Teoria e prassi a confronto: vie della seta e del ferro fra l’analisi geopolitica e le dispute economiche

L'intervento di Lucio Caracciolo alla conferenza “Le vie della seta e del ferro: scenari per Trieste e l’Europa”, tenutasi a Trieste il 14 febbraio 2019. (foto di Francesco Laureti)

Sapere, volere, agire. Alias, l’uomo che sa, se vuole, agisce. Da una parte, all’indagine scrupolosa, condotta con metodo scientifico, sui dati fenomenici non corrisponde necessariamente un operato della classe dirigente che si conformi alle conclusioni tratte dai ragionamenti formulati dagli addetti ai lavori; dall’altra, per quanto chi è al comando possa possedere le risorse economiche tali da permettergli di agire con la massima libertà, qualora non sia stata sviluppata preliminarmente un’analisi critica delle condizioni reali in cui bisognerà operare, è inverosimile che l’azione possa raggiungere il fine prefissato. Seppur generalmente disagevole, teoria e prassi sono riuscite brillantemente a dialogare fra di loro in occasione della conferenza dello scorso 14 febbraio, intitolata “Le vie della seta e del ferro: scenari per Trieste e l’Europa”, che si è tenuta presso la Stazione Marittima di Trieste.

In un’atmosfera calorosa, in cui la cittadinanza ha accolto con spirito di partecipazione e con vivo interesse l’invito a un evento ben congegnato dal Limes Club triestino e dal Centro Culturale Veritas, in collaborazione con la Libreria Luigi Einaudi, al tavolo di discussione sedevano, tra gli altri, Lucio Caracciolo (direttore di Limes), Laris Gaiser (docente di Geoeconomia all’Accademia diplomatica di Vienna), Giovanni Longo (docente di Ingegneria dei trasporti ferroviari all’Università di Trieste) e Zeno d’Agostino (presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale). La varietà delle professioni e dei campi d’azione coinvolti nel dibattito ha voluto rimarcare, senza lasciare ombra di dubbio, un’intenzione chiara, quella di avviare un percorso di riflessione sugli scenari futuri che le relazioni instaurate fra Trieste e, più in generale, gli Stati europei e gli interlocutori cinesi possono configurare. Come il moderatore, padre Luciano Larivera, ha messo subito in evidenza, gli argomenti cardine della conferenza sono state le risorse naturali e i trasporti, in particolar modo il ferro e il sistema logistico costituito dall’interconnessione fra porto e ferrovie. Ragion per cui non c’è dubbio che la geopolitica abbia voce in capitolo.

Si dice limite l’estremo di una cosa, cioè il primo termine al di là del quale non è possibile cogliere nulla che appartenga a quella cosa, e il primo termine entro il quale sta tutto ciò che appartiene alla cosa in questione” (Aristotele, Metafisica, V, 17, 1022a).

Alla chiave di lettura sapientemente ironica che il moderatore ha proposto della discussione, sottolineando come ferro e seta rappresentino una coppia fra le tante festeggiate nel giorno di San Valentino, si può affiancare la categoria interpretativa del limite. Mare e terra, potere politico e potere economico, teoria e prassi. In tal senso, forte è stato il richiamo alla visione sistemica di Giovanni Longo, che ha focalizzato l’attenzione sul fatto che esista un’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale. Di conseguenza, non si può pensare di dare concretezza a un progetto ambizioso come la cosiddetta “Nuova Via della Seta” senza promuovere la sinergia fra poli logistici, ovvero il porto, la rete ferroviaria e le strutture aeroportuali. Eppure, con la teorizzazione e l’applicazione della formula PPC (port, park, city), i tecnici cinesi si sono attivati già da tempo nella stessa ottica.

Di respiro ben più ampio, invece, sono stati gli interventi dei primi due ospiti. Il direttore di Limes ha esortato a guardare con attenzione al ruolo assunto da Pechino sullo scacchiere internazionale, senza sovradimensionare l’attuale peso della Cina rispetto alle altre grandi potenze, per via, prima di tutto, delle fragilità interne di un Paese in rapida trasformazione. Se è vero che la gestione fortemente centralizzata del potere consente una pianificazione razionale ed efficace della strategia economica, allo stesso tempo lo sviluppo travolgente che ha conosciuto negli ultimi anni ha avuto non poche implicazioni sul piano ambientale, tanto da costringere i vertici di governo a correre ai ripari con una massiccia riconversione energetica.

A seguire, Laris Gaiser ha limitato il campo di osservazione all’area balcanica, senza, tuttavia, tralasciare l’interazione fra microscopico e macroscopico, ovvero il modo in cui lo status quo delle relazioni internazionali derivanti dall’esito della Guerra Fredda influiscano su scala regionale. Allora, benché l’impresa cinese Cosco abbia assunto il controllo del porto del Pireo, acquisendo il 51 per cento della Piraeus Port Authority, lo scalo greco non si è rivelato così cruciale a livello strategico come Pechino aveva immaginato. A settentrione, risalendo lungo la penisola, ci si imbatte in interlocutori asserragliati su posizioni poco aperte al dialogo, ad eccezione della Serbia, dove i cinesi hanno impostato una portentosa politica di investimenti. Qui entra in gioco Trieste, non solo con il suo porto, lo scalo più settentrionale dell’Adriatico, ma, come ribadito da Zeno d’Agostino, con un complesso industriale e una cittadella della ricerca scientifica in alcun modo trascurabili. E il capoluogo di regione, che nel 2019 celebra i 300 anni dall’istituzione del Porto Franco, si colloca in un’area calda, nella quale si sovrappongono gli interessi di molteplici attori internazionali.

Dalla teoria alla prassi. Solo in un secondo momento del dibattito, ad accendere i riflettori sui risultati ottenuti e sulle sfide che si profilano all’orizzonte sono il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Orientale e il presidente dell’Associazione degli Spedizionieri di Trieste Stefano Visintin. A fronte di un’analisi geopolitica che non ha nascosto l’effettiva complessità del contesto in cui i vertici dell’Autorità di Sistema Portuale si trovano a destreggiarsi, entrambi hanno espresso la volontà di continuare a fronteggiare coraggiosamente la situazione, accogliendo di buon grado la sollecitazione di Laris Geiser a dialogare con Washington, cui verosimilmente è sfuggita l’importanza del porto triestino. Che i vertici della classe dirigente abbiano saputo interagire con buon senso con gli addetti ai lavori è indubbio, ma prevale l’impressione che i tempi non siano ancora maturi per trarre delle conclusioni. E quella del 14 febbraio è stata soltanto una tappa del confronto sulle prospettive future che le vie del ferro e della seta tracciano per Trieste e per l’Europa.

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Nato a Chieti il 19 marzo 1998, mi sono diplomato presso il Liceo Classico Statale "G. D'Annunzio" di Pescara. Al momento sono iscritto al corso di Scienze internazionali e diplomatiche del polo universitario goriziano dell'Università di Trieste. Entusiasta di mettermi in gioco senza grandi aspettative, costantemente in cerca di opportunità. Appassionato di storia, politica nazionale e internazionale, arte, letteratura e lingue classiche.

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