Israele mon amour [Sconfinare Vintage]

Riproponiamo un articolo apparso nel luglio 2010 su Sconfinare cartaceo ma mai apparso su internet.

Grazie Israele per questa lezione di civiltà
(o un lettura filosofica del problema medio orientale)

Siamo tutti dei filosofi nella misura in cui trattiamo svariati temi, senza cognizione di causa. Quindi anch’io, dal mio piccolo, voglio poter esprimermi sulla questione israeliana, magari con un pizzico di critica filosofia.
Grazie Israele per questa lezione di civiltà, grazie Israele per questa lezione di democrazia, grazie per questi 60 anni di guerre in difesa della libertà e del diritto per tutti, uomini e donne, asiatici ed europei, semiti o caucasici, di vivere liberi e in pace, non nella ricchezza, ma nell’umile dignità che fa di ogni persona un essere umano. Grazie Israele.
Sarebbe perduto il Medio Oriente se non ci fossi tu, quale faro di democrazia, di civiltà e di rispetto in quella martoriata regione del Mondo.

Perdonaci, se spesso ti abbiamo accusato di non rispettare i diritti basilari di ogni persona, perdonaci se ti abbiamo accusato di non disporre neppure di un testo di forza costituzionale che difenda i diritti dei tuoi cittadini, o meglio, di coloro che vivono entro i tuoi confini. Perdonaci se abbiamo considerato le tue operazioni militari a Gaza, in Libano e prima ancora in Egitto, come meri attacchi e come politiche di conquista. Perdonaci se ci dimentichiamo dell’Olocausto, delle persecuzioni, dei Pogrom, e cerchiamo di considerarti come una comune nazione di questo nostro mondo, invece di assecondarti, di comprenderti, di trovare in quei crimini la giustificazione ai tuoi odierni crimini. Perdonaci se ci siamo lasciati aizzare contro di te a seguito del tuo intervento contro i natanti colmi di aiuti per la popolazione di Gaza, perdonaci se non abbiamo compreso anche quest’ultima tua operazione di pirateria, alla Corsaro Morgan, nel Mediterraneo orientale.
Cercheremo di farci perdonare, continueremo a far finta di non vedere tutto e bene, cercheremo di rallentare ulteriormente il processo di pace, cercheremo di sovvenzionarti ed aiutarti negli sforzi bellici e militari, cercheremo di dimenticare, di dimenticare tutto, fino alla prossima (perdonatemi) cazzata in cui, malauguratamente, inciamperai.
Quella terra, quella striscia di terra chiamata Palestina, che forse più di tutte racchiude in se l’intera storia del mondo, è tua, lo è di diritto, lo è da sempre. Non ha mai abitato su quel suolo alcun popolo se non quello ebraico, non ci sono mai stati domini romani, bizantini, arabi, crociati oppure ottomani, solo domini ebraici, tranne una piccola parentesi britannica. La causa e la responsabile dell’attuale situazione.

Ho sempre ammirato i governi di Sua Maestà, sono riusciti dove molti hanno fallito, basti paragonare l’Algeria francese e l’India britannica: due raggiungimenti d’indipendenza totalmente diversi.
Com’è possibile ingannare durante una guerra, tutta una nazione araba, con promesse di indipendenza, e poi trasformare le province ottomane in finti domini coloniali chiamati Mandati? Com’è possibile promettere una nazione ad un popolo, quello ebraico, che in quelle terre era solo una minima minoranza? Di certo Balfour non era un inetto, ma non poteva neppure immaginare quanto la Dichiarazione, che prende il suo nome, avrebbe pesato sul futuro della Gran Bretagna e su quello del Mondo Intero.
Com’è possibile incentivare un’immigrazione ebraica in una terra con già al suo interno dei delicati equilibri religiosi? Ed infine agire in maniera totalmente contraria, bloccando, improvvisamente, la suddetta immigrazione, dopo essersi resi conto di aver destabilizzato una regione.
Com’è possibile abbandonare la Palestina in balia di se stessa, obbedendo, o meglio ancora rifugiandosi, dietro ad un’irrealizzabile decisione di spartizione presa inconsciamente dalle Nazioni Unite e votata a maggioranza con l’opposizione di tutte le potenze arabe e della regione?
Certo non si deve fuggire alle proprie responsabilità, ma non bisogna neppure agire per “sensi di colpa” e continuare a giustificare un’esistenza richiamando alla memoria la Shoah e le colpe di noi europei.
Non si può e non si deve giustificare il pugno di ferro di una nazione solo perché sottoposta ad attacchi terroristici, quando questa nazione stessa degli stessi attentati, in passato, si e’ macchiata: le azioni della Banda Stern, l’attentato al King David Hotel, l’assassinio di un rappresentante delle Nazioni Unite, il massacro del villaggio arabo di Deir Yassin. Per non parlare dei profughi costretti, dal 1948, ad abbandonare la loro terra e le loro vite, causa israeliana, colpa e vergogna anche delle nazioni arabe, più attente ai loro interessi che solidali verso i loro “fratelli”.

La Palestina è uno spicchio di mondo affascinante, un mondo in miniatura, chi l’ha vissuto può testimoniarlo. Sia chiaro: non sono per la cancellazione di Israele, ormai questa nazione esiste e anche la sua popolazione ebraica, ma per una soluzione che sia rispettosa, equa e giusta.
La Gran Bretagna ha fatto i suoi errori in passato, ora, solo una Unione Europea forte e realmente unita può avere il coraggio e la decisione di pensare a porre la parola “fine” ad un conflitto che umilia e ha umiliato le potenze che si dicono libere e democratiche.

Grazie Israele, se non ci fossi tu, il Medio Oriente avrebbe certamente più pace, e, non sia mai, le nostre coscienze, pure.


 

About Francesco Plazzotta 10 Articles
Di nobili natali, nasce a Pordenone il 20 aprile 1988. Dal 2007 è studente al SID di Gorizia e dal 2008 partecipa al progetto "Sconfinare".

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