#ScortaMediatica per Giulio Regeni: l’intervista a Ennio Scridel, Sindaco di Fiumicello, il paese del ricercatore

Il Sindaco di Fiumicello, Ennio Scridel (Copyright Sconfinare)

Sconfinare, il giornale degli studenti del corso di Scienze Internazionali e Diplomatiche di Gorizia, ha deciso di aderire, come altre testate giornalistiche, alla scorta mediatica per Giulio Regeni, organizzata da Amnesty International Italia e subito fatta propria dalla Federazione della Stampa italiana (FNSI), Usigrai e Articolo 21.

“La scorta mediatica”, afferma il sito della FNSI, “intende chiamare a raccolta gli operatori dell’informazione affinché continuino a seguire e rilanciare le iniziative finalizzate a ottenere la verità sul sequestro, sulla tortura e sull’uccisione del giovane ricercatore e a dare costanti notizie sulle violazioni dei diritti umani”. Il 14 di ogni mese sarà pubblicato un articolo per illuminare la vicenda di Giulio Regeni. È stato scelto il giorno 14 perché il 14 agosto il Governo italiano ha deciso per il rinvio dell’ambasciatore al Cairo ed esattamente un mese dopo questi si è insediato nella capitale egiziana.

Il 14 novembre 2017, Sconfinare intervista Ennio Scridel, il Sindaco di Fiumicello, il comune della Bassa Friulana del quale era originario Giulio Regeni. Un commosso primo cittadino ci racconta come questa piccola, ma viva e socialmente ricca comunità di cinquemila abitanti abbia trascorso questi ventidue mesi senza Giulio. Una comunità, Fiumicello, che continua a chiedere la “Verità” con forza, dignità e senza protagonismi.

Signor Sindaco, ventidue mesi sono trascorsi dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo. Come hanno vissuto la comunità di Fiumicello e Lei personalmente quei primissimi giorni? Quando l’attenzione dei grandi media si è allontanata, come ha reagito?

“Nei primi giorni, Fiumicello è piombata in un mondo surreale: una piccola comunità, lontana da qualsiasi tipo di riflettori e che la televisione la vedeva soltanto nel teleschermo, si è vista catapultata in una diretta televisiva, a descrivere una tragedia di cui ancora non aveva coscienza. Man mano che uscivano le notizie e si aggiungevano dei particolari, la comunità si è chiusa nel silenzio: non ha voluto rilasciare dichiarazioni, non ha voluto apparire. Si è stretta nel dolore e nel rispetto della famiglia e ha cercato di vivere con dignità quel momento tremendo.

I media non se sono andati subito, ma dopo circa tre mesi. E l’attenzione era ancora alta. Mentre il tempo andava avanti, abbiamo notato tutti che quell’attenzione stava andando a perire pian piano. Oggi a Fiumicello i giornalisti vengono solo nel momento dell’anniversario: l’ultima volta che sono ricomparsi in massa è stato per i dodici mesi dalla scomparsa di Giulio, il 25 gennaio scorso. In questo momento, li vediamo lontani da questa comunità. Dall’altra parte però, ancora oggi, forse con meno intensità rispetto ai primi giorni dell’accaduto, sono ancora attivi e seguono da vicino le vicende delle indagini”.

Il Piazzale dei Tigli di Fiumicello. Sul municipio e sulla Sala teatrale “Bison” le bandiere “Verità per Giulio Regeni” (Copyright Sconfinare)

Come Lei ha ricordato, i cittadini di Fiumicello (ma non solo) hanno dato un grande esempio di unità, di compostezza e di dignità in questi ultimi due anni. Il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, che guida la campagna “Verità per Giulio Regeni” ha definito Fiumicello “la capitale dei diritti umani”: è così? Come continua l’impegno della comunità nella ricerca di verità?

“Ringrazio Noury per le belle parole. Fiumicello non ha le strutture per diventare capitale di nulla. Fiumicello ha solamente voluto e continua tutt’oggi a voler ricordare un proprio concittadino che ha subito delle violenze e delle malvagità a cui nemmeno l’immaginazione umana può arrivare. La comunità convive con il fatto di essere “capitale dei diritti umani” organizzando di tanto in tanto delle serate, ricordando quali sono questi diritti umani, ma non ha mai voluto assumersi un ruolo grazie ad una tragedia. Non era nostro intento e non lo è tuttora. Non viviamo questo momento di dolore nel rispetto della famiglia, dandole il massimo supporto quando lo chiede. E il gesto più importante, forse, è rappresentato dalla bandiera a mezz’asta e a lutto sulle porte del Comune, perché la verità manca ancora”.

Dal 15 ottobre dello scorso anno, il paese ha tutte le bandiere listate a lutto. Perché questa decisione?

“Questa decisione è stata assunta a seguito di un atto particolare intrapreso dal Comune di Trieste. Nel momento stesso in cui qualcuno ha iniziato a discutere qual è il momento in cui smettere di chiedere verità, il Comune di Fiumicello, nella sua piccola dimensione e nella sua piccola entità, ha deciso di ribattere a chi diceva “Leviamo gli striscioni gialli” mettendo a lutto le bandiere cittadine fintanto che non ci sarà, la verità. È il più importante atto istituzionale che abbiamo la capacità di fare: non siamo in grado di far altro, non siamo in grado di interagire con i servizi segreti, con i magistrati e tanto meno con le ambasciate o con l’Università di Cambridge. Noi siamo in grado di manifestare il nostro dolore e il nostro sostegno attraverso piccoli gesti, che sono simboli. E una bandiera tricolore messa a mezz’asta col lutto nero che la raccoglie direi che è il più grande gesto perché non è solo “Verità per Giulio Regeni”, è una verità di stato: è la capacità di farsi sentire rispetto agli altri Stati europei, è chiedere il sostegno di un’Europa che non deve essere declinato solo attraverso leggi e regolamenti ma anche atti umani, cosa che invece non sta accadendo”.

