Sconfinare tra le righe – #IJF16: Scrivere di letteratura in 140 caratteri

Aria di primavera, e di novità. Questa settimana Sconfinare tra le righe non propone la recensione di un libro o il confronto tra autori, ma l’intento è quello di dare spazio ad una tematica decisamente attuale affrontata in una panel discussion che ha preso vita il 7 Aprile al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. In quell’occasione, a Palazzo Sorbello si sono incontrate cinque speakers che hanno deciso di discutere insieme sul significato e sull’importanza della letteratura al tempo dei social network, ed in particolar modo dopo il grande successo di twitter.

Da sinistra, Mari Anna Patti, Vera Gheno, Giulia Ciarapica, Nadia Terranova e Loredana Lipperini.

Giulia Ciarapica, book blogger per Ghigliottina.it e ideatrice dell’account twitter La Mela Marcia, per l’occasione in veste di moderatrice, pone alcuni quesiti alle altre panelists: “E’ davvero possibile promuovere i libri, e la letteratura in generale, nei 140 caratteri di un’‘cinguettio’? Che cosa significa parlare di letteratura su twitter? Quanto ciò è utile per le case editrici, e come queste ultime si relazionano con i bloggers?”

Prima di passare la parola, Ciarapica riporta innanzitutto la sua esperienza personale, esprimendo la difficoltà incontrata nell’usare Twitter per pubblicizzare libri in un modo diverso dalla comune pubblicazione di un tweet con il link della recensione della casa editrice e qualche hashtag. Un metodo alternativo da lei stessa ideato è quello di accompagnare la descrizione con una foto della copertina del libro o di qualche pagina particolarmente significativa. In questo modo fresco e diretto, portare avanti la sua “missione sul web” di sensibilizzare i giovani alla lettura è diventato più semplice.

La prima ad intervenire è Loredana Lipperini, giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica a Radio 3, che dice di pubblicare soprattutto tweet contenenti link ad interventi nel suo blog e a stati su Facebook, per rilanciare notizie e sottolineare fatti importanti. La scrittrice mette in luce la necessità di arguzia e leggiadra ferocia per utilizzare Twitter al meglio, e prendere parte alla “competizione”. Tale social ha dato vita alla cosiddetta “twitteratura”, ovvero alla commistione tra sperimentazione linguistica “alla Queneau” e promozione di libri, la quale sta facendo passare critici letterari e mediatori culturali tradizionali sempre più in secondo piano, lasciando ampio spazio a book blogger e booktuber.

Questa nuova versione di giornalismo culturale ha, però, il problema dell’indipendenza dalle case editrici. Capita, infatti, che queste ultime non inviino più libri gratis ai blogger che non ne esaltano le pubblicazioni.

In ogni caso, dai primi Anni Duemila i discorsi letterari sono stati traghettati dalle riviste culturali ai blog, nei quali avevano luogo vivaci discussioni tra gli scrittori contemporanei. Attualmente esse avvengono per lo più su community come Modus Legendi, poiché col passare del tempo i terreni d’incontro hanno subito delle modifiche.

Infine, Lipperini sottolinea che la recente frenesia degli editori trova una spiegazione plausibile nel fatto che in Italia è presente un’enorme sproporzione tra il 41% degli adulti che legge un libro l’anno e le 60’000 novità proposte. Purtroppo i social non fanno aumentare le vendite di libri, e i market movers ad oggi riconosciuti sono soltanto due: Il Premio Strega e Che tempo che fa di Fabio Fazio.

Subito la parola passa a Nadia Terranova, giornalista e scrittrice che ha pubblicato i suoi libri nell’arco degli ultimi quattro anni, e che, a causa della sua timidezza, trova molto difficile pubblicizzarsi su Internet ed entrare nella celerità di Twitter e Facebook. Questi ultimi vengono da lei paragonati alle “casse di risonanza” delle proposte fatte dal mondo dell’editoria, la quale segue un libro per una o al massimo due settimane e lo fa poi scivolare in catalogo. La scrittrice cita due esempi di letteratura a misura di social. Il primo è senzaimmagini.com, il blog di una ragazza che, dopo aver perso il padre fotografo, ha deciso di rendergli omaggio iniziando a raccontare foto e immagini con il solo uso delle parole, senza pubblicarle.

