Un sorso di Bordeaux: viaggio nella joie de vivre tra vini e bellezze naturali

– di Sabrina Certomà 

Quale meta scegliere per una rapida fuga invernale tra lezioni ed esami? Quali sono le opzioni possibili per due ventenni desiderosi di lasciare l’abitudinaria realtà per qualche giorno, in cerca di un pezzo di mondo da esplorare?

Tra i moltissimi luoghi ancora da scoprire, quest’anno la scelta è ricaduta sulla città di Bordeaux (Burdigala per i romani, ovvero “fonte del ferro”), capoluogo del dipartimento della Gironda e della regione della Nuova Aquitania e, come vi sarà già venuto in mente, conosciuta per l’omonimo vino rosso fruttato. La città, parte della Guascogna, si affaccia sull’Oceano Atlantico ed è attraversata dal lungo fiume Garonna (528 km). È stata riconosciuta patrimonio dell’UNESCO nel 2007.

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Per chi volesse immergersi nell’atmosfera di una tipica cittadina francese, Bordeaux è il posto giusto: chiesette e cattedrali gotiche, brasseries, bar e ristorantini tipici caratterizzano il lungo fiume, fino a giungere alla Cité du Vin, ultramoderno museo del vino, la cui architettura si scontra brutalmente con la più seriosa parte storica della città.

Dall’aeroporto di Venezia voliamo a prezzo modesto sopra la laguna, sopra le Alpi e il confine e, giunti in poco meno di due ore in territorio francese, atterriamo impazienti. Nonostante l’aeroporto della città si trovi nella vicina Mérignac (a soli 13 km da Bordeaux), un rapido ed efficiente sistema di autobus e di tram trasporterà il turista curioso fino al centro della città, per poi dipanarsi in mille viuzze ricoperte di porfido, ognuna conducente a qualche luogo da scoprire.

Bordeaux, a prima vista, ci appare monumentale ed imponente, ma al tempo stesso vivibile ed elegante, così divisa in due dal fiume illuminato dagli artistici lampioni decò. Ciò che risalta immediatamente sono i diversi stili architettonici che la caratterizzano: il dominio inglese durato tre secoli ha infatti lasciato le sue tracce. Testimonianza ne è la centralissima cattedrale di Saint-Andrè consacrata nel 1096, con la Torre Pey Berland aggiunta a parte nel 1440. La maggior parte degli altri edifici fu costruita, invece, quando la città tornò sotto dominio francese, durante il Settecento: l’architetto Nicolas Portier creò nella seconda metà del 1700 i maestosi archi di trionfo visibili all’imboccatura di ciascuna delle vie principali del centro, come la Porte d’Aquitaine, la Porte Dijeaux, la Porte de la Monnaie o ancora la Porte de Bourgogne.

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Questi sono solo alcuni dei luoghi che scopriamo durante la nostra prima passeggiata serale, cominciata dal lungo fiume luccicante. Seguendo le rotaie del tram cittadino raggiungiamo poi Place des Quinconces, la più grande piazza di Francia, nella quale troneggia la fontana dedicata ai Girondini in ricordo della rivoluzione e ci ritroviamo a passeggiare attorno al Jardin Public, il grande spazio verde cittadino. Continuando lungo la via d’acqua arriviamo al centro nevralgico della città: Place de la Bourse (XVIII secolo), simile a Piazza Unità a Trieste, nello stile di Versailles, fronteggiata dal Miroir d’eau (“Specchio d’acqua”) più grande del mondo, che ne rende la pavimentazione un’immensa superficie riflettente di grande impatto visivo.

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Addentrandoci nelle vie più fitte del centro troviamo Place de la Comedie, caratterizzata dalla presenza di due edifici neoclassici: il Grande Theatre (l’Opéra di Bordeaux), progettato dall’architetto Victor Louis e inaugurato nel 1780 (che apprendiamo essere una delle più antiche strutture teatrali europee in legno a non aver mai avuto bisogno di una ristrutturazione) e il Grand Hotel de Bordeaux, illuminati anch’essi da luci natalizie di ogni colore (ecco il vantaggio di viaggiare a fine dicembre!).

Per visitare il quartiere di Bastide, al di là del fiume, superiamo l’imponente Pont de Pierre, il primo ponte sulla Garonna, costruito tra il 1810 e il 1822 sotto Napoleone I e lungo la bellezza di mezzo chilometro, ottimo punto di osservazione di entrambe le sponde della città, e, per quanto possiamo notare, amato dai bordolesi per l’attività fisica giornaliera. Tornando indietro decidiamo di perderci nelle viuzze del quartiere multietnico di Saint-Michel, che ospita una grande piazza e basilica omonime, dove restiamo deliziati dai profumi di cibi delle cucine più disparate: araba, libanese, cinese, giapponese, indiana e così via.