Sul municipio e su tutti gli edifici pubblici di Fiumicello, le bandiere listate a lutto dal 15 ottobre 2016 (Copyright Sconfinare)

Ecco Sindaco, ha parlato anche di servizi segreti. Molte sono state le male parole che sono state fatte circolare sulla figura di Giulio, sin dalla sua scomparsa, tra cui quella di appartenere ai servizi segreti. Lei che ha conosciuto la famiglia Regeni, come replica a queste accuse?

« Io ho conosciuto i genitori e la sorella di Giulio. Giulio, purtroppo, non ho avuto la fortuna di conoscerlo perché, fin da ragazzo, era già uscito da questa piccola comunità per studiare e vivere il mondo. Conoscendo la famiglia, difficilmente le sue basi culturali avrebbero consentito che Giulio facesse parte di quei mondi. Non fa parte della cultura e delle radici di quella famiglia. È una cosa che non ha senso ».

Veniamo, adesso, all’attualità più recente. Il 14 agosto scorso il Governo italiano ha deciso di rinviare l’ambasciatore al Cairo. La famiglia Regeni ha condannato e deplorato questa scelta. Com’è stata appresa dalla comunità di Fiumicello?

“A distanza di più di venti mesi dall’evento, a dir la verità, la comunità è un po’ più distante anch’essa. Questa distanza è analoga a quello che potrebbe diventare un sentimento di rassegnazione: la cittadinanza ormai percepisce la verità come “quello che ci è stato detto finora”, “i veri motivi, quello che è successo realmente, nessuno lo saprà mai”. E, quindi, il gesto del rinvio dell’ambasciatore al Cairo la comunità non l’ha valutato con lo stesso peso della famiglia Regeni che invece vive questa vicenda in maniera più attenta. Io capisco molto bene cosa significa per loro: significa che lo Stato rimanda un proprio rappresentante in uno Stato che ancora non ha detto la verità. È quasi come ammainare la bandiera della speranza e alzare quella bianca, per arrendersi. Capisco, dunque, questo momento. È più difficile, invece, che il cittadino comune, la comunità lo capisca perché il tempo dilata tutto”.

Una parte della comunità, invece, che ha tenuto vivo il ricordo è il Governo dei Giovani di Fiumicello (di cui lo stesso Giulio Regeni è stato Sindaco), che esporta in Italia e nel Friuli Venezia Giulia la partecipazione dei giovanissimi alla vita di comunità e, ora, la voce e l’impegno di Giulio. Quanto è importante per voi questa istituzione?

“Il Governo dei Giovani è una di quelle cose che la politica cittadina per fortuna non ha mai toccato, anche se l’ha fatta qualcun altro. Dura da tre Sindaci diversi e ogni Sindaco ha cercato di apportare miglioramenti e dare nuova linfa e sostanza a questo importante istituto. Significa che la comunità, nonostante le contrapposizioni tra i Sindaci che si sono susseguiti nel tempo, ha fatto sì che questo importante strumento rimanga vivo. Io credo che il Governo dei Giovani sia lo strumento più importante per far davvero capire ai ragazzi quelli che sono i diritti umani. L’esperienza di Giulio non deve morire soffocata all’interno di uno striscione giallo ma deve vivere nelle generazioni future, dev’essere vissuto come un esempio perché non può aver donato la sua vita per nulla. Se l’ha persa in modo così tragico è giusto che noi gli diamo un segno maggiore, un valore equo rispetto a quello che ha rappresentato. Lui era in Egitto a studiare diritti, a studiare le condizioni precarie in cui lavorano dei lavoratori di altri Paesi, che collaborano spesso con il nostro Paese. E questo va a toccare tutto: la dignità dell’uomo in quanto persona e la dignità dell’equa competizione sul mercato. Lo si può vedere dal lato dell’economia e dal lato delle scienze umane. Non ha confini e non ha limiti”.

Il 25 gennaio 2018 saranno due anni dalla scomparsa e dalla morte di Giulio al Cairo. Fiumicello come ricorderà il tragico anniversario e quali saranno i prossimi passi per far sentire sempre alta la sua voce?

“Il 25 gennaio saranno due anni. E non ci sarà solo Fiumicello. Ci sarà una nuova istituzione che dovrà celebrare il tempo trascorso: sarà il nuovo Comune di Fiumicello Villa Vicentina [è il nuovo Ente nato dal referendum regionale del 24 settembre 2017 sulla fusione tra i municipi limitrofi di Fiumicello e Villa Vicentina e che dovrebbe vedere la luce ufficialmente il 1° gennaio prossimo, nda]. Qualunque iniziativa e qualunque momento sarà sicuramente concordato con i genitori. Anche perché quel ricordo passa attraverso i loro occhi, le loro gesta, i loro racconti e il percorso che in questi ventiquattro mesi hanno vissuto. Fiumicello Villa Vicentina sarà al loro fianco e farà quanto necessario per riportare e mantenere alta l’attenzione rispetto a questo tragico evento”.

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