Un reato è sempre un reato, anche quando è “umanitario”

Una risposta a Roberto Saviano

Quello dell’immigrazione è oggi più che mai un tema scottante: mentre gli sbarchi continuano, nei palazzi del potere il dibattito su cosa fare delle migliaia di disgraziati giunti sulle nostre coste si fa sempre più duro. Da ogni parte si moltiplicano le voci, ingigantite dalla grancassa di una campagna elettorale perenne, che chiedono di porre un freno ad un fenomeno che ormai pare incontrollabile; ed è ascoltando queste voci che la politica ha puntato il suo occhio onnisciente sulle ONG, gli enti non governativi il cui naviglio batte da mesi il Mediterraneo in cerca di (più di) qualcuno che ancora si possa strappare alle onde.

Le ultime due settimane, in particolare, hanno segnato un punto di svolta nella relazione tra governo e organizzazioni umanitarie. Incaricato dall’esecutivo, il “capospia” (così lo definisce il New York Times) Marco Minniti ha stilato un codice di condotta da seguire nelle future operazioni di recupero in mare; tra le provvigioni più discusse del documento, quella che vorrebbe un agente di polizia giudiziaria, con la propria arma d’ordinanza, a presidiare i vascelli delle ONG, col fine dichiarato di accertare la regolarità delle azioni intraprese e individuare i trafficanti direttamente a bordo.

Finora, di 10 ONG operative nel Mare Nostrum, solo 3 hanno sottoscritto il codice, mentre una quarta, la maltese MOAS (Migrant Offshore Aid Station) ha segnalato la propria intenzione di aderire. Grande assente risulta essere Medici Senza Frontiere; ed è con questa che Saviano si schiera apertamente in un articolo apparso su La Repubblica.

Prima di proseguire, è doveroso far presente al lettore che in questa sede non verrà espresso alcun giudizio in merito alle attività, reali o presunte, di MSF o di qualsiasi altra organizzazione; comporre una situazione così complessa sta eventualmente alla magistratura, e sebbene ciascuno sia in diritto, analizzati i fatti, di formarsi un proprio parere, è ad essa che spetta emettere un verdetto definitivo e vincolante. Tornando dunque a Saviano, egli non manca come già detto di prendere una posizione netta: “Io sto con Medici Senza Frontiere, dichiara in apertura del suo pezzo. “Lo voglio dire ed esprimere chiaramente in un momento in cui sta avvenendo la più pericolosa delle dinamiche, ovvero la criminalizzazione del gesto umanitario.

Principali rotte di migranti nel Mediterraneo e vittime che hanno perso la vita, 2014 (Wikipedia)

Nell’asserire quanto sopra, lo scrittore napoletano è egli stesso giudice, giuria e carnefice; ciò che si evince dalla sua frase, di per sé piuttosto pesante, è la mancanza di una prospettiva realmente elastica sulla questione umanitaria in particolare e migratoria in generale. La sentenza è già stata emessa: le ONG non hanno che un ruolo minore in un’emergenza che rischia di disfare il tessuto sociale del Paese, che anzi è il solo colpevole; e seppure v’è una qualche loro responsabilità, se anche non hanno seguito quanto prescritto, le ONG – questa l’implicazione – sono ugualmente innocenti, poiché hanno agito senza dubbio per spirito di carità. Vien da chiedersi quale sia la percezione che Saviano ha del diritto, posto che esso, piaccia o meno, considera e deve considerare, a fronte di un possibile reato, i fatti molto prima delle intenzioni, che certo sarebbero per tanti un’ottima scusante.

L’articolo va avanti sostenendo che, nel suo rifiuto di adeguarsi al codice Minniti, MSF difende la propria neutralità, e che la presenza di agenti armati sulle sue navi sarebbe “la fine di questo principio“. Questo perché “a Mosul, ad Haiti, in Congo, i soldati di qualsiasi esercito lasciano le armi fuori dai presidi di Msf”. Non ammettere a bordo gli agenti significa, nelle parole di Saviano, far sapere che MSF “non nasconde soldati sotto le sue pettorine, non è un luogo per indagini, ma solo di soccorso”.

