La coraggiosa scommessa di Sense8: un’occasione perduta?

I realized quickly when I knew I should
That the world was made up of this brotherhood of man
For whatever that means.

Così diceva una canzone dei 4 Non Blondes, divenuta poi celebre. In una società come quella odierna, in cui le differenze sono più sottili che mai, la diversità è divenuta quasi un valore imperativo, un patrimonio da valorizzare, un fattore non più di distanza ma di unione. Non è mai esistita generazione tanto interconnessa, (potenzialmente) informata, consapevole e aperta di quella di oggi: i giovani sembrano saper dominare l’evoluzione tecnologica, sfruttare il mondo e le possibilità che offre come fosse loro, cogliere le differenze nel loro valore intrinseco. Eppure, paradossalmente, sembra che la nostra società stia al tempo stesso attraversando una fase di acuta regressione: pregiudizi dimenticati riaffiorano, solitudine e disagio psicologico assumono dimensioni allarmanti, e la paura per la propria sicurezza – di fronte a minacce globali quali il terrorismo – prende spesso il sopravvento sulla voglia di cambiare e scoprire. Nei rapporti umani, così come nei grandi cambiamenti di scala globale, manca spesso empatiapossederla è divenuto un pregio, un lusso che in pochi possono permettersi. Perché?

E’ proprio questa una delle domande che Sense8, una delle serie più seguite e apprezzate degli ultimi due anni, vuole porsi. Scritta da Lana e Lilly Wachowski (se il nome non vi dice nulla, sappiate che le sorelle sono state le ideatrici della saga di Matrix) e da J. Michael Straczynski, la serie è stata prodotta da Netflix ed è stata pubblicata sulla piattaforma nell’estate del 2015, ottenendo immediatamente un enorme successo di pubblico e critica. La storia è antica e innovativa al tempo stesso: otto protagonisti, ciascuno proveniente da diverse parti del mondo, sono mentalmente interconnessi.

Il titolo della serie è un abile gioco di parole: Sensate è la parola usata per identificare chi, senza apparente spiegazione, è in grado di sentire la presenza di altre persone senza che queste siano fisicamente presenti, e senza che altri possano accorgersi dello scambio. Will, Riley, Kala, Wolfgang, Capheus, Lito, Nomi e Sun fanno parte dello stesso cluster, cioè della stessa cerchia: sono venuti al mondo esattamente nello stesso istante dello stesso giorno e possono sentirsi, toccarsi, aiutarsi, divertirsi, pur senza mai essersi davvero incontrati fisicamente. Le riprese della serie sono state davvero effettuate in otto diverse città, e includono spesso alcune scene di vita reale. In una delle scene più iconiche della prima stagione, gli otto protagonisti ascoltano e cantano, sovrapponendosi l’uno all’altro, proprio What’s Up dei 4 Non Blondes: senza un perché, lo stesso brano si insinua nella mente di ognuno, che – d’istinto – lo mormora a mezza bocca o lo canta al volante.

La storia di ogni personaggio si svela con il procedere della serie. Will Gorski (Brian J. Smith) è un poliziotto di Chicago tormentato da un fantasma d’infanzia; Riley Blue (Tuppence Middleton) è un’islandese trasferitasi a Londra per diventare DJ; Kala Dandekar (Tina Desai) è una giovane e brillante chimica di Bombay, ma forse sta per sposare l’uomo sbagliato; Wolfgang Bogdanow (Max Riemelt) è un berlinese assediato dall’eredità malata e criminale di una famiglia distrutta; Capheus  Onyango (interpretato da Aml Ameen nella prima stagione e da Toby Onwumere nella seconda) è un autista di autobus kenyota; Lito Rodriguez (Miguel Angel Silvestre) è un attore messicano estroso e drammatico, costretto a lottare per la sua carriera nascondendo la propria omosessualità; Nomi Marks (Jamie Clayton) è una transgender di San Francisco profondamente disprezzata dalla propria famiglia, ma unita da un sentimento fortissimo alla compagna Amanita (Freema Agyeman); Sun Bak (Doona Bae), infine, è la figlia di un ricchissimo banchiere di Seul, vista come una minaccia dal fratello minore per la propria sagacia.

La solidità e l’esistenza stessa della cerchia vengono però presto minacciate da Whispers, l’antagonista per antonomasia, che tenterà in tutti i modi di identificarne i membri e di eliminarli. Il perché è un mistero, così come lo è la morte drammatica di Angelica (Daryl Hannah), madre della cerchia, e il ruolo di Jonas (Naveen Andrews), giovane indiano britannico perennemente connesso alla cerchia.

A seguito dell’enorme successo riscosso dalla prima stagione – letteralmente divorata dalla maggior parte dei fan -, Netflix ha annunciato ad agosto 2015 il rinnovo della serie per una seconda stagione di 11 episodi. Il primo è stato trasmesso come speciale natalizio a dicembre 2016, mentre i restanti dieci sono usciti su Netflix il 5 maggio 2017.

Dopo una seconda stagione ancora migliore della prima, che è riuscita a dare un senso quasi completo alla storyline lasciata in sospeso nella prima, i produttori hanno – inspiegabilmente, per molti – dato un tristissimo annuncio: Sense8 è stata ufficialmente cancellata, e non ci sarà una terza stagione. La decisione è probabilmente da imputare agli altissimi costi di pre e post – produzione e ai tempi – lunghissimi – richiesti dalle riprese, che devono essere effettuate con diversi attori in location diverse e poi essere assemblate in modo realistico. “Dopo 23 episodi, 16 città e 13 Paesi, la storia della nostra cerchia sta giungendo ad una fine,” dice un portavoce di Netflix. “E’ tutto quello che noi è i fan desideravamo fosse: coraggiosa, emozionante, incredibile, potente e assolutamente indimenticabile.Troppi sono, però, gli sviluppi iniziati e lasciati in sospeso, e la sensazione che si ha è quella, sgradevole, di un qualcosa di interrotto a metà, di incompleto. Innumerevoli sono i tentativi di mobilitazione dei fan, che hanno tentato in tutti i modi di far sentire la propria voce e di ottenere un rinnovo della serie; per il momento, però, Sense8 sembra destinata a fermarsi qui.

Se non l’avete ancora vista, non rinunciate al piacere di una bella storia solo perché interrotta a metà: al di là degli sviluppi della trama, Sense8 ha moltissimo da dire, affrontando i problemi e i pregiudizi odierni con umanità ed emozione. La religione, la sessualità, l’identità individuale e collettiva: ogni storia sembra ricordarci che il nostro io va ben oltre la percezione che ne abbiamo, e che si confonde con quello degli altri più spesso di quanto non vorremmo ammettere. In un momento in cui egoismo, competitività e chiusura in se stessi sembrano essere dominanti, la serie delle sorelle Wachowski è un potente richiamo ad un’umanità ancestrale e ad un istinto, quasi animale, forse dimenticato: quello del gruppo, in cui ciascun membro si batte con la propria abilità per la sopravvivenza degli altri. Sense8 è un invito alla riscoperta delle nostre connessioni con gli altri e con ciò che ci circonda: non perdere il senso dell’interazione, sembra voler dire, è il primo passo per non perdere se stessi.

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