Time in jazz (ma non solo)

Lo Stefano Bollani Danish Trio incanta il Verdi di Gorizia

Bollani ha una pancetta niente male e tanti capelli grigi raccolti in una coda da cui Morten Lund non riesce a stare lontano con le sue spazzole. Bodilsen se ne sta un po’ in disparte fino al solo ma non ci rimane male: è fatto così, tutto contrabbasso e nient’altro.

L’incipit si consuma tra i sorrisetti ammiccanti e le battutine mute che si lanciano pianista e batterista, l’uno navigato animale da palcoscenico, l’altro personaggio woody-alleniano. Bollani sullo sgabello non ci vuole proprio stare, si sottrae allo strumento per canticchiare e prendere in giro i colleghi. Si divertono un mondo tutti e tre.

Non si contano le onomatopee: i tre parlottano in un danese maccheronico e rumoreggiante, si sente un berlusconi tra le frasi di presa in giro farfugliate da Lund. “Il danese era un lingua pura una volta!”, ribatte Bollani. E riprendono a suonare.

Tra un badabush e un dadadu il dubbio che stiano suonando jazz viene, ma è subito smentito da una sinfonia raggae-pop (“Billie Jean” meno Michael Jackson e più Bob Marley) che fa scatenare le signore di mezza età in prima fila. E mentre tentiamo di dare una definizione a ciò che stanno suonando i tipi in camicia sul palco, quelli hanno già cambiato ritmo. Lo capiamo perché non siamo più a tempo coi piedi. Chicca della serata: “No pope no party”, pezzo recentissimo, nato in seguito ad un malinteso fare della democrazia. E giù con le risate dalla platea.

L’aria è satura di contrabbasso e giochi di batteria (non v’è dubbio che il prediletto della serata sia proprio Lund, talvolta più abile dello stesso Bollani), ma la rinomata verve musicale, definibile quasi popolare per il successo del leader, viene confermata dalle innegabili qualità tecniche dei tre, sapientemente mescolate ad improvvisazioni astratte e sprazzi di swing. Pezzi melodici e da romanticoni non mancano (i più stanchi sbadigliano, le coppiette si guardano sognanti) e Bollani, fischiettando, si fa anche un solo con una mano. Decisamente una serata all’insegna della leggerezza e della buona musica.

Unica pecca: meno intrattenimento del solito! Tutta la carriera di Bollani è costellata da ironiche e argute esibizioni che tengono vivo il pubblico, stavolta se ne è fatta sfuggire qualcuna, sarà mica l’aria goriziana?

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