Tribune politiche e televisioni: com’erano e come sono

Frame preso dal video youtube "Marco Pannella sulla Libertà Sessuale a Tribuna Politica (1976)".

Un politico – seduto su un scranno scomodo e spoglio – risponde ad affilate domande in una posizione di inferiorità di fronte ad una schiera di giornalisti pronti a bersagliarlo. E’ lui contro gli agenti dell’informazione. Non si sottrae, non evita determinate domande utilizzando l’artificio del giro di parole o delle frasi fatte. Risponde difendendo i propri valori con calma veemente e ragionato giudizio. Fantascienza? No, bensì la realtà molto datata di “Tribuna Politica” una rubrica televisiva andata in onda dagli anni sessanta fino a metà degli anni ottanta. L’idea, rivoluzionaria per l’epoca, è da ricondurre al presidente Amintore Fanfani; il quale voleva far sì che la classe politica venisse realmente conosciuta dalle grandi masse votanti. Il format era finalizzato alla piena comprensione – da parte delle famiglie italiane in poltrona – di alleanze, programmi e proposte politiche dei candidati.

Guardando vecchi video di queste trasmissioni balza all’occhio una differenza inoppugnabile rispetto alle nuove tribune politico-elettorali: il rispetto tra le parti. Gli intervistatori difatti, dopo aver posto doverose e taglienti domande, lasciavano che il candidato elaborasse il proprio ragionamento e, senza fare troppa attenzione alle tempistiche mediatiche, lo ascoltavano interessati. Non vi era conflitto violento e soprattutto i candidati venivano presi in esame uno alla volta, in modo tale che lo spettatore non dovesse destreggiarsi tra le di questi urla belluine, e potesse riconoscersi nelle parole e nelle idee proposte.

Il divertimento, ovviamente, non era una prerogativa di queste tribune politiche e la tematica principale si identificava nella comprensione di ciò che era ed è realmente l’arte del governo a livello ideale. Questo portò inevitabilmente la trasmissione condotta da Jader Jacobelli alla soppressione; l’obiettivo infatti, col passare degli anni, non diventò fare informazione bensì dare spettacolo e accrescere l’audience – e di conseguenza i profitti dell’emittente.

Lilly Gruber, giornalista e conduttrice di “Otto e mezzo”.

Messa da parte la componente economica, la differenza fondamentale fra le vecchie tribune della politica e le nuove è un’altra ed è riconducibile all’obiettivo perseguito dall’intervistato. Se infatti tempo fa la massima era dimostrare di avere idee migliori della controparte, ora ci si concentra più che altro sullo screditamento dell’avversario politico. Numerose volte si osservano quindi onorevoli e ministri iniziare a rispondere alle domande in modo pertinente e corretto, per poi cadere rovinosamente nella critica verso esponenti di partiti avversari. Una sorta di critica a prescindere in cui – seguendo il principio del mors tua vita mea – se non si ha una risposta convincente ad una domanda, l’escamotage da mettere in atto è quello dell’offensiva verso terzi.  In tal senso un esempio lampante ce lo offre l’on. Alessandro di Battista intervistato ad “Otto e mezzo” da Lilly Gruber. L’esponente grillino, ad una domanda dell’ ex front-woman del Tg2 riguardante la gestione logistica dell’Urbe, risponde attaccando la passata amministrazione di Roma e citando la tanto dibattuta questione di Mafia Capitale. Questa è senz’altro un’abilissima mossa di un fine pensatore dei giorni nostri, ma a livello effettivo la domanda della giornalista de La7 cade nel dimenticatoio e lo show continua imperterrito senza alcuna risposta pertinente a precisa interrogazione.

E’ infatti di show che si parla, e pare quasi che – tolte alcune mirabili eccezioni – la finalità effettiva delle “nuove” tribune politiche sia diventata quella di tenere lo spettatore incollato allo schermo, al di là che questi abbia un accrescimento della propria consapevolezza sulle tematiche nazionali o internazionali trattate dalle trasmissioni sovracitate. Interessante osservare inoltre come i tempi di risposta, una volta dilatati e coordinati nel rispetto delle esigenze esplicative degli intervistati, ora vengano ridotti al minimo – in modo tale che l’astante non si annoi e non cambi canale, facendo perdere punti audience, o likes, al programma in onda.

Arturo Michelini alla Tribuna Politica,1960. (Wikipedia)

A livello filosofico Marshall McLuhan, sociologo e professore universitario canadese, distingueva i media dividendoli in due categorie: media “caldi” e media “freddi”. I primi – secondo McLuhan – non lasciano molto spazio da colmare al fruitore; i  media “freddi” invece implicano un alto grado di partecipazione da parte del pubblico. La radio sarebbe insomma un medium caldo, mentre la televisione un medium freddo; e a fare la differenza è ovviamente l’immagine. Tuttavia, le tribune politiche attuali e le discussioni trattate in esse hanno reso la televisione un medium caldo: il linguaggio è diventato terribilmente immediato ed i ragionamenti hanno lasciato spazio alle contese. Il fruitore non trova più uno spazio da colmare, non riuscendo ad sviluppare una propria idea.

Interessante è inoltre la concezione degli obiettivi della televisione che ci fornisce Umberto Eco; egli divide la televisione in paleo-televisione e neo-televisione. La prima avrebbe un indirizzo educativo e informativo mentre la seconda si identificherebbe principalmente nella funzione di intrattenimento. Una considerazione non secondaria è proprio quella riguardante l’intrattenimento e lo show, che sembra al giorno d’oggi l’unico obiettivo conosciuto e rincorso dalle varie emittenti. Se una volta infatti la funzione principale del tubo catodico era educativa e d’informazione ora, anche per programmi di carattere politico e d’inchiesta, pare ci si trovi di fronte ad una finalità riconducibile all’intrattenimento e alla spettacolarità in cui a farne le spese è il contenuto. L’audience insomma è il deus ex-machina e si predilige che lo spettatore abbia un prodotto attrattivo e di gradimento estetico, piuttosto che un prodotto informativo e di qualità.

Ti potrebbero interessare anche:

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: