The Troubles & Northern Ireland: conseguenze di Hard Border

Londonderry  e lo spettro dei troubles, nuovi problemi per il Regno Unito

di Mattia Pojani

Passeggiando lungo le strade di Derry (o Londonderry), in Irlanda del Nord, non è raro imbattersi in alcuni cartelli stradali imbrattati dai writers. Nessuna forma d’arte particolarmente elaborata. Solamente una linea nera tracciata con la vernice spray, a cancellare il prefisso London dalla denominazione della città. Modi diversi per riferirsi a quest’ultima che rispecchiano l’essenza di due realtà culturalmente distinte. Da un lato la comunità cattolica irlandese, in parte fieramente nazionalista e repubblicana, dall’altro la comunità protestante, legata al Regno Unito (Unionista) e fedele alla Corona. Una semplice linea nera che, nonostante tutto, traccia un solco profondo nella società nordirlandese.

 Di ben altro spessore sono invece i murales della People’s Gallery, nei pressi del quartiere cattolico di Bogside, raffiguranti i drammatici eventi e i protagonisti legati agli odi settari che caratterizzarono l’Ulster negli ultimi decenni del secolo scorso. Proprio qui, all’ingresso del quartiere, un’imponente dicitura riveste la parete di una casa: “You are now entering Free Derry”. Il messaggio è chiaro: sebbene il tempo abbia in parte riconciliato il Paese, la storia non si cancella. Lungo queste vie infatti, il 30 gennaio 1972, l’esercito inglese aprì il fuoco contro i manifestanti di un corteo per i diritti civili, uccidendo quattordici persone. Passò alla storia come il Bloody Sunday e determinò l’inizio delle tensioni (denominate “the Troubles”) che sconvolsero l’Irlanda del Nord e che negli anni successivi, fino all’accordo di Venerdì Santo del 1998, causarono la morte di più di tremila persone.

Manifestazione davanti al Parlamento inglese. (Credits: wikipedia)

Unionisti, Repubblicani, gli attentati dei paramilitari dell’IRA (Irish Republican Army), le violenze dell’esercito inglese e della polizia nord-irlandese sono divisioni e scontri che potrebbero tornare. Sembravano scenari appartenenti a un passato ormai lontano, ma i risvolti della politica internazionale pare abbiano riaperto ferite mai del tutto rimarginate.

20 gennaio 2019. Sono da poco passate le 20 quando un’autobomba esplode a Bishop Street, a Derry. Fortunatamente non ci sono né vittime né feriti coinvolti nell’esplosione, ma purtroppo non si tratta solamente di una coincidenza. È una telefonata anonima, infatti, ad avvisare la polizia del pericolo dieci minuti prima dell’accaduto, permettendo così alle forze dell’ordine di sgomberare la zona. Tutti i sospetti ricadono sui nazionalisti irlandesi della New IRA, gruppo estremista che si richiama all’omonimo movimento paramilitare del passato, il quale, infatti, era solito allertare la polizia prima dei numerosi attentati che, tra gli anni ’70 e gli anni ’90, fecero piombare nel caos l’Irlanda del Nord.

E proprio secondo il vicecapo della polizia, Mark Hamilton, “è stato un chiaro tentativo di uccidere” ed ha aggiunto: “La Nuova Ira, come la maggior parte dei gruppi repubblicani dissidenti nell’Irlanda del Nord, è piccola, in gran parte non rappresentativa e determinata a riportare la gente indietro dove non vuole tornare”. E mentre tutte le fazioni politiche, senza eccezioni, condannano fermamente l’accaduto, ci si domanda quale possa essere la causa dei disordini. L’ipotesi più accreditata pare sia quella secondo cui, alle radici del gesto, ci sia il timore di un possibile reintegro del confine fisico tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda. Il rischio è alto, ed è anche per questo la leader britannica Theresa May sta lavorando instancabilmente su più fronti per giungere a una soluzione che, purtroppo, sembra ancora lontana.

Nuovi e vecchi confini: i troubles sembrano non finire mai. (Credits: wikipedia)

La prima sconfitta per la Premier inglese era arrivata il 15 gennaio di quest’anno, quando la Camera dei Comuni aveva bocciato con 432 voti a sfavore (contro i 202 a favore) il piano di uscita dall’Unione Europea, concordato a novembre con Bruxelles. Per quanto concerne il confine irlandese, l’accordo prevedeva il concetto di Backstop, ovvero l’attuazione di diverse misure per evitare che venisse eretto un Hard Border, sia dal punto di vista sociale che economico. Formula non gradita né dai sostenitori della Brexit, che la ritengono una contraddizione rispetto le finalità di quest’ultima, né dagli Unionisti nordirlandesi, esclusi in questo modo dal resto del Regno Unito. Per scongiurare le conseguenze della Brexit senza accordo, la May ha provato nei giorni scorsi ad intraprendere un dialogo con la Repubblica d’Irlanda, proponendo una trattativa bilaterale tra i due Paesi in merito all’accesa questione del confine. Ma anche in questo caso la Premier ha incassato un “No” secco da parte del vicepremier e Ministro degli Esteri irlandese Simon Coveny, lasciando intendere che l’Irlanda non è disposta a dissociarsi dalla linea della Commissione europea per ciò che riguarda la Brexit, tantomeno a rivedere le condizioni dell’accordo inerenti alla frontiera.

 All’orizzonte, dunque, aleggia lo spettro di un confine difficile, che vanificherebbe anni di riappacificazione tra le due comunità e potrebbe essere il preludio di nuovi anni di terrore. Dal governo inglese arriva l’ordine di addestrare soldati inglesi e scozzesi, da inviare sull’isola nell’ipotesi in cui la situazione degeneri in seguito ad un mancato accordo tra le parti: prospettiva che rischia di condurre il Paese sull’orlo di rivivere l’incubo dei Troubles.

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