Sconfinare tra le righe – Celan: dire l’indicibile

Paul Celan. In Italia sono in pochi a conoscere quest’uomo nato in Romania, di famiglia ebrea e di madrelingua tedesca. E sono in pochi ad aver apprezzato i suoi versi impregnati di vita personale che, inevitabilmente, risentono di e si inseriscono all’interno di fatti storici più ampi relativi all’est europeo del secondo conflitto mondiale.

La poesia celaniana è un Flaschenpost (un messaggio in bottiglia), una testimonianza dell’indicibile, un tentativo di dimostrare che dopo Auschwitz è ancora possibile scrivere dei versi. E, a questo pro, Celan scrive in quella che è la sua Muttersprache (lingua madre) e Sprache der Mörder seiner Mutter (lingua degli assassini di sua madre).

Qui di seguito è riportata e approfondita con qualche commento “Todesfuge”, la poesia meno criptica e – forse per questo – più celebre dell’autore, tratta dalla raccolta “Mohn und Gedächtnis” (Papavero e Memoria) del 1952. Il titolo stesso, “Fuga della morte”, rievoca una delle imposizioni umilianti che i tedeschi infliggevano agli ebrei nei campi di concentramento: suonare e cantare.

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera

lo beviamo al meriggio e al mattino lo beviamo la notte

beviamo e beviamo

Forse non esiste immagine più cruenta del “nero latte”. Che cos’è il latte se non il nutrimento che la madre dà al suo figliolo amato? Che cos’è il bianco se non il colore della vita e della purezza intrinseca nel gesto dell’allattamento? Ebbene, il latte bevuto dagli abitanti dei campi di concentramento è nero. Nero perché priva di ogni aspirazione alla vita e di ogni speranza nel futuro. Nero perché è veleno, è innaturale, è disumano. E in ogni singolo momento della giornata l’abitante del campo è costretto a berlo. All’alba, la sera, al meriggio, al mattino, la notte. La vita lì è monotona e la monotonia lì è atroce: è latte nero che si è forzati a bere.

Scaviamo una fossa nell’aria là non si sta stretti

Una volta nel campo, una volta che si è visto quello che lì succede, una volta che lo si è provato e vissuto, non c’è via di scampo da quella realtà che il latte nero preannuncia al lettore come grigia, piatta. O meglio, una via di scampo c’è. La fossa. E l’immagine di una fossa nell’aria, nel cielo azzurro attraversato da qualche nube soffice, appare così serena, quasi calda: dà un senso di sollievo. Lì nella fossa nell’aria, nella fossa d’aria, “non si sta stretti”.

In casa c’è un uomo che gioca coi serpi che scrive

che scrive ogni volta che annotta in Germania i tuoi biondi capelli Margarete

lo scrive e va fuori e le stelle lampeggiano fischia ai suoi cani

fischia ai suoi ebrei fa scavare una fossa per terra

ci comanda suonate una danza

C’è un uomo misterioso, un uomo il cui volto si compone nei versi successivi: “ha l’occhio celeste”. È un uomo normale: scrive una lettera alla sua donna amata, alla bionda Margarete, e, mentre lo fa, fuori dalla casa le stelle brillano. Un uomo che forse scrive parole d’amore nel pieno della notte mentre le stelle risplendono. Un’immagine così rassicurante. Così bella. E com’è possibile che un uomo quasi sensibile possa giocare coi serpi? Com’è possibile ch’egli sia così crudele? Fischia ai cani! Come nulla fosse, dopo aver scritto una lettera d’amore, fischia ai cani e come cani tratta degli esseri umani. Ordina loro di scavare. Questa volta la fossa è per terra. Non c’è alcun sollievo ma solo paura. E nel bel mezzo del latrato ci si immagina un uomo che urla: “Suonate una danza”.

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte

ti beviamo al mattino e al meriggio ti beviamo la sera

beviamo e beviamo

in casa c’è un uomo che gioca coi serpi che scrive

che scrive ogni volta che annotta in Germania i tuoi biondi capelli Margarete

I tuoi capelli cinerei Sulamith scaviamo una fossa nell’aria là non si sta stretti

Nei versi della prima strofa, che si ripetono, appare una nuova immagine evocativa. Ai capelli biondi della bella Margarete si contrappongono capelli cinerei. Al colore vitale della chioma della donna tedesca si contrappone il colore spento della donna ebrea, che nella mente del lettore appare smagrita, con gli occhi incavati e la pelle livida. Sulamith è priva di vitalità, Sulamith è cenere che dal forno crematorio è rigettata nel vento. “I tuoi capelli cinerei” è sufficiente per rievocare l’orrore. È sufficiente per contrapporlo alla quotidianità intatta – nel senso di “non toccata” dalle vicende cupe dell’est europeo non troppo lontano dal Reich – in cui è immersa la tedesca Margarete.

