Un continente affamato di scuola

L’Africa e le sfide dell’istruzione

Per poter realizzare l’ambizione di Mandela manca ancora molto. Garantire a tutti i bambini e le bambine del mondo l’istruzione elementare è uno degli obiettivi del millennio dell’Onu. L’aspirazione è di poterlo raggiungere entro il 2015. Ma nelle scuole africane continua a esserci un forte squilibrio tra il numero potenziale di studenti e quello effettivo: molte famiglie, soprattutto nelle zone rurali, non mandano i figli a scuola. Scarseggiano anche gli insegnati: in pochi mirano alla carriera di docente, poco remunerativa, e così molti Stati africani sono costretti ad assumere persone che non hanno i requisiti professionali per stare dietro a una cattedra. In Ghana, per esempio, ben il 38 % dei maestri non possiede alcun tipo di qualifica.

Oltre al problema del reclutamento del corpo docente, vi è anche l’ostacolo linguistico. Per l’insegnamento di alcune materie, tra cui matematica e scienze, si insiste sull’ uso dell’inglese ma molti insegnanti non possiedono neppure le competenze linguistiche per poterla insegnare. Infatti, per lo più, si parla in afrikaans. E per una scuola che vuole confrontarsi con il mondo, l’uso del dialetto non è abbastanza.

Un altro problema è la dipendenza dagli aiuti degli Stati stranieri e delle loro fondazioni private. Il ministro dell’Istruzione sudafricano Motshega si è rivolto recentemente alla Shuttleworth Foundation per ottenere finanziamenti mirati a garantire i libri di testo per gli ultimi anni della scuola elementare. Per supplire alla carenza di materiale scolastico (libri, penne, matite e quant’altro) 6 Paesi africani – Lesotho, Namibia, Seychelles, Zambia e Trinidad e Tobago, Stati in cui opera l’agenzia intergovernativa Commonwealth of Learning –  hanno deciso di condividere il materiale scolastico, attraverso uno scambio periodico.

Altra importante iniziativa è stata quella intrapresa dal governo etiope nella costituzione di «classe vaganti»: sono gli insegnanti a spostarsi per poter raggiungere i posti più remoti e per garantire a tutti le competenze minime di lettura e scrittura. Attraverso questo sistema, il numero di bambini che in Etiopia ha avuto accesso all’istruzione primaria è aumentato in modo esponenziale, dai 2000 degli anni ’90 agli attuali 28.000.

Nonostante gli sforzi siano notevoli, costruire un’istruzione pubblica davvero efficiente resta difficile. Chi può permetterselo continua a iscrivere i figli nelle scuole private. Nella stessa Etiopia, in Namibia e in Uganda, la percentuale d’iscrizione a questi istituti è vicina al 100%. Certo, il cammino è ancora lungo, ma l’impegno per poter realizzare l’obiettivo della universalizzazione dell’istruzione primaria entro il 2015 non può cessare adesso.

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1 Comment on Un continente affamato di scuola

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