Scozia 2018: un nuovo referendum per diventare indipendenti

Bandiera della Scozia. (Credits: Wikipedia)

Un secondo referendum potrebbe decidere le sorti della Scozia. Ora si aspetta la risposta da Londra.

” […]my party has no intention whatsoever of seeing Scotland taken out of Europe. […]We are a European country and we will stay a European country and if that means we have to have an independence referendum to protect Scotland’s place then so be it.[…]”: così Angus Robertson, membro del Parlamento inglese con lo Scottish National Party (SNP), commentava il risultato della Brexit, il 27 giugno 2016.

Con il 62% dei voti, infatti, la Scozia decideva di rimanere nell’Unione Europea, in particolar modo per beneficiare del mercato unico. Dopo la Brexit, si trova davanti un bivio: continuare a far parte della Gran Bretagna oppure ritentare il Referendum per l’indipendenza e provare a tornare nell’UE?

Dopo il democratic outrage del 23 giugno 2016, Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese e leader del SNP, ha cavalcato l’onda del malcontento popolare per attaccare le istituzioni di Londra per la loro cecità nei confronti degli interessi di tutti gli stati della Gran Bretagna. La grande questione per il 2018 ruota attorno all’indizione dell’ IndyRef2, un secondo Referendum sull’indipendenza, dopo il fallimento del primo, avvenuto nel 2014.

Le carte in tavola, però, sono cambiate: la dispersione di voti che ha ricevuto il partito alle elezioni generali del 2017 ha frenato le intenzioni della Sturgeon. Inoltre, non è sicuro che Westminster accorderà al Paese un’altra possibilità di andarsene. Quattro anni fa, il 55,3% della popolazione decise di rimanere, soprattutto perché il futuro senza Unione Europea non era contemplabile in un Paese che gode di fondi e vantaggi non indifferenti. SNP vuole riflettere sugli errori commessi perché non può permettersi di sbagliare di nuovo: è necessaria, allora, una nuova strategia per rafforzare l’economia e la crescita.

Se il Referendum verrà accordato e dovesse vincere il , la nuova Scozia indipendente dovrà reggersi su basi solide. Così, per non trovarsi impreparati e per affrontare un elettorato sempre più scettico, la Sturgeon ha proposto la creazione della Growth Commission, una “Commissione crescita”, che si fonda su tre pilastri: fiscal policy, economic growth e currency.

La Commissione sarà presieduta da Andrew Wilson, economista ed ex membro del Parlamento nazionale scozzese; nel suo staff saranno presenti anche altre figure provenienti da altri settori cruciali, quali quello economico, quello politico e quello accademico. L’obiettivo è raggiungere un nuovo modello scozzese, che convinca l’elettorato e che possa essere messo in pratica. Un progetto ambizioso ma allo stesso tempo realista, che coniughi i nuovi investimenti con lo sfruttamento intelligente delle risorse presenti.

È necessaria quindi una proiezione delle finanze pubbliche e dell’economia scozzesi, cruciale per definire le implicazioni future in diversi scenari: definire le misure per incrementare la crescita economica e migliorare le finanze in un contesto di indipendenza; continuare a coinvolgere la Scozia in alcuni programmi della Gran Bretagna, come Trident; infine, analizzare in modo realistico i pro e i contro associati all’indipendenza, studiando a fondo le sfide future del Paese.

Nicola Sturgeon incontra Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. (Credits: Wikipedia)

“A Scots pound would equal one English pound”: queste le parole di Mr. Kerevan, ex membro della commissione tesoro della House of Commons. L’immissione sul mercato di una nuova moneta favorirebbe quindi lo slancio economico indipendente. Il più grande obiettivo è colmare il gap tra ciò che sono le condizioni potenziali e la realtà.

Perché, quindi, pensare e sognare una nuova Scozia nell’Unione Europea? La Scoxit rafforzerebbe gli interessi del Paese nell’Unione, secondo gli indipendentisti. Le ragioni sono varie, ma quelle che vengono accentuate di più sono la democrazia, l’economia (specialmente le esportazioni), la protezione sociale, la solidarietà, il turismo e la pesca, importante metodo di sostentamento per la popolazione.

Gordon Guthrie, giornalista scozzese e attivista per la causa indipendentista, racchiude nel suo libro Winning the Second Independence Referendum (Edinburgh, Broughton Press, 2016) il Manifesto per un futuro vincente, che, attraverso un cambiamento di alcune leggi, porterebbe la Scozia ad essere una nazione di successo. Un nuovo tipo di immigrazione intelligente, la trasformazione di alcune istituzioni per accelerare il cambiamento culturale e lo sviluppo dell’istruzione, soprattutto ad alti livelli, sono la chiave di svolta per diventare competitivi a livello europeo e non solo.

Le sfide per la Scozia sono molte: il prossimo anno finiranno definitivamente i negoziati per la Brexit e la Scozia si troverà tagliata fuori dall’Unione Europea. Inoltre, il calo di consensi del SNP è sintomo di un problema interno che deve essere risolto, soprattutto per essere pronti ad un nuovo Referendum. Indipendenti o no, è tempo per la Scozia di pensare con cognizione di causa al proprio futuro con proposte concrete, ambiziose e convincenti.

About Natalie Sclippa 13 Articles
Studentessa di Scienze Internazionali e Diplomatiche, sono appassionata di storia ma soprattutto di storie. Adoro leggere, specialmente in lingua originale. Mi interesso di teatro, seguo la stagione del Teatro Verdi di Gorizia.

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