Tesori d’Arte – èStoria 2017

May 1945: US soldiers carrying some of the priceless collection of paintings discovered in an Austrian castle. The Nazi loot was intended to go into a huge art gallery at Linz, in a plan devised by Goering. (Photo by Keystone/Getty Images)

Non c’è paese che abbia subito la stessa diaspora di capolavori dell’Italia: è un punto d’orgoglio trovare opere italiane in musei di tutto il mondo, ma spesso vi sono giunte per vicende torbide. Questo tema è stato affrontato il 27 maggio in Tenda Apih da Fabio Isman e Alessandro Marzo Magno, esperti rispettivamente in arte venduta e arte rubata. Mentre esistono speranze di riavere le opere trafugate, quelle regolarmente vendute sono ormai perse.

La vendita di capolavori ha cause disparate, dalle attribuzioni sbagliate ai debiti di gioco, e riguarda anche archeologia, marmi, opere di Raffaello e Antonello da Messina. I furti vanno invece distinti in nazisti e napoleonici. Mentre i primi erano mera brama personale, i secondi erano perpetuati per mettere il patrimonio artistico a disposizione del pubblico; infatti la Francia restituì a Canova metà dei capolavori sottratti allo Stato della Chiesa a patto che non tornassero nelle sedi originarie ma divenissero fruibili a tutti.

La disponibilità delle opere è ancora una questione aperta. Innanzitutto servirebbe l’iniziativa politica di rivendicare quanto trafugato nella seconda guerra mondiale: Rodolfo Siviero, che pur rimpatriò migliaia di opere, non poté far nulla per quelle condotte in Germania dai nazisti e da lì portate in Russia dall’Armata Rossa, né per quelle rubate da Ante Topić Mimara o per i libri.

Soprattutto, andrebbero rese visibili tutte le opere che giacciono in sotterranei e depositi nelle nostre città, un tesoro vicino ma paradossalmente irraggiungibile finché non ci sarà l’interesse di riportarlo al mondo.

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