal e Djokovic. La cavalcata che ha portato lo scozzese al #1 è stata una sfida titanica a colui il quale più di tutti a dominato le ultime stagioni tennistiche: Novak Djokovic. Il serbo anche quest’anno partiva con i favori dei pronostici dopo un 2015 di totale dominio. Anche questo 2016 sembrava indirizzato verso lo stesso finale, infatti al primo Slam della stagione, gli Australian Open, ancora una volta Djokovic ha battuto Murray in una finale senza troppi colpi di scena. Per lo scozzese si trattava della settima sconfitta in nove finali di Slam disputate e l’ennesima nei confronti del cyborg serbo. A maggio è cominciata la stagione sul rosso conclusasi con l’ennesima vittoria di Djokovic sulla magica terra del Roland Garros ed è proprio in questo momento che sembrava chiaro l’ennesimo dominio di Nole, ma è proprio da qui che la scalata di Murray prende il via. I punti ATP che lo separavano da Djokovic erano tanti, ma inspiegabilmente dopo la vittoria di Parigi per il serbo sono iniziati i guai e Murray ha iniziato un percorso magico di vittorie. Tutto è (ri)cominciato dalle olimpiadi dove lo scozzese è entrato definitivamente nella storia: secondo oro nella rassegna olimpica (mai nessuno come lui) contro un ritrovato Del Potro, sorpresa del torneo, che al primo turno aveva sconfitto un Djokovic uscito dal campo in lacrime. Sono dalle lacrime del serbo e dal secondo oro di Murray che la stagione prende una svolta inaspettata. Nole non riesce più a mantenere gli standard a cui ci aveva abituato, mentre Murray inanella una serie pazzesca di vittorie conclusasi sul prato verde di Wimbledon dove lo scozzese conquista il suo secondo titolo nella capitale del tennis. Da questo momento sono solo vittorie: Pechino, Shangai, nel 500 di Vienna e a Parigi-Bercy per poi dominare le FInals. Si conclude così un anno meraviglioso di tennis che vede Andy Murray protagonista assoluto e uomo da battere per il prossimo 2017.

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In attesa del 2017 e della rivoluzione delle vetture, il 2016 ha visto mantenersi solido il primato Mercedes con una sorpresa però, quest’anno è stato Nico Rosberg a laurearsi campione del mondo. La lotta con il rivale e compagno di squadra Lewis Hamilton è durata lungo tutto l’arco del mondiale, un botta e risposta senza esclusioni di colpi, il britannico non si è mai arreso e ha ceduto solo alle ultime curve ad Abu Dhabi. Rosberg è riuscito in una grande impresa, lui che era stato sempre definito l’eterno secondo, costretto a vivere all’ombra del rivale e a parità di macchina mai in grado di imporsi, eppure quest’anno Nico ha saputo riscattarsi e ha ottenuto il trionfo più grande; è forse a causa di tutta questa pressione che il tedesco ha annunciato a gran sorpresa il ritiro dalle corse. Probabilmente a sostituirlo sarà il finlandese Bottas della Williams, che ha convinto Felipe Massa a rinnovare per un altro anno nonostante il ritiro. E mentre Marchionne si dichiara fiducioso nel progetto Ferrari, malgrado le insoddisfazioni e le delusioni del 2016, il nuovo mondiale si avvicina e la speranza è quella di rivedere grandi duelli, grande competizione e una Formula 1 che ritorni ad essere spettacolo.

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Un anno emozionante e ricco di sorprese per tutti gli appassionati di questo sport in crescita, la UFC si conferma un grande palco per le arti marziali miste. Oltre al duello tra Nate Diaz e Conor McGregor chiusosi con una vittoria per parte, The Notorious è diventato il nuovo campione dei Pesi leggeri sconfiggendo Eddie Alvarez, mentre l’inglese Bisping ha conquistato la cintura dei pesi medi, battendo Luke Rockhold e confermandosi tale contro Dan Henderson. Dopo la squalifica di Jon Jones e l’annullamento dell’incontro per i massimi leggeri, il 2017 è carico di aspettative per le divisioni più pesanti, mentre assisteremo all’incontro tra Aldo (nuovo campione dei piuma) e lo sfidante Holloway. E se Woodley si è confermato campione dei welter, Cory Garbrandt è riuscito nella notte (30 dicembre) a strappare la cintura dei gallo all’imbattuto Dominick Cruz. E i nostri italiani? Alessio di Chirico e Marvin Vettori sono entrati nel roster UFC ed hanno entrambi chiuso

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Conclusa l’avventura olimpica, inizia quella paralimpica: l’Italia ottiene 39 medaglie, divise tra 10 ori, 14 argenti e 15 bronzi.

È il miglior successo nostrano in questo secolo e che ha nei nomi di Alex Zanardi e Beatrice “Bebe” Vio i volti più noti di quest’impresa: per il primo, con i suoi 50 anni e le gambe perse nel tragico incidente in Germania durante il campionato di F1 15 anni fa, è sempre l’handbyke a riservare trionfi con l’argento nella prova in linea e l’oro nella Cronometro; la 19enne veneta, priva di braccia e gamba a causa di una meningite che la colpì da piccola, ha portato invece a casa l’oro nel fioretto categoria B e il bronzo nella prova a squadre, diventando subito un’icona per la sua allegria disarmante.

Nel nuoto le gioie non sono mancate: Cecilia Camellini ha vinto un argento nei 400m s.l. (seppur calando dal bottino di due ori e due bronzi di Londra 2012) e Federico Morlacchi, 22enne lombardo definito il “Michael Phelps azzurro”, ha fatto incetta con un oro nei 200m s.l. e tre argenti (400m s.l., 100m s.r e 100m s.f.), migliorando così i tre bronzi di quanttro anni fa.

Molti altri atleti hanno raggiunto il podio, tra questi: gli ori di Assunta Legnante nel Getto del peso e di Martina Caironi nei 100m; gli argenti di Michele Ferrarin nel Triathlon e di Oney Tapia nel Lancio del disco; infine i bronzi di Giada Rossi nel Tennistavolo e di Alvise De Vidi nei 400m piani.

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