Ma non è un paragone un po’ azzardato, quello tra alcune delle peggiori zone di guerra del pianeta e una nave al largo del Mediterraneo? E tra un soldato, che so, dell’ECOMOD, armato di tutto punto, e un italico poliziotto, munito al più della sua calibro 9? Si dovrebbe notare, in effetti, l’accortezza di impiegare per questi compiti di supervisione la Polizia, piuttosto che i Carabinieri, che dopotutto soldati lo sono davvero. Ed è lo Stato, non MSF, a farsene carico, senza che si debba ingannare nessuno; che poi singoli appartenenti alla forza pubblica siano in grado da soli di mettere in piedi un’indagine (su chi, se non sui trafficanti?) sembra francamente inverosimile. Cosa si ha da temere, allora?

Saviano torna poi alla carica, parlando nuovamente di un “reato umanitario” frutto di una paura alimentata per bieche finalità elettorali da personaggi come il cinquestelle Di Maio o il leghista Salvini. Non si può certo negare che il secondo, in particolare, abbia trovato nella questione migranti un grande cavallo di battaglia, e che la sua sia una visione strettamente unilaterale di un problema che, come tutti i problemi, non si può guardare da una sola angolazione. E tuttavia, il giornalista cade nella stessa trappola di cui Salvini&co. sono stati e continuano ad essere felici vittime: la spiegazione che viene data a chi legge in merito al diffondersi di questo clima senz’altro ostile si ferma alle accuse (davvero serviva bollare l’ultimo post di Salvini “ridicolo”?) senza davvero interrogarsi sulla possibile esistenza di altre ragioni alla base di questa prospettata pandemia del terrore.

Ma basta fare un giro su Google per comprendere che il timore dei migranti c’è, e non è ingiustificato; se dunque si volesse rendere un servizio a tutti, cittadini e immigrati, sarebbe il caso di mettere le cose in prospettiva, cercando di contrastare coi fatti una percezione magari ingigantita del fenomeno, o avendo quando necessario l’onestà intellettuale di prendere atto di determinate situazioni e delle loro cause profonde.

Una nave della marina irlandese soccorre un barcone di migranti nel corso dell’Operazione Triton, 2015 (Irish Defence Forces/Wikipedia)

Tutto questo, nello scritto preso in analisi, semplicemente manca; c’è invece la solita argomentazione, cara alle sinistre di tutto il mondo, che i migranti non sono che il gigantesco capro espiatorio delle colpe delle classi politiche internazionali. Sicché, ci dice Saviano, i tanti pover’uomini arrivati in Europa sono tacciati di ogni cosa, “anche quando i dati ci smentiscono”. Non si sa però quali siano, questi dati. E allora, chi scrive si permette di presentarne di propri: come lo studio ConfCommercio, pubblicato a novembre, che individuava una correlazione diretta tra immigrazione e criminalità, asserendo che un incremento della popolazione straniera pari all’1% equivale ad uno dello 0,4 nel tasso di delinquenza, e che il numero di carcerati per mille abitanti, tra gli immigrati regolari, è di 8,5, circa il doppio della media tra i cittadini.

E ancora, i dati ISTAT di giugno, che sostengono che dal 2014 il tasso di occupazione dei lavoratori stranieri è cresciuto ad un ritmo più sostenuto di quello dei lavoratori italiani, con un divario complessivo del 2,8% a favore di questi ultimi. Certo non è questo che tanti vorrebbero leggere; ma il silenzio di una parte, aldilà delle sue ragioni, lascia campo libero alla voce dell’altra. E più il tempo passa, più cresce il sospetto che si taccia perché non si ha niente da dire, a scapito, di nuovo, dei cittadini, degli immigrati, e di una informazione corretta e scevra di partigianerie infantili e nocive.

Saviano tuona poi contro Renzi che, dice, avrebbe voluto vedere scagliarsi contro le vendite di armi italiane nelle aree più calde del globo con la stessa veemenza con cui lo ha fatto contro le ONG. È pur vero che, già ad aprile di quest’anno, la sempre florida industria bellica del Bel Paese ha registrato un aumento degli export pari ad un impressionante 85%; ma in questo dato vanno inclusi gli oltre 7 trilioni di dollari corrisposti dalle monarchie del Golfo Persico per l’acquisto dei caccia Eurofighter Typhoon, per circa la metà dei guadagni complessivi.

