#ijf17 – I libri presentati al Festival

Il Festival Internazionale del Giornalismo non è stata “solo” un’occasione per prendere parte ad innumerevoli conferenze ed intervistarne i relatori (deliziandosi tra un incontro e l’altro con troppi Baci Perugina). L’ IJF17 è stato anche un’ottima vetrina che ha permesso a molti autori illustri di presentare i loro ultimi libri e a decine di lettori entusiasti di conoscere le ultime novità fresche di stampa. In quest’edizione di Sconfinare tra le righe troverete una selezione di libri imperdibili che non potranno assolutamente mancare sulle mensole dei vostri scaffali.

# Avarizia (2015) e Lussuria (2017) – Emiliano Fittipaldi

Emiliano Fittipaldi

Emiliano Fittipaldi, giornalista de L’Espresso, durante il suo intervento ha parlato a lungo delle difficoltà che i giornalisti d’inchiesta incontrano in Italia, soprattutto nei loro rapporti con le fonti, poiché molti pensano che essi si muovano solo su richiesta di qualcuno. Ha sottolineato, però, che la sua immensa curiosità l’ha sempre spinto a non fermarsi, a percorrere sentieri inesplorati, fino a diventare il seme dal quale hanno preso vita i suoi ultimi due libri, “Avarizia” e “Lussuria”.

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“Avarizia” è nato proprio così, dal desiderio di andare a fondo dopo essersi trovato davanti ad una situazione a dir poco controversa. Tutto ebbe inizio quando Fittipaldi si imbatté nella stessa notizia riportata da più testate: durante la beatificazione dei due Papi avvenuta nel 2014, in una terrazza poco distante da Piazza San Pietro aveva avuto luogo un evento esclusivo decisamente in contrasto con la celebrazione religiosa. Dopo aver chiesto direttamente ad uno degli invitati chi aveva organizzato e pagato tale scempio, il giornalista aveva scoperto che idea e realizzazione andavano attribuite a due uomini del Papa, il quale era rimasto a dir poco sconvolto dall’accaduto. Successivamente, grazie alle sue indagini approfondite, Fittipaldi era venuto a conoscenza del fatto che l’attuale Segretario di Stato del Vaticano si era fatto ristrutturare casa con del denaro appartenente alla Fondazione Bambino Gesù. Non avendo prove scritte di ciò, aveva ottenuto le conferme di ciò che sospettava durante una telefonata con il braccio destro del capo della Fondazione.

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Dopo episodi simili ai due appena citati, Fittipaldi ha deciso di iniziare a raccogliere bilanci e documenti inediti interni al Vaticano per tracciare le prime mappe di un impero finanziario sconosciuto ai più, poiché anche se spesso è stata denunciata la tendenza vaticana all’avarizia, si è quasi sempre trattato di supposizioni smentite e voci di corridoio. Le denunce contenute nel saggio sono molteplici: dai lussi che si concedono i cardinali alle frodi milionarie, dal gigantesco affare degli ospedali alla reale consistenza del tesoro del Papa. Fittipaldi ha regalato ai lettori un vero fiume di rivelazioni, un’indagine che fotografa la forza e la resistenza di un vizio capitale cresciuto come un parassita nella fibra stessa della Chiesa. 

Dopo esser stato processato in Vaticano a causa di “Avarizia”, nel 2017 Fittipaldi è tornato con “Lussuria”, libro nato da una nuova inchiesta, la quale va oltre gli scandali economici, per soffermarsi su quelli legati a chi tradisce il sesto comandamento. Nessuno, fino ad ora, aveva messo in fila documenti, casi concreti e dichiarazioni per comporre un ritratto così sconvolgente della Chiesa di oggi.

[Per un approfondimento sul giornalismo d’inchiesta, vedi qui.]

# Bulletsproof Diaries, storie di una reporter di guerra (2017) – Barbara Schiavulli

“Volevo raccontare la Storia, volevo che la mia penna si battesse contro l’ingiustizia, speravo di poter contribuire a cambiare il mondo. Facendo questo mestiere ho capito che niente di tutto questo è possibile, ma ho incontrato persone straordinarie, ho visto il coraggio e la voglia di vivere, ho condiviso il dolore e la paura, e se avrò scalfito con le mie parole l’indifferenza anche solo di una persona che mi ha letto, ne sarà valsa la pena”.imageBarbara Schiavulli è una giornalista freelance che ha trascorso gli ultimi vent’anni della sua vita in zone di guerra, seguendo da vicino i conflitti più sanguinosi e controversi della storia recente. Al Festival ha parlato della sua esperienza in Medio Oriente, nei territori divisi dal conflitto israelo-palestinese e in Iraq, dove dal 2005 al 2008 è stata l’unica giornalista italiana a Baghdad; in Africa, nell’Egitto di Mubarak e nella Libia interamente scossa dopo la rivoluzione del 2011; nelle Americhe, nell’Haiti devastata dal terremoto del 2010.

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Mentre la giornalista si soffermava su ciò che aveva visto e vissuto in questi luoghi dilaniati dalle guerre, la sua voce era carica di emozione, ma gli occhi le si erano davvero illuminati raccontando dell’Afghanistan, poiché dal 2001 ad oggi si è recata sul posto più di trenta volte per seguire da vicino il conflitto. Lì ha assistito alla guerra da embedded, girando ogni giorno con i soldati senza affidarsi soltanto ai comunicati ufficiali.

Da tutti i suoi racconti traspare un’enorme dose di coraggio, che le ha permesso di affrontare da sola le trasferte più insidiose, girare per le strade deserte di città sotto assedio e indossare il burqa fingendosi una donna sordomuta per non essere catturata. E’ senza dubbio un’inviata di guerra che ha corso ogni genere di rischio per amore della verità.