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Per terminare il nostro giro passiamo attraverso la Port de la Grosse Cloche, sulla quale troneggia, come dice il nome, una grande campana illuminata di blu nelle ore serali, che sancisce ancora oggi lo scoccare delle ore e apre la via verso il quartiere di Chartrons.

Il giorno seguente, dopo aver esplorato ogni angolo di Bordeaux, una visita alla Cité du vin ci pare d’obbligo: modernissimo museo del vino inaugurato a fine maggio 2016, che intende celebrare la cultura di tale bevanda in ogni sua sfaccettatura. Perdendoci nei suoi tre immensi piani vaghiamo tra le miriadi di bottiglie in vendita provenienti da tutto il globo (non mancano i vini italiani come il Valdobbiadene di Conegliano!), per poi ritrovarci immersi nella storia culturale del vino dalle epoche più lontane fino ad oggi, attraverso le più disparate attività interattive e sensoriali (video proiettati su schermi avvolgenti, mappamondi parlanti, test olfattivi e tattili, interviste con viticoltori provenienti da ottanta parti del mondo). Un tale viaggio in questo mondo inebriante non potrà che appassionare anche l’astemio più convinto.

Infine, giunti all’ultimo piano (che in realtà è l’ottavo della stravagante struttura) approfittiamo della degustazione, compresa nel biglietto d’ingresso, di uno tra più di duecento vini provenienti da ogni anfratto del pianeta. Qui decidiamo di spaziare da un classico Bordeaux (assolutamente d’obbligo) a un più esotico Fleur d’Abukir, rosato algerino. Mentre ci improvvisiamo sommelier veniamo catturati dalla vista aperta sul fiume e tutta la città, sicuramente meritevole di una luminosa panoramica.

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Dopo due giorni da improvvisati bordolesi, desiderosi di conoscere anche i dintorni della zona, ci troviamo a dover decidere tra il paesino vinicolo di Saint-Emilion, con le tipiche distese infinite di vigneti o, leggermente più a ovest, Arcachon, cittadina turistica dalle mille vie e saliscendi, non tanto interessante per il suo proprio aspetto, quanto perché è nelle sue vicinanze che si è verificato un fenomeno alquanto particolare: la Dune du Pilat.

La scelta ricade su quest’ultima meta, che raggiungiamo comodamente in treno, attraversando le verdi campagne che separano Bordeaux dalla costa. Da Arcachon, in seguito ad un breve tragitto in bus, scendiamo a La Teste-de-Buch (piccolo comune affacciato sull’Oceano) e ci ritroviamo davanti la duna di sabbia più alta d’Europa. Proprio così, la Dune du Pilat è un’enorme duna di deserto che scende sull’Oceano Atlantico, contornata da una verdissima foresta. Dal XVII secolo, i venti hanno trasportato in questo luogo una colossale quantità di sabbia bianca e il risultato è a dir poco incredibile: una duna larga 500 metri da est a ovest e lunga tre chilometri da nord a sud, alta tra i 100 e i 120 metri.

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Trovarsi davanti a un simile spettacolo naturale lascerà a bocca aperta anche il turista più preparato. Attorniati da numerosi altri escursionisti altrettanto meravigliati, ci togliamo le scarpe (pur essendo il 29 dicembre) e cominciamo l’ardua scalata di questa morbida montagna. L’odore salmastro della sabbia e dell’Oceano, la frescura della sabbia sulla pelle e l’impressione di essere parte di qualcosa di più grande accompagnano la salita: il panorama dalla cima è letteralmente mozzafiato. La distesa infinita dell’Oceano ci si apre davanti agli occhi, in tutte le direzioni, lo sguardo non sa da che parte posarsi. Per di più, l’orario è quello giusto per il godimento di un perfetto tramonto le cui tinte non svaniranno per lungo tempo dalla mente: rosa, rosso, giallo, arancione, in tutte le loro sfumature. Qualsiasi colore dello spettro iridescente ci esplode davanti, ammutoliti, chi in piedi chi seduto, tutti respirano il momento. Solo al sopraggiungere dell’oscurità ci costringiamo a scendere dalla duna, una nera silhouette che ci lasciamo alle spalle.

Ripartendo, l’impressione è quella di aver trascorso troppo poco tempo in questa regione colma di arte, storia ed esperienze da vivere sulla pelle. La disarmante gentilezza dei bordolesi, l’atmosfera un po’ bohémien di una città che si definiva “imprigionata nel suo classicismo” e che invece si riscopre proiettata verso un luminoso futuro grazie alla rinascita architettonica, l’accostamento raffinato tra vini e piatti tipici locali e quell’aria salmastra che ricorda costantemente la presenza dell’Oceano non lontano vi permetteranno di amare l’Aquitania in tutte le sue sfaccettature, regalandovi un’intensa esperienza sensoriale.

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Sconfinare è il periodico creato dagli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste - Polo di Gorizia. La firma "Redazione" indica comunicati, notizie e pubblicazioni speciali curate da un amministratore o da più autori.

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