Il secondo, invece, è trameferite, l’account twitter di un ragazzo che scrive poesie in 140 caratteri, sperando di invertire la tendenza della casa editrice Einaudi di pubblicare soltanto uno o due libri di poesia l’anno.

La terza ad intervenire è Mari Anna Patti, lettrice appassionata che non fa parte direttamente del mondo dell’editoria e del giornalismo, ma è sempre stata attiva nella lotta antimafia e ha voluto creare un luogo in cui ognuno si sentisse a casa propria, senza pregiudizi e senza filtri. Da quest’intento sono nate due realtà frizzanti, un blog, Casa Dei Lettori, e un account twitter, CasaLettori. In entrambi, l’ideatrice non si occupa della promozione dei libri delle grandi case editrici, ma preferisce dare spazio a quelle piccole e poco conosciute. Inoltre, pubblica interviste ad autori ed autrici emergenti, e sostiene a spada tratta la poesia che, a suo dire, fa bene all’anima.

In seguito, è la volta dell’intervento metaletterario di Vera Gheno, Twitter Manager dell’account dell’Accademia della Crusca, la quale lavora in una situazione stimolante ma al tempo stesso pericolosa, poiché è chiamata a twittare a nome dell’autorità cardine della correttezza linguistica. Alcuni utenti non si sono ancora abituati al fatto che la Crusca sia presente su social come Twitter e Facebook, ma tale istituzione sente l’esigenza di stare al passo coi tempi, mantenendo quell’autorevolezza che gli appartiene da più di quattrocento anni. Gheno sottolinea la presenza di followers decisamente attenti agli usi linguistici, costantemente alla ricerca di possibili errori, i quali sono convinti che essere madrelingua corrisponda a conoscere e comprendere tutti i meccanismi di una lingua. Costoro restano di stucco quando la Crusca afferma che entrambi i modi di scrivere un termine sono corretti (ad esempio, familiare e famigliare, obiettivo e obbiettivo, e molti altri). Questa è una prova del fatto che una norma linguistica è più spesso grigia, che bianca o nera. Ovviamente, però, il “qual è con l’apostrofo” di Roberto Saviano venne considerato errore.

Avviandosi verso la conclusione, Ciarapica pone un ultimo quesito alle altre quattro voci eminenti: “Qual è il vostro rapporto con i followers che muovono delle critiche, i cosiddetti troll?”

Lipperini parla di una spinta conservatrice e di un’attenzione sempre più spasmodica al linguaggio da parte dell’audience, alle quali si aggiunge lo sviluppo di un sentimento anti-casta: essere un’intellettuale sta diventando sempre più una cosa negativa. Terranova e Patti dicono di non avere dei veri e propri troll, ma generalmente un bel rapporto di amicizia con followers. Gheno, infine, descrive Twitter come una piazza più educata ed elitaria rispetto a Facebook, nella quale sono presenti pochi “leoni da tastiera” che odiano la Crusca a priori. In ogni caso, questi vengono ignorati e mai presi in considerazione.

Come emerso dagli illuminanti interventi delle cinque speakers, i social sono diventati un’occasione importante ed insostituibile per parlare di letteratura nel Ventunesimo Secolo.

Per citare J.K. Rowling: “Immaginazione non è solo la capacità unicamente umana di prefigurare ciò che non c’è, e perciò la fonte di tutte le invenzioni e le innovazioni. Nella sua capacità discutibilmente più trasformatrice e rivelatoria, è il potere che ci rende capaci di empatia con gli altri esseri umani le cui esperienze non abbiamo mai condiviso.” 

About Arianna Orlando 22 Articles
Studentessa del 3º anno al SID. 22 anni, mille dubbi, poche certezze, troppe aspirazioni e una vita da inventare. Come cantavano i Pink Floyd nel 1987, mi sento "a soul in tension that is learning to fly". Da sempre appassionata di letteratura e musica, penso che scrivere sia il modo migliore per sentirsi più leggeri.

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