SconfinArte, una storia per immagini

La prima e la seconda edizione di SconfinArte ci hanno regalato emozioni, sorprese e ricordi. Ecco le foto più significative di queste due serate all’insegna della culltura, dell’arte e del diverimento. Quello che segue è il testo letto durante la prima serata e racchiude il senso che abbiamo voluto dare a SconfinArte.

In fin dei conti la vita non è una cosa che si sceglie. O forse sì, forse lo decidi tu, forse lo decide quel piccolo spermatozoo lanciato con caparbia disperazione verso il suo ovulo, forte della sua motivazione.

Uno spermatozoo è un pazzo che nuota a circa 2 mm al minuto, cercando di coprire una distanza che è 2000 volte la sua lunghezza.
E arriva primo. Primo fra 400 milioni. E’ come dire di essere arrivati primi ad una corsa di tre chilometri a cui partecipava l’intera popolazione –e più- degli Stati Uniti. Non si può non essere fortemente motivati per riuscire in un’impresa così. Peccato che quella consapevolezza duri quanto la coda dello spermatozoo, e ancora ragazzino ti ritrovi a domandarti cosa diavolo sia a scorrerti nelle vene e a pensare che questa cosa che gli altri chiamano “Vita” non sia altro che un’improvvisa ed ingiustificata bastonata fra capo e collo.
Fino alla fine non saprai quale sarà il senso del tuo cammino, e certi giorni essere uomo ti può non sembrare altro che un farraginoso pugno di attività caratterizzate da una ingombrante, conclamata stupidità. Svegliati, riempiti, svuotati, addormentati. Svegliati, nutriti, defeca, dormi. A volte è frustrante no, andare avanti, e farlo senza capire. Così può capitare di lasciarsi prendere dallo sconforto e, inariditi e vinti, convincersi di aver compreso, convincersi di aver compreso che il proprio giudizio sulla vita è negativo.

La magia del libro inizia ancora prima di averne saggiato il contenuto, inizia dalle tue mani che lo afferrano per permettere al pollice di far schioccare tutte le pagine affinché il tuo naso possa riempirsi di quell’odore unico che sa tanto di secca saggezza e fedeltà. E poi lo spalanchi, ed è così che comincia a fluire il dialogo, un dialogo preciso, lucido e granitico. Un dialogo che scorre con irruenza ma senza sbavature, senza ripensamenti sul percorso e alleggerito dalle dimenticanze. E tu puoi camminare col tuo interlocutore, prendendoti però la libertà di soffermarti a riflettere appoggiandoti alle sue frasi, come fossero grucce. La lettura è un modo per scoprire che per quanto profondo tu sia, non sei in grado di sorprendere sempre te stesso e che la tua visione, immancabilmente, è affetta dalla banalità del singolo. Leggere vuol dire rovesciare se stessi, capire che non si può non tentare nemmeno di mettere in discussione la superiorità del bene sul male, vuol dire accettare la metamorfosi e ammettere la possibilità di essere o diventare uno scarafaggio. Leggere vuol dire prendere coscienza del fatto che ogni uomo e pazzo, e che ogni giorno si è uno, nessuno e centomila.

Se si vuol vivere – e non sopravvivere – non si può far a meno di musica, cultura e arte. La prima è la forma più primitiva ed efficace di arte che esista al mondo, l’unica che arriva senza bisogno di parole, che senza significati ma solo con onde ed increspature, silenzi e tuoni sa risvegliare l’uomo dal torpore, innescandone la passione vitale e preparando il terreno dell’anima a ricevere altro. Sull’arte poi bisognerebbe aprire un discorso a parte, perché viviamo nell’era dell’inganno, per cui al posto della bellezza nelle gallerie si espone il vomito delle menti più inutili, lasciando la gente attonita a chiedersi se sia scema lei o se lo sia l’artista. E gli architetti anziché darci palazzi da osservare con curiosità, piene di nicchie e di conche su cui l’ombra possa rincorrere la luce, rigurgitano torrioni di cemento che schiacciano lo sguardo in basso. In questa vita c’è tanto bisogno di cultura, perché serve a non appiattirsi, a non affogare. Le arti servono a riempire il guado di ogni uomo, a elevarlo, a farci risuonare tutti, forti della stessa frequenza. Cultura significa confronto ed empatia, significa ritrovarsi e scegliere di costruirsi. Ascoltate, ascoltate tutti e tutto, perché come disse Umberto Eco “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge di anni ne avrà vissuti 5000: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la letteratura ,come anche l’arte, è un’immortalità all’indietro”.

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Testo e foto sono dell’autrice.

About Veronica Andrea Sauchelli 15 Articles
Veronica è un'idealista persa determinata a diventare giornalista. Oltre a quella per la scrittura, ha una grande passione per la fotografia.

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