Tav o No-Tav: l’alta velocità secondo gli studenti del Sid

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«È una cavolata. A cosa serve la tratta Torino-Lione?»
«Guarda che il progetto parte da Lisbona fino a Kiev»
«Ah! Allora facciamolo!»

Per fortuna non tutte così sono le risposte alla domanda «Cosa ne pensi della TAV?», tuttavia la non informazione, o peggio, la disinformazione è ampia. Qualcuno risponde che è colpa dei giornali, non dicono le cose come effettivamente sono: «I giornalisti sono delle puttane». Altri si giustificano così: «Con gli orari che abbiamo non riesco più a leggere un giornale».
Ci sono i contrari a priori, che però condannano le violenze. Sono la maggioranza, le loro argomentazioni si fermano al video del giovane che se la prende col poliziotto su youtube, e non sanno dirci altro. Qualcuno sostiene: «Sono contrario, ma gli accordi sono stati presi e non si può fare una figura di merda».
Abbiamo trovato favorevoli con riserva e contrari con riserva: quelli che chiedono valutazioni più attente e garanzie, «perché il problema è che in Italia molto spesso si iniziano lavori che non finiranno mai». O quelli che già pensano alla tratta Venezia-Trieste e si chiedono se non basti potenziare la linea esistente.

C’è chi ricorda che la crisi è un concetto relativo: «L’opera metterebbe in movimento soldi e lavoro, è un progetto di grande interesse pubblico, soprattutto ora», ma anche: «C’è crisi, non possiamo iniziare cose del genere».

C’è chi, leggendo i giornali, afferma che il trasporto via treno è più ecologico dei camion. Ma rispondono gli ambientalisti commossi: «È un danno al patrimonio naturale, io sono di Bolzano, se facessero un’opera del genere da me, non sarei contenta, perciò mi metto nei panni dei Valsusini», a cui si contrappone il pragmatico: «Il progetto più grande deve essere preferito alle relative difficoltà di una determinata area. È un mezzo indispensabile per far evolvere l’Italia in Europa. Siamo i soliti coglioni che dobbiamo dire di no a tutto».

C’è chi ha vissuto in val di Susa fino al 1997: «Adesso non so la situazione. Dieci anni fa serviva per il trasporto di merci, perché i camion erano troppi in un tratto molto abitato. Ora forse il traffico si è spostato altrove». E la ragazza con il fidanzato ucraino: «A Kiev stanno diventando sempre più filo-russi, quanto effettivamente potrebbero volere un collegamento con l’Europa?»

Per qualcuno la protesta è stata sfruttata politicamente, mentre altri si domandano se le spese non siano superiori ai benefici, con conseguenti costi di utilizzo elevatissimi. Ma viene poi spiegato da altri: «Certo ha un costo, che però chiameremo costo sommerso. Se tu compri un condominio a tre milioni di euro per darlo in affitto, anche se hai pagato così tanto non farai pagare dieci mila euro al mese. È lo stesso per la TAV».
Qualcuno – forse un mancato ingegnere – sbotta che “Il progetto è alla cazzo” e il suo amico risponde che invece è «utile perché permetterà di comunicare più velocemente. È giusto che per una valle ne risenta tutto il nord-Italia?».

C’è poi lo zoccolo duro dell’ala favorevole: «Premetto che essendo stato boy scout amo l’ambiente, ma siamo nel mondo reale. Persino i verdi francesi nel 2005 si ritennero favorevoli al progetto. È normale che vadano cambiate le infrastrutture». E anche: «Abbiamo investito tanto in autostrade non facendo nulla per le ferrovie. Inoltre i soldi dell’UE sono stati già stanziati, l’opera ci aiuta a diventare più europei». Ci si chiede poi: «Perché nessuno ha protestato per il traforo del Monte Bianco? La TAV è diventata il catalizzatore di tutte le disperazioni. Il referendum? È sbagliato, non è previsto dalla costituzione per questi casi».

Ci sono infine il ragazzo e la ragazza che non hanno bisogno di domande:
«È un progetto dispendioso, forse prima dovremmo migliorare i servizi che già abbiamo…»
«Si farà. Basta»
«Si ma tu che faresti?»
«Io metterei un punto e basta»
«Scusa ma dopo 20 anni di progetti butti via tutto?»
«Dipendesse da me… tutto il sistema è sbagliato»
«Spiegati meglio»
«Io sono un comunista radicale. Se un progetto del genere fosse solamente statale il ricavato andrebbe in servizi, e i miei soldi in qualche modo ritornerebbero. Ma se c’è partecipazione privata nei finanziamenti io non sono d’accordo».

Che dire. Forse tra altri vent’anni sapremo come andrà a finire. Perché ci sentiamo ottimisti.

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