UE-USA: una (inter)dipendenza necessaria?

Da sinistra a destra: Jean-Claude Juncker, Donald Trump e Donald Tusk (Credits to Wikimedia)

Washington, Bruxelles e un legame apparentemente inscindibile.

Insieme rappresentano quello che per tutti è l’Occidente, malgrado il momento storico ponga su tale entità politica e geografica qualche dubbio di fondo. L’Europa e gli Stati Uniti condividono una storia di amicizia, alleanza e collaborazione economica da più di 70 anni, benché non siano mancate e non manchino tuttora delle divergenze tra Washington e il Vecchio Continente. Quest’ultimo è vissuto nel corso della Guerra Fredda sotto l’ombrello nucleare statunitense, il quale ha allargato il suo raggio di “protezione” fino al Mar Baltico e al Mar Nero in seguito al crollo del blocco comunista e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Durante l’era bipolare, l’Europa si trovava divisa a metà, tra quella “capitalista e democratica” del blocco atlantico e quella socialista del Patto di Varsavia.

La fine del comunismo ha aperto dunque nuovi scenari, ha permesso la nascita dell’Unione Europea, sancita dal Trattato di Maastricht e ha allargato la partecipazione a molti stati che in precedenza facevano parte del blocco sovietico ed erano governati da regimi comunisti. Maastricht ha dato vita anche all’unione monetaria, creando la valuta comune, l’Euro, portando avanti il processo di integrazione europea. La globalizzazione ha ampliato le vie del commercio mondiale, grazie anche alla nascita del WTO e creato nuovi mercati, permettendo lo sviluppo di paesi del terzo mondo.

L’alleanza tra l’America e l’Europa non è comunque mai sembrata in discussione, benché sia necessario declinare questo partenariato nei suoi settori più vitali e importanti: in campo economico, Europa e Stati Uniti sono interdipendenti poiché ognuno rappresenta un mercato importante per l’altro e occorre sottolineare la continuità di queste salde relazioni, nonostante la crisi economica del 2008 e la difficile ripresa economica in Europa. Si pensi all’ipotesi, al momento congelata, di un trattato di libero scambio tra l’area UE e gli USA e alla stessa volontà del Presidente Trump di escludere la prima dalle misure protezionistiche attuate di recente in funzione anti-cinese. La partnership atlantica non è in discussione.

Il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, in visita in Polonia nel 2014 (Credits: NATO North Atlantic Treaty Organization / Flickr)

Più complesso è il quadro politico, dove le istituzioni dell’Unione Europea si dimostrano ancora molto carenti a causa del peso e della volontà dei singoli stati membri: essi si riconoscono parte dell’Unione, ma agiscono in qualità di singoli stati nazionali a tutela dei loro interessi. Ne è esempio la Francia di Macron, il quale ha allacciato rapporti di fiducia con il presidente americano, invitandolo alla parata militare del 14 luglio a Parigi e ha stretto numerosi accordi commerciali con la Cina nel suo ultimo viaggio in visita a Pechino, non certo in qualità di rappresentante di Bruxelles.

In campo strategico, permane un grosso punto di domanda e il motivo è semplice: la NATO dopo la caduta del blocco sovietico, si è allargata e ha incluso all’interno dell’Alleanza Atlantica quasi tutti i paesi dell’Europa orientale, in precedenza membri del Patto di Varsavia. Essa dunque ha inglobato l’intera Europa, perseguendo il fine di “contenere” la Federazione russa e operando in determinati scenari di guerra come la Jugoslavia e la Libia, coinvolgendo in primo luogo i singoli stati membri dell’Alleanza Atlantica.

Pochi mesi fa è stato avviato il progetto di un Esercito Europeo, idea che tuttavia pare differire e non di poco dal vecchio piano militare affossato negli anni ’50, al principio del processo di integrazione europea. Difficile che le due alleanze si possano sovrapporre e inevitabilmente prevarrebbe la NATO, segno evidente della dipendenza in senso strategico dell’Europa dagli Stati Uniti, alla quale essa sembra non voler rinunciare in un momento in cui il sogno federale appare momentaneamente arenato. La creazione di un super-stato federale però, comporterebbe la necessità per Bruxelles di acquisire indipendenza strategica e dunque politica dagli Stati Uniti.

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