A Perugia ha presentato “Bulletsproof Diaries, storie di una reporter di guerra”, il suo ultimo libro, ovvero una graphic novel – la trasformazione di un reportage di guerra in un fumetto grazie alle illustrazioni di Emilio Lecce. A 15 anni dalla caduta delle Torri Gemelle, la giornalista freelance in veste di scrittrice ha deciso di raccontare il suo Afghanistan, trasferendo nero su bianco le storie di politici e soldati, ma soprattutto dei civili che hanno vissuto sulla loro pelle il dramma della guerra e delle continue violazioni dei diritti umani.

# Il falso nemico: perché non sconfiggiamo il califfato nero (2016) – Corrado Formigli

“Lo Stato Islamico è un falso nemico, un nemico che si finge di combattere ma che in realtà è funzionale a precisi disegni strategici e geopolitici. Dopo ogni attentato l’indignazione dei Paesi occidentali è a dir poco ipocrita poiché nessuno si sta muovendo nel modo giusto.” taglioAlta_00232Corrado Formigli, giornalista e conduttore di Piazzapulita, durante il suo intervento al Festival ha sottolineato più volte l’ipocrisia delle reazioni dell’Occidente difronte all’avanzata del califfato nero: da un lato, continua a considerare Bashar al-Assad il “male minore” rispetto al terrorismo islamico, lasciandolo al suo posto nonostante il regime dittatoriale che guida sia alla base del conflitto in Siria, e dall’altro mantiene un elevato livello di complicità con l’Arabia Saudita, da lui definita “l’autostrada del jihad”, e con la Turchia, la quale è rimasta immobile di fronte al massacro di migliaia di curdi.

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Formigli non tollera il fatto che si sappia da molto tempo ciò che sta accadendo in Medio Oriente, ma soltanto dopo gli attentati al cuore dell’Europa i Paesi occidentali hanno iniziato a muoversi. Inoltre, contro ogni previsione, l’arretramento territoriale dello Stato Islamico sta creando una nuova serie di problemi, poiché sta ripercorrendo le orme di Al-Qaeda scegliendo un terrorismo più nascosto e meno mediatico.

Ne Il falso nemico” Formigli racconta dei suoi quattro viaggi tra Iraq e Siria, soffermandosi a riflettere sul perché nessuno stia facendo abbastanza per fermare l’“onda nera” e sul come sia stato possibile che poche migliaia di jihadisti abbiano creato dal nulla uno Stato grande come il Regno Unito e siano in grado di organizzare stragi in ogni angolo del pianeta. Dal libro emerge che il nemico non è sempre quello che sembra.

C’è una guerra in corso, e non la stiamo vincendo. Il califfo è già qui tra noi, confuso tra la folla. Coi suoi mille volti, pronto a morire per rinascere ancora.”

# 12 anni a Guantànamo (2015) – Mohamedou Slahi

“Dopo 15 anni a Guantànamo ho scoperto che la libertà è molto più bella di quanto potessi immaginare. Non mi sono ancora abituato a parlare senza chiedere il permesso.” 160603_POL_Mohamedou-Ould-Slahi.jpg.CROP.promo-xlarge2Mohamedou Slahi, detenuto a Guantanamo senza accuse dal 2002 al 2016, è stato protagonista via Skype di una delle conferenze del Festival. Poiché sospettato di essere legato ad Al-Qaeda, venne rapito in Mauritania nel 2001, dopo gli attentati alle Torri Gemelle. Nel 2007 l’Fbi, la Cia e l’intelligence americana stabilirono l’assenza di elementi per collegare Slahi ad alcun atto di terrorismo, tanto che nel 2010 un giudice federale aveva ordinato la sua scarcerazione. Nonostante tutto, è rimasto in carcere altri 6 anni ed è stato liberato soltanto ad ottobre 2016, un mese prima dell’elezione di Trump alla Casa Bianca.

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Slahi ha raccontato la sua inimmaginabile esperienza: per troppi anni è stato costretto a sopportare tutto il peggio che un carcere può offrire, compresi mesi di deprivazione sensoriale, tortura, violenze sessuali e minacce di ogni tipo. Durante i primi tre anni di prigionia, il bisogno di esprimere quello che provava aveva iniziato ad essere irrefrenabile. Non avendo altre possibilità, aveva iniziato a scrivere con le dita tracciando le lettere sugli indumenti, finché un sergente gli aveva immobilizzato le mani poiché pensava lo stesse maledicendo.

Nel 2005, dopo aver conosciuto i suoi avvocati, iniziò ad inviare loro delle lettere e a condividere così le sue enormi sofferenze. Raccolte tutte insieme hanno dato vita ad un manoscritto di 466 pagine, desecretate soltanto dopo 7 anni, nel 2012. 12 anni a Guantànamo” è una memoria intima e spaventosa, pervasa da una grazia sorprendente; è una storia scioccante, di immensa importanza storica, un racconto di perseveranza umana portata al limite, ma mai spezzata.

Durante il Festival sono stati presentati anche altri due libri imperdibili: “Lacrime di sale. La mia storia quotidiana di medico di Lampedusa fra dolore e speranza” di Pietro Bartolo (per saperne di più, vedi qui) e “La lista” di Lirio Abbate, giornalista de L’Espresso.

Buona lettura!

About Arianna Orlando 22 Articles
Studentessa del 3º anno al SID. 22 anni, mille dubbi, poche certezze, troppe aspirazioni e una vita da inventare. Come cantavano i Pink Floyd nel 1987, mi sento "a soul in tension that is learning to fly". Da sempre appassionata di letteratura e musica, penso che scrivere sia il modo migliore per sentirsi più leggeri.

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