Soffocare

Recensione del romanzo di Chuck Palahniuk

Se stai per metterti a leggere, evita. Comincia così, lasciando il lettore di stucco, “Soffocare”, il capolavoro di Chuck Palanhiuk. Invito i lettori a non seguire l’invito, sempre che non abbiano altro di più importante da fare. Ma penso che ben pochi abbiano veramente cose più importanti da fare. Questo è un libro notevole, che merita una lettura approfondita. E’ un pugno allo stomaco. E’ un viaggio nel buio allucinato, folle e senza senso. Ma soprattutto, è divertentissimo. Insomma, è quanto di più simile alla vita reale vi potrà capitare tra le mani nei prossimi mesi. Quindi, vale bene qualche ora del vostro tempo. Non perché il vostro tempo valga poco, sia ben chiaro; ma perché questo libro vi toccherà nel profondo, garantito. E inoltre, è un libro molto difficile da raccontare. Noi ci proviamo, ma non aspettatevi granchè; va letto, vissuto e fatto proprio.

La storia è narrata in prima persona da Victor Mancini, studente di medicina fallito, sessodipendente. Per trovare i soldi per curare la madre ricoverata in una clinica privata per malati mentali, Victor ha escogitato un metodo alquanto innovativo: ogni sera va a cena in un ristorante diverso, dove finge di soffocare per un boccone andato di traverso. Ogni volta, immancabilmente, qualcuno dei presenti si precipita su di lui, salvandogli la vita, e diventando l’eroe della serata. Immancabilmente, poi, il salvatore adotta Victor, e gli manda dei soldi ad intervalli regolari. Moltiplicate questo schema per centinaia di ristoranti, e avrete un flusso continuo di lettere, biglietti d’auguri, ma soprattutto di denaro, da centinaia di persone che sono stati eroi per una sera, e di cui Victor ormai non si ricorda nemmeno il volto. Ma l’importante è che dal gioco ne escano tutti vincitori: Victor, perché riceve il denaro di cui ha disperatamente bisogno; e il suo salvatore, che diventa un eroe, vedendo improvvisamente la sua quotidianità grigia illuminata da qualcosa da raccontare.

Attorno a questo tema si muove tutta la vita di Victor: la madre anarcoide e un po’ folle, specializzata in “terrorismo cosmetico”, che da bambino lo rapisce puntualmente in modi sempre più ingegnosi dalla famiglia che lo ha in affidamento; il lavoro in un parco divertimenti che ricostruisce un villaggio dei Padri Pellegrini, talmente serio che chi sgarra indossando un orologio o una polo viene condannato alla gogna davanti ai bambini in gita scolastica; e infine, e soprattutto, la sua sessodipendenza, vero leitmotiv del libro, che lo porta ad accoppiarsi con chiunque e in qualunque situazione. Anche, ovviamente, nel bagno di un centro di recupero per sessodipendenti. Il tutto è raccontato in uno stile scarno, crudo, che riduce al minimo gli aggettivi: è uno stile diretto, che va dritto al punto. Non ci può essere la consolazione della bella scrittura, i fatti bisogna esporli in tutta la loro assurdità. L’unica cosa che si può fare, anzi che si deve fare, è riderci sopra: ma è pur sempre un riso amaro, di rinuncia.

Ritornando però alla dipendenza, essa appare come la vera protagonista del romanzo, ciò contro cui Victor cerca costantemente di lottare, ma senza mai riuscirci: essa è vista come un’arma contro il nulla, contro il vuoto. La vita di tutti i giorni è una noia mortale; per non sentire tale noia, esistono le dipendenze. Noi esseri umani dell’età contemporanea, dice Palahniuk, siamo ingabbiati da un senso di vuoto cosmico, da cui l’unico modo di liberarsi è distrarsi. Ognuno come può. C’è chi diventa eroe, e chi si masturba. Chi ha visto Fight Club di David Fincher, tratto sempre da un libro di Palahniuk, sa di cosa sto parlando. Agli altri, consiglio di vederlo. O di leggere il romanzo, che è meglio.

Tutto il libro tratta dei tentativi di Victor di uscire dalla sessodipendenza; e tutto il libro ne racconta i fallimenti. Il mondo è troppo folle perché sia sopportato senza aiuti. Persino alla fede si fa ricorso, ma anch’essa è condannata al fallimento, al ritorno nella mancanza di senso. La vicenda però non manca di una qualche forma di soluzione, anche se è pur sempre una soluzione alla Palahniuk: sporco e puzzolente, in uno scenario da post-Apocalisse, Victor si sente finalmente libero dalle costrizioni. Il segreto è l’accettazione: non si può fuggire dal vuoto di senso distraendosi, tanto non si scoperà, non si mangerà, non si berrà mai abbastanza. Ma se lo si accetta, se si scende a patti con esso, si può cominciare a costruire qualcosa di proprio. A far crescere un fiore dalle rovine. Non possiamo aspettarci che il mondo ci dia un senso esterno, perché il mondo è assurdo; ma possiamo trovarne uno che ci faccia stare bene nel nostro piccolo.

Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sesso dipendenti. Eroi o vittime. A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi. A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro.

Oppure possiamo scegliere da noi.

E forse inventare di meglio è proprio il nostro compito.


P.S.: Ringrazio davvero chi mi ha suggerito questo libro. Dovevamo parlarne, ma non ci siamo mai riusciti, perché dovevo raccogliere le idee. Ora, finalmente, l’ho fatto, almeno in parte.

 

 

Soffocare

di Chuck Palahniuk

Mondadori, p. 282, €15,20

About Giovanni Collot 27 Articles
Sono uno studente del primo anno specialistica del SID, originario di Conegliano (TV). Mi sono laureato alla triennale, sempre al SID, con una tesi sul divieto internazionale di tortura nel contesto internazionale della tutela dei diritti dell'uomo. Ho trascorso un semestre abbondante in Erasmus a Vienna, esperienza che mi ha fatto maturare molto dal punto di vista accademico e umano, principalmente perché ho imparato a fare il risotto. Tennista fallito, scrivo e impagino per Sconfinare fin dal mio primo anno di università, che ormai comincia a risultare spaventosamente lontano. Mi piace molto leggere, e compro sempre molti più libri di quanti riesca effettivamente a leggere. Adoro viaggiare. Suono la chitarra, mangio e bevo.

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