#ScortaMediatica per Giulio Regeni – La manifestazione due anni dopo

Sono passati due anni dal 25 gennaio 2016, giorno in cui il ricercatore Giulio Regeni è scomparso. Il giovane friulano, che frequentava l’università di Cambridge, si trovava in Egitto per un dottorato sui sindacati indipendenti. Dopo due anni di indagini, depistaggi e silenzi di troppo, non si è smesso di chiedere la verità per Giulio. Lo dimostrano le manifestazioni che hanno tinto di giallo numerose città italiane, tutte strette attorno alla famiglia del ragazzo in un silenzioso grido che chiede giustizia. Sconfinare ha partecipato al corteo di Fiumicello, paese dove Giulio è nato e cresciuto, aderendo alla scorta mediatica proposta da Amnesty International Italia.

La manifestazione nella cittadina friulana è stata organizzata dal comune di Fiumicello ed è iniziata alle 18.30 con la camminata dei diritti, ossia un percorso che da Piazzale Falcone e Borsellino ha portato al Piazzale dei Tigli. Durante il tragitto i rappresentanti del Governo dei Giovani, progetto di cittadinanza attiva di cui Giulio è stato sindaco, hanno letto gli articoli della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia. Parallelamente è stata proposta un’Azione Artistica Collettiva. Ai partecipanti è stato dato un nastro giallo, simbolo delle libertà e dei diritti di cui godiamo, che è stato poi legato in un punto di Piazzale dei Tigli per rafforzare la trama del legale sociale.

Arrivati al Piazzale dei Tigli, è stato osservato un minuto di raccoglimento alle 19.41, ora in cui si è smesso di avere notizie di Giulio il 25 gennaio 2016. Questo silenzio “denso di pensieri”, come è stato definito dal sindaco Ennio Scridel, è stata la componente dominante della serata e ha simboleggiato il grido silenzioso e dignitoso di una comunità che vuole giustizia per il suo Giulio e per tutti i Giulio del mondo. Il primo cittadino ha sottolineato in quest’occasione come l’abuso subito dal ricercatore debba diventare diritto alla verità e alla giustizia, nonché diritto alla protezione di stato. Prima dell’evento “Pensieri, parole e musica per Giulio”, i partecipanti hanno alzato le fiaccole al cielo, come omaggio alla memoria del giovane Regeni.

Un momento della manifestazione a Fiumicello (Adriana Danielis/Facebook)

Come già accennato, la serata è proseguita alla Sala Bison con “Pensieri, parole e musica per Giulio”. La parte musicale è stata curata da Daniele Silvestri e Vinicio Capossela, che hanno cantato in onore di Regeni. Inoltre il “Coro Così” di Ruda ha proposto “Hallelujah” di Leonard Cohen. Il Governo dei Giovani ha dato il suo contributo anche in questa parte della serata, leggendo un brano di Gianni Rodari. L’attore Valerio Mastandrea ha poi letto le memorie di Giulio, in cui il giovane ricercatore raccontava la vita quotidiana a contatto con i venditori ambulanti, molti dei quali lo hanno tradito.

Il primo della famiglia di Giulio a parlare è stato il papà, Claudio Regeni. Partendo dalle memorie del figlio, ha sottolineato come far leggere i pensieri di Giulio dimostra la persona che era, ossia un uomo che non aveva pregiudizi e aiutava chiunque ne avesse bisogno. La mamma di Giulio, Paola Deffendi, ha preso la parola subito dopo: ha sottolineato la mobilitazione popolare per il figlio sia sulle piazze che sui social, chiedendosi se a Roma si sia capito cosa stia succedendo. Bisogna arrivare alla verità per lui e per tutti gli altri che sono scomparsi nelle stesse circostanze. La madre del ricercatore friulano ha anche parlato di coraggio, che significa andare avanti e capire quanto male c’è nell’animo umano. È lo stesso male in cui Giulio e la sua famiglia si sono ritrovati, quello che il giovane definiva miseria umana e Paola Regeni chiama “tutto il male del mondo”, rappresentato da quello che Giulio ha subito e da omertà e intrighi.

A simboleggiare la figura di Regeni, sul palco era presente una stampa di un murales presente a Berlino. Paola Regeni ha raccontato una “storia di famiglia” legata a quella città: la famiglia al completo si era incontrata nella capitale tedesca provenendo da quattro luoghi diversi e aveva scattato una foto di famiglia. In seguito alla morte del figlio, i genitori vennero a sapere del murales, raffigurante un gatto, che simboleggia l’Egitto ferito, e il viso di Giulio. Sulla figura del ricercatore una scritta in arabo recita “Giulio è stato ucciso come un egiziano”. Il muro, ha poi spiegato Paola Regeni, ha sui due lati raffigurazioni di persone uccise o torturate dalle dittature.

Un intervento molto importante è stato fatto da Alessandra Ballerini, avvocato della famiglia. Ha evidenziato come, anche in tempo di elezioni, Giulio unisce perché non ha colore politico, ma solamente il giallo. A proposito di politica, l’avvocato ha fatto un appello ai candidati, chiedendo di mettere la verità per quest’omicidio al primo posto nei loro programmi. Si è parlato anche di responsabilità: le persone che sono responsabili penalmente sono ancora in Egitto e indossano una divisa; le responsabilità morali e civili sono a Cambridge. L’università inglese non ha infatti preso le distanze dalla tutor di Giulio, che si nasconde dietro a dei “non ricordo”. L’avvocato Ballerini ha poi ricordato la figura del giovane ricercatore in Egitto, che tutt’ora tiene in cella di isolamento il legale della famiglia Ibrahim Metwally.

Giuseppe Giulietti, politico e giornalista, ha ringraziato la famiglia Regeni e fatto notare come quest’ultima chieda verità e non vendetta. Il presidente della FNSI ha chiesto verità per tutti i Giulio e ha sottolineato l’importanza della scorta mediatica; ha fatto infine un appello ai governi, che non dovranno mai smettere di domandare la verità. Se questa non ci sarà, la dignità umana sarà colpita a morte. In seguito è intervenuto Pif, conduttore, regista e attore, che ha letto una lettera del procuratore Pignatone. Il brano ha evidenziato le difficoltà di due anni di indagini; viene spiegato come sia complicato entrare in contatto con il sistema giuridico del mondo arabo. Tra tutte le difficoltà ci sono stati anche risultati concreti, come la dimostrazione dell’inesistenza dell’attività di spionaggio di Giulio, insinuata dalle autorità egiziane. Pignatone ha sottolineato anche come il movente del delitto siano le attività di ricerche e si è concluso con una riflessione sulla dignità e sull’impegno con cui la famiglia ha affrontato l’omicidio di Giulio.

La manifestazione di Fiumicello, così come tutte le altre svoltesi nelle varie città italiane, mostra come il popolo italiano e non solo non abbia mai smesso di farsi domande dopo due anni dalla morte di Giulio Regeni. La verità e la giustizia non solo per questo ragazzo, ma per tutti quelli privati dei propri diritti fondamentali, deve diventare responsabilità di tutti, in primis di governi e Unione Europea, ma anche della società civile.

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