Tutto quello che non c’è da dire sulla Siria

Questo non è un articolo che vi dirà cosa si può pensare sulla Siria. Le confuse righe che sto per spalmare su questa pagina non sono altro che una denuncia, non di un regime, non di una guerra, bensì di una stampa approssimativa e scorretta.

Un cittadino desideroso di farsi un’opinione utilizzando, com’è più probabile, principalmente un solo canale d’informazione, non noterà nulla di strano: sembrerà che Damasco stia vivendo una grave crisi di regime, dovuta al risveglio delle violente necessità democratiche di una popolazione incoraggiata ad uscire dalla sua condizione di minorità dopo i seducenti colpi di frusta della primavera araba. Qualora però lo sciagurato ficcanaso decidesse di confrontare, così, per noia, qualche giornale in più, qualche testata estera, si troverebbe a sbattere il muso contro evidenti contraddizioni.

È successo a me. Girovagavo con ingenuità fra notizie in lingue diverse cercando di stabilire quale nazione avesse il giornalismo più dettagliato e sagace, più arrogante e di qualità; invece ho scoperto che esiste un solo giornalismo, ma due guerre distinte. Eh sì, a quanto pare c’è un vecchio proverbio che viene scalzato da una versione più recente: «giornale che vai, guerra che trovi».

C’era, ad esempio, chi descriveva una guerra prevalentemente via terra (Corriere della Sera) e chi invece parlava con slancio di un conflitto combattuto in modo predominante nei cieli (BBC).  Dettagli? Io non credo, piuttosto le vedo come imprecisioni allarmanti.

Ad ogni modo, la cosa che più sconcerta è l’esistenza di due linee di pensiero, entrambe parimenti sostenute: la prima sottolinea il già citato risveglio delle masse mediorientali, mentre la seconda fa emergere una linea complottista, che vede gli onnipresenti USA a tirare le fila dei giochi.

C’è chi afferma che l’Occidente stia cercando di cancellare l’era Assad al fine di spezzare, o quantomeno indebolire, l’asse Iran-Russia-Cina. Allo stesso tempo l’altra metà della classe punta il dito contro un Occidente che, secondo loro, al di là delle smorfie di facciata, sostiene ed anzi negozia con il dittatore sanguinario al fine di assicurarsi gli approvvigionamenti di petrolio e gas derivanti da quei oleodotti che, nati negli Stati del Golfo, passano proprio – e necessariamente – attraverso la Siria.

Ai sostenitori della tesi della rivolta popolare, si sente spesso dire che uno dei motivi principali dello scoppio dei disordini è la grande tensione derivante dalla mal sopportazione vigente fra le numerose diverse etnie religiose conviventi sul territorio. Pare che noi occidentali abbiamo acquisito il vizio di ridurre ogni problematica mediorientale ad una dimensione religiosa, il che è un po’ fazioso oltre che tristemente riduttivo. In secondo luogo tale discorso sembra particolarmente goffo se associato ad un paese notoriamente laico, che vede presenti sul suo suolo anche realtà cristiane, sempre pacificamente accettate. Curiosamente, la stessa moglie di Assad – che fa parte della minoranza alawita – è di confessione sunnita.

Insomma a chi credere? Da una scrivania italiana è impossibile stabilirlo. L’unica cosa che si riesce a comprendere con facilità è la debolezza del giornalismo odierno.  Per il 2010, quindi l’anno prima che scoppiasse la crisi in Siria, l’archivio del Corriere della Sera conta solo quattro articoli incentrati su Assad ed il suo Paese, e nessuno di questi è focalizzato sulla politica interna. Effettivamente, spulciando l’archivio per tutta la durata della presidenza del leader siriano, non si trova nessuno scritto che denunci le condizioni del popolo siriano. Nessuno. Ed ora nemmeno. Non esistono articoli che raccontino come viva un cittadino siriano, non esistono articoli che riportino le richieste dei ribelli. Tutto quello che la stampa ci dà ogni giorno è una vuota cronaca dei bombardamenti ed un nudo, asettico, muto aggiornamento sul numero dei morti.

Chiudete pure i vostri vecchi vuoti giornali, pretendetene di nuovi.

About Veronica Andrea Sauchelli 15 Articles
Veronica è un'idealista persa determinata a diventare giornalista. Oltre a quella per la scrittura, ha una grande passione per la fotografia.

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