Lui grida scavate più a fondo la terra e voialtri cantate e suonate

impugna l’arma dal fianco l’estrae ha l’occhio celeste

spingete più a fondo le vanghe voi e voialtri continuate a suonare

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte

ti beviamo al meriggio e al mattino ti beviamo la sera

beviamo e beviamo

in casa c’è un uomo i tuoi biondi capelli Margarete

i tuoi capelli cinerei Sulamith e gioca coi serpi

L’uomo dagli occhi celesti che scrive lettere e “gioca coi serpi” diviene undirettore d’orchestra. Da un lato, ordina di scavare; dall’altro, di cantare e suonare. Pare di vederlo con le braccia che compiono movimenti sinuosi e dirigono una tortura, resa ancor peggiore perché accompagnata da un fatto della vita così bello: la musica.

E grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco

e grida suonate più cupi i violini e andrete in fumo nell’aria

e avrete una fossa di nubi là non si sta stretti

Il gioco in cui si cimenta l’uomo, il gioco coi serpi, è perverso, crudele. “Suonate più dolci la morte”, “Suonate più cupi i violini”. Quel “più dolci” è un’accortezza indigesta. Quel “più cupi” è una forma di giustizia nei confronti del violino, strumento gioioso, di vita, che non dovrebbe accompagnare alla morte e la cui musica è di per sé luminosa. Sembra quasi che l’uomo dagli occhi celesti derida gli abitanti del campo. Egli li invita a morire. “La morte è un maestro tedesco”. L’uomo che “gioca coi serpi”, l’uomo che scrive alla bionda Margarete, l’uomo che “fischia ai suoi cani”, lui è tedesco. Il carnefice, di cui i pochi accenni precedenti delineavano un profilo incerto, si rivela. “La morte è un maestro tedesco”: una frase incisiva che terrorizza e di fronte alla quale la bocca ammutolisce.

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte

ti beviamo al meriggio la morte è un maestro tedesco

ti beviamo la sera e al mattino beviamo beviamo

la morte è un maestro tedesco ha l’occhio celeste

la sua mira è precisa il piombo ti investe

in casa c’è un uomo i tuoi biondi capelli Margarete

aizza i suoi cani su noi ci regala una fossa nell’aria

gioca coi serpi e sogna la morte è un maestro tedesco

L’uomo tedesco non ha pietà: “ha l’occhio celeste // la sua mira è precisa il piombo ti investe”. L’abitante del campo non ha via di scampo: alla fine un proiettile lo colpirà, sempre che non sia qualcos’altro a togliergli la vita prima. Eppure, la morte non sembra così male. La morte sembra un regalo: conduce alla fossa nell’aria, a quel luogo che incarna un senso di consolazione. Sembra quasi che l’abitante del campo provi riconoscenza verso l’uomo tedesco, che “gioca coi serpi e sogna”. Che ossimoro tremendo è questo! La fonte di cotante atrocità, l’uomo dagli occhi celesti, sogna, è in grado di compiere un gesto che rievoca, di per sé, un’umanità primordiale e innocente.

i tuoi biondi capelli Margarete

i tuoi capelli cinerei Sulamith

All’improvviso, il tormento dei versi si interrompe. Non ci sono più parole per descrivere. Non ci sono più parole per far niente. Solo il silenzio è degno.

Questi versi, anche attraverso le continue ripetizioni, assumono tendenze centripete che spingono il lettore nell’esperienza dell’autore: divengono un vortice. Inoltre, come suggerisce Andrea Cauduro, nel suo saggio “Comporre dopo (e durante) la Shoah”, l’espressività dei versi sta ne “l’estrema raffinatezza tecnica con cui [l’autore] riesce a richiamare attraverso l’uso della parola l’idea della Fuga (intesa come tipologia di componimento musicale)”. Pertanto, per poter apprezzare tutto questo e per poterlo fare fino in fondo, si consiglia vivamente di ascoltare lo stesso Celan leggere “Todesfuge”:

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=gVwLqEHDCQE]

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