TLT: quando la ricerca dell’indipendenza crea dipendenza

Il confine tra Italia e Territorio Libero di Trieste sulla SS 14 tra Monfalcone e Duino-Aurisina. (Wikimedia Commons)

Settant’anni di storia del Territorio Libero di Trieste, dal Trattato di Parigi al Movimento Trieste Libera

Parigi, 10 febbraio 1947. L’Italia, da Paese sconfitto nella Seconda Guerra mondiale, firma il trattato di pace con le potenze alleate. Questo, tra le altre cose, regolarizza tutte le controversie territoriali riguardanti le ex colonie e le questioni di confine con i vincitori, in particolar modo con Francia e Jugoslavia. Nonostante l’appello fatto da de Gasperi per tenere in considerazione la linea etnica predominante nei territori oggetto di dispute, nella quasi totalità essi si vedono sottratti all’Italia: il confine occidentale viene ridisegnato a favore della Francia, mentre l’Istria e la Dalmazia vengono assegnate in toto alla Jugoslavia.

Decisamente più complesso è invece il caso di Trieste. Storico porto franco e fiore all’occhiello dell’Impero austroungarico, punto strategico per il controllo delle merci passanti dall’Adriatico, il suo controllo è disputato dall’Italia e dalla Jugoslavia di Tito, anche a causa della sua caratteristica multietnicità. Il trattato di Parigi, quindi, prevede la nascita del cosiddetto Territorio Libero di Trieste, stato – teoricamente – indipendente e sovrano, diviso però fin da subito in due zone (A e B) rispettivamente sotto amministrazione – militare, è bene ricordarlo – anglo-americana e jugoslava, nell’attesa della nomina di un governatore da parte dell’ONU.

Questa però non arriverà mai, complice il regime di guerra fredda ormai calato nelle relazioni tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, al tempo ancora alleata di Tito. Il futuro del TLT resta così incerto fino al 1954 quando, a seguito della rivolta di Trieste e del memorandum di Londra, la zona A passa all’Italia, mentre la B diventa a tutti gli effetti jugoslava. La questione viene tuttavia definitivamente chiusa solamente nel 1975, con la firma del trattato di Osimo, quando Italia e Jugoslavia riconoscono ufficialmente la rispettiva sovranità sulle ormai ex Zone A e B, stabilendovi il confine di Stato, con il benestare dell’ONU e soprattutto degli USA, che incoraggiavano una normalizzazione dei rapporti con la non-allineata dittatura titina per evitare qualsiasi rischio di riavvicinamento all’URSS di Breznev.

Definitivamente chiusa o, almeno, così sembra. La rinuncia ufficiale ai territori della Zona B, storicamente e culturalmente percepiti come italiani, non viene presa bene dall’opinione pubblica, specie da quella triestina, comprendente molti esuli istriani. Ciò porta alla creazione del movimento politico Lista per Trieste, che ottiene un buon riscontro elettorale, partecipando tra gli anni ’70 ed ’80 anche alle elezioni regionali ed europee.

Il suo programma prevede l’autonomia della provincia e la tutela del suo territorio: una delle clausole di Osimo era infatti la costruzione di un complesso industriale a cavallo del confine italo-jugoslavo. LpT alterna il suo sostegno tra PLI e PSI, per poi passare sotto l’ala di Forza Italia nel ’94. Essa, comunque, non sosterrà mai l’indipendenza di Trieste, limitandosi a chiedere autonomia e l’istituzione di una zona franca per facilitare la circolazione delle merci.

Con il nuovo millennio, a seguito della crisi economica e del senso di insoddisfazione sempre più diffuso in tutta la penisola – in particolare, verso il governo centrale – una parte dell’opinione pubblica, prevalentemente formata da anziani e giovani, rispolvera l’idea originaria di un TLT indipendente, nell’ottica di una sua trasformazione in una specie di paradiso fiscale; una nuova Montecarlo o San Marino. Nel 2011 nasce così il Movimento Trieste Libera, che ha come scopo esplicito la separazione della ex Zona A prevista dal trattato di Parigi, in virtù del suo presunto primato sui trattati – ed i fatti – successivi.

Numerose quanto bizzarre le azioni intraprese nel corso degli anni di attività, tra cui ultima in ordine di tempo una manifestazione di fronte alla sede delle Nazioni Unite a Ginevra, passando per varie richieste di risarcimento al Governo ed al Ministero delle Finanze per le tasse riscosse, fino ad arrivare ad un nullaosta per lo svolgimento del referendum sulle trivelle dell’aprile 2016. Entrando nel merito della questione, curioso è il modo in cui il Movimento si appelli al diritto internazionale per far valere i propri interessi, considerando tuttavia a suo piacimento valevoli o no i diversi atti internazionali, come lo stesso trattato di Osimo.

In secondo luogo, non si cura per nulla dell’argomento de facto dello stesso diritto internazionale: ad esempio che l’esercito jugoslavo abbia fin dal principio occupato la zona B senza mai garantirne l’indipendenza – e che Tito stesso non abbia mai nascosto le sue mire sul territorio – viziando quindi la sua nascita, o come l’Italia stessa abbia preso formalmente possesso della zona A in seguito al memorandum di Londra tramite l’invio di forze armate terrestri, marine ed aree, con l’esplicito assenso delle stesse potenze che avrebbero dovuto garantire l’integrità del fantomatico TLT.

L’ultimo risultato elettorale, più che deludente con il candidato sindaco ultimo tra tutti come numero di preferenze, evidenzia come l’ideale del TLT sia ora percepito più che altro come simbolo di appartenenza ad una città dalle caratteristiche storiche peculiari, più che per una vera e propria volontà popolare diffusa di distaccamento dall’Italia. Ciò nonostante, cavalcando l’onda mediatica del referendum catalano, è stato proprio l’ex candidato Vito Potenza a dare il via, lo scorso ottobre, ad un ciclo di seminari intitolato “training autogeno per controllare lo stress da indipendentismo”. Che si possa parlare di (in)dipendenza?

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About Nicolò Brugnera 20 Articles
Studente del secondo anno di Scienze internazionali e diplomatiche, ho deciso di scrivere per Sconfinare prima ancora di iscrivermi all'università. Sono anche chitarrista, allenatore di canottaggio e degustatore di bevande alcoliche non professionista. Nel (poco) tempo libero dormo. Scherzo, sono candidato per le amministrative della mia città.

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