Sconfinare Vintage: Chi è Jovan Divjak?

Il generale serbo che difese Sarajevo è stato arrestato in Austria giovedì 3 marzo. Il ministero della giustizia di Belgrado ne ha chiesto l’estradizione. Jovan Divjak è accusato dell’uccisione di 42 soldati dell’Armata popolare jugoslava. Manifestazioni di protesta a Sarajevo. Un commentatore di Osservatorio Balcani: “Una mossa politica da parte della Serbia che deve fare concessioni al suo esercito in vista di un futuro arresto di Mladić”.

Pubblichiamo un articolo già uscito nella rubrica Scripta Manent (dicembre 2007), in seguito ad un intervento di Jovan Divjak nelle sale della Provincia di Gorizia per la presentazione del libro Sarajevo Mon Amour.

(Jovan Divjak)

GORIZIA – «Tutti i problemi sono iniziati in Kosovo e tutti finiranno là». Parlava così il 10 ottobre scorso, a due mesi esatti dalla scadenza dei vani negoziati serbo-kosovari, Jovan Divjak. Lui, settantenne, ama definirsi “cittadino di mondo”. Anche se viene da una regione dove la genealogia è drammaticamente legata all’infausto concetto di popolo-nazione (il Narod). Anche se il mondo preferirebbe dimenticarsi di questa regione e dei suoi popoli. Qualcuno ha scritto che «se i Balcani si fossero chiamati Balkanistan avremmo capito un po’ di più». Ma i Balcani non sono di moda. Non se ne parla più, se non sporadicamente. E quando lo si fa prevalgono i lati misteriosi e oscuri.

La copertina di Sarajevo Mon Amour

Jovan Divjak tenta d’accendere un lumino in questa zona d’ombra. Lo fa dalle righe del suo Sarajevo, mon amour. Un libro-intervista che è insieme autobiografia, opera storica e letteraria. La storia di un uomo che scelse l’amore per la sua città. Sarajevo, appunto. Nonostante fosse un generale della Jugoslovenska narodna armija (l’Armata popolare jugoslava), nonostante la carta d’identità indicasse la sua provenienza serba, l’8 aprile 1992, Jovan scelse di schierarsi con “gli altri”, con lo Stato Maggiore di quello che sarebbe diventato, tre mesi dopo, l’esercito della Bosnia Erzegovina. L’episodio non scappò alla redazione del New York Times che nel luglio del 1992 titolò: «Il serbo, combattendo contro i serbi, sta difendendo Sarajevo».

Ma la storia non finisce qui.  Non con quelle mille notti asserragliati nella città serraglio (Sarajevo dal turco saray, significa serraglio). Jovan, incalzato dall’intervistatrice Florence La Bruyére, si spinge oltre. Cerca di offrire una ricostruzione degli avvenimenti che portarono alla deflagrazione del conflitto tra il 1992 e il 1995. Condannando, senza mezzi termini, gli orrori altrui: i criminosi gruppi paramilitari di Arkan e di Seslj, e gli incresciosi fatti di Markele, Gorazde e della più nota Srebenica. Ma condannando, con pari onestà, gli orrori commessi dal suo “ben misero esercito” nel paesotto serbo di Bradina, e dagli altri gruppi bosniaci unitisi nella battaglia, i Beretti Verdi e i membri della Bosna, una delle difese territoriali bosniache.

Nessuno dei protagonisti è escluso. Tuđman, Karadžić, Mladić, Izetbegović  e i caschi blu olandesi: tutti messi al banco degli imputati. Jovan Divjak, però, non vuole urlare i nomi dei colpevoli alla giustizia internazionale. Vuole, piuttosto, far conoscere la sua versione dei fatti, presentarli così come li ha vissuti lui, da generale. Generale di una guerra combattuta sul cortile di casa nostra ma che noi, europei ancora poco integrati, abbiamo preferito guardare dalla fessura delle saracinesche.

Oggi Jovan Divjak è il presidente dell’associazione Obrazovanje Gradi BIH, L’Educazione costruisce la Bosnia Erzegovina, che aiuta gli orfani di guerra a ricostruirsi un presente dai banchi di scuola. La sua storia d’uomo, prima che di generale, merita di essere raccontata. Divulgata per scongiurare che tra qualche anno, per non dire mese, ci ritroveremo a leggere un Pristina, mon amour, piuttosto che un Banja Luka, mon amour. Storie di uomini costretti a scegliere nel frastuono del silenzio europeo.

Davide Lessi

About Davide Lessi 16 Articles
Nasco 25 anni fa nel trevigiano, sinistra Piave. Faccio il calciatore, poi qualche cosa tra me e il prato si rompe: la tibia. Cerco rifugio in Friuli Venezia Giulia, mi laureo al SID a Gorizia e mi specializzo, non tanto, a Trieste. Pur avendo il sussidio disoccupazione a portata, rinvio ostinato la precarietà entrando nella Scuola Walter Tobagi a Milano. Perché il giornalismo è la mia passione: nel 2006, fondo con altri impenitenti il giornale Sconfinare (che dal maggio 2010 IRresponsabilmente dirigo), pubblico col Piccolo roboanti cronache di calcio giovanile e amatoriale, collaboro per 6 mesi al progetto bora.la, il quotidiano on line euroregionale. Amo l’Est e Obama, la mia cagna di quasi 3 anni.

6 Comments on Sconfinare Vintage: Chi è Jovan Divjak?

  1. Davide, davvero un bell’articolo. Come ben sai la mia passione per i Balcani non si esaurisce mai e Jovan Divjak è un personaggio di cui non si può non parlare.
    E’ grazie a personaggi isolati come lui che si smuovono le coscienze e si apre una “finestra” sul buio del nazionalismo.

  2. Ciao, sono corrado della “Tenda per la Pace e i Diritti”; complimenti per l’articolo che ci siamo permessi di “linkare” dalle news del nostro sito http://www.memoriaeimpegno.org; su diversi siti web abbiamo visto che il Presidente della Repubblica Srpska e i giudici della Serbia che hanno promosso il discutibile mandato di cattura internazionale insistono nel definire Jovan un criminale di guerra e nel chiederne l’estradizione, per cui…la mobilitazione continua!

  3. Ciao!

    ci sono delle novità sulla storia di Divjak. L’Austria ha rifiutato la richiesta di estradizione emessa da Belgrado. E dopo 4 mesi l’ex generale è tornato nella sua città, Sarajevo.
    Io e Rodolfo eravamo qui e abbiamo seguito l’avvenimento per Les Courriers des Balkans (http://balkans.courriers.info/article18006.html) e Il Riformista (non c’è la versione online dell’articolo, tocca andare in edicola).

    un saluto sconfinato.

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  1. Jovan Divjak torna a Sarajevo

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