Quanto poi alle armi leggere, che sono indubbiamente il vero oggetto del contendere, sembra si voglia far passare l’idea che esse vengano distribuite senza controllo alcuno a tiranni, insorti e sovversivi, soprattutto in Africa, come lo stesso Saviano sottolineava qualche settimana fa in un post sulla sua pagina Facebook; in realtà, il nostro mercato degli armamenti è tra i più regolamentati al mondo, e sembra sfuggire che molte delle armi esportate si vendano per le forze di polizia o per eserciti regolari sicuramente più credibili (e controllati) di qualsiasi formazione armata.

Non si salva neppure Minniti, che da par suo nulla ha fatto per richiedere un aumento della quota del PIL (ad oggi lo 0,17% del totale) destinata ad “aiutarli a casa loro”: non un’argomentazione scorretta, anzi; ma senza un termine di paragone concreto, un conto complessivo di come il PIL viene ripartito, il dato è al meglio poco utile, al peggio fuorviante. La spesa probabile per l’accoglienza ai migranti sarà nel 2017 pari a 4,6 miliardi di euro (lo 0,27 del PIL, dati Sole 24Ore); serve allora il coraggio di chiedere che quel flusso di denaro di sposti dall’accoglienza ad un piano di investimenti concreto e quanto più possibile leggero per le casse pubbliche; non si può pretendere, d’altronde, di avere l’una e l’altra cosa, anche solo perché il denaro speso per un’attività è altrettanto sottratto ad un’altra, sempre.

Logo dell’ONG tedesca Jugend Rettet, la cui nave Iuventa è stata recentemente posta sotto sequestro dalle autorità italiane per presunti contatti con gli scafisti.

Ancora, nel 2015 le uscite per il welfare ammontavano al 54,13% (Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali), una cifra nel suo insieme colossale. Ma Saviano sa bene che chiederne una riduzione, tanto più per finanziare progetti di sviluppo all’estero, sarebbe semplicemente impensabile; lo stesso vale più o meno per qualsiasi altra voce di spesa dei conti pubblici, che da tempo languiscono nonostante i tagli apportati in ogni dove da tutti gli esecutivi succedutisi negli ultimi anni.

Si viene dunque a parlare dell’ultima grande accusata: l’Unione Europea. Nonostante le molteplici promesse di sostegno all’Italia, ad oggi poco e nulla si è fatto per alleggerire la pressione esercitata sul Paese dai flussi migratori; in compenso, Francia e Spagna hanno chiuso i loro porti. Non proprio un grande spettacolo di unità, ma tant’è; non si può quindi che dare ragione a Saviano, pur in una misura contenuta, quando afferma che le ONG fanno il lavoro dell’UE e dei suoi Stati membri.

In un vademecum sulla questione, l’UNHCR denota che, dall’inizio del 2017, circa il 33% dei migranti giunti in Italia è stato recuperato da organizzazioni non governative: un contributo di cui bisogna riconoscere il merito, ma comunque largamente inferiore a quello delle varie forze marittime italiane e della missione UE Frontex, pure sostenuta in buona parte da naviglio italiano. Se dunque le cose stanno così, ha davvero senso parlare di “reato umanitario”? Semplicemente, no. Perché parlarne implica che si voglia fare della pietà un crimine, e lo si voglia fare per spocchia, per una qualche ripicca verso tutto ciò che è buono e giusto. Invece, si vuol cercare di regolare un fenomeno ormai insostenibile, e si vuol farlo per salvare il salvabile da una situazione ai limiti del possibile. Se c’è chi, come Saviano, non vuol capirlo, e magari può ancora permettersi il lusso dei princìpi, buon per lui: a tutti gli altri restano i fatti desolanti di un momento storico che, marxianamente, pare una commedia.

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19 anni. Laziale di nascita, friulano d'adozione. Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il Polo Universitario di Gorizia.

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