Una giornata “Internazionale”

Riflessioni di uno Sconfinato in trasferta al Festival della rivista Internazionale  – Ferrara, sabato 1 ottobre 2011

Sono in treno, osservo il paesaggio campestre del polesine, all’imbrunire. Anche se di campestre, persino in questa zona, non è resistito molto. É sera, ma vi è ancora qualche luce del sole, prima che scompaia definitivamente. É lei – la celebre città estense, il primo capoluogo di provincia (non so, se pure quest’identificazione, sparirà…) oltre Po, a sud del Veneto, scendendo verso la Romagna.

É teatro dell’ormai noto Festival giornalistico, contenitore anche di cultura, informazione, musica, incontro e dibattito sui temi cari alla rivista settimanale che fa conoscere ai lettori di casa nostra il meglio della stampa di tutto il mondo. Ecco, questo Festival è il degno ritrovo di tutti coloro – ormai stufi della pochezza, della scarsità della stampa del nostro (Bel)paese – si sono, da più o meno tempo, appassionati alla lettura di Internazionale, alla ricerca di un’informazione più plurale, se non altro più “varia”, da un diverso punto di vista. Ma anche di semplici curiosi, turisti, avvenenti di Festival più o meno noti, amanti del folclore, viaggiatori. Volontari, pacifisti, intellettuali. Guerrafondai, atlantisti, russisti, orientalisti o multilateralisti. Giornalisti più o meno improvvisati (come il sottoscritto!). Tanti giornalisti (veri) da tutto il mondo. Staff. Si tratta di giovani, molti miei, nostri coetanei, che si spendono per dare i tagliandi alla gente in coda, distribuire audioguide per la traduzione; favoriscono mele fresche, da goffi velocipedi attrezzati. Famiglie. Qualche superstite della Terza Internazionale (pochi, molto pochi). Molti, moltissimi giovani. Studenti. Universitari. Lavoratori. Inoccupati. Idealisti o disincantati. Tutti in fila, di fronte al Teatro Comunale, a fianco al Cinema Apollo, folle delle grandi occasioni si ritrovano, si conoscono. C’è da far coda. C’è da attendere che aprano le porte per la Conferenza “Le mille e una rivolta”, una della più attese, sulle Primavere Arabe. Nel frattempo, si apre un giornale – l’ultimo numero di Internazionale, tanto per cambiare (è un gesto di riconoscibilità, se non altro) – ci si scambia due parole. Si incontrano i vicini di fila, le idee circolano. Molti sono gli universitari che studiano le Scienze Politiche, ma anche Storia, Legge o Filosofia. Il dibattito infiamma sulla sempreverde questione israelo-palestinese. C’è chi tenta di venderti una copia di un giornale simile a Lotta Comunista – di cui non ricordo il nome, vogliate perdonarmi – con scarso successo. Ma soprattutto circolano parole, pensieri, idee. Trovo, a circa metà della fila, un paio di compagni del Sid, scesi anch’essi dalle lande più o meno desolate di un Isontino sazio di Gusti di Frontiera (altro Festival molto amato da molti di noi, suppongo, appassionati come me di cibi, e relazioni internazionali). Grazie a loro mi intrufolo, e rispondo con un sorriso alla coppia che mi squadra d’immediato, per essergli passato, incautamente, davanti.

Una volta entrati, finalmente, noi che siamo fortunati raggiungiamo la platea, ci facciamo un po’ di spazio e conseguiamo un posto a sedere, in dodicesima fila, su per giù. I meno fortunati sono confinati sul Loggione, ma comunque all’interno. Molti, invece, rimangono fuori. Purtroppo non c’è posto per tutti. Portano un grande televisore LCD all’esterno della struttura, la qualità dell’audio non è ottima, ma sono in tanti a voler rimanere per seguire il dibattito. Sul palcoscenico, infatti, sprofondati comodamente in sofà allestiti per l’occasione, sono politologi del calibro di Olivier Roy, piuttosto conosciuto anche da noi. Orientalista, esperto insomma di Medio ed Estremo Oriente, e di Islam. Non solo. Ziad Majed (politologo libanese, docente alla American University di Parigi), per i molti, come il sottoscritto, che prima non lo conoscessero rimarranno colpiti dalla sua analisi e dalla qualità dei suoi pezzi (date un’occhiata a http://vendredis-arabes.blogspot.com/, pagina Twitter http://twitter.com/#!/ziadmajed ). Un altro giornalista, marocchino – Aboubakr Jamai – infine un Professore di Pavia a coordinare il tutto. Mi è piaciuta, in particolare, la franchezza con cui i relatori hanno esposto le loro idee, magari esponendosi, appunto, anche alle critiche del pubblico, che sapeva il fatto suo. Curiosa, tra l’altro, una sorta di interazione palcoscenico vs audience, un momento in cui sono partiti numerosi fischi all’indirizzo del giornalista marocchino, il quale ha praticamente sostenuto la versione ufficiale del Governo della monarchia nordafricana, quando si parlava di Sahara Occidentale. Il sottoscritto, ignorantemente, conosceva molto poco della questione, ed è rimasto molto arricchito dal dibattito.

Una volta usciti dalla sala, io e pochi altri amici ci siamo diretti verso il Circolo Arci, molto attivo e frequentato a Ferrara, che mi ricordavo essere una sorte di Trattoria casareccia, invece l’ho ritrovato come osteria quasi lounge bar. Sorprese.

Naturalmente, molti erano gli appuntamenti nel corso della giornata, anzi, delle tre giornate di Festival. Rassegne stampa internazionali, proiezioni di docu-film (vedi postfazione), presentazioni di libri, tra cui spiccava “Il richiamo dell’onore” di Yulia Latynina, “La seconda mezzanotte” di Antonio Scurati, “I diari della rivoluzione”, di Hossam el Hamalawy e Sarah el Sirgany – resi celebri come blogger durante le rivolte nordafricane. Il Premio giornalistico Anna Politkovskaja, conferito allo stesso giornalista e blogger egiziano Hossam el Hamalawy, star del Festival. Inoltre, ampi spazi in compagnia di Radio3 Mondo, e percorsi guidati, iniziative e stand di MSF – Médecins sans Frontières – che collaborava alla realizzazione del Festival assieme pure alla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e al sito di informazione europea presseurop.eu.

Nella giornata di sabato, abbiamo potuto seguire anche altri seminari. In particolare, quel famoso giornalista, nonché polemista statunitense David Rieff (autore di “Un giaciglio per la notte”) che sicuramente molti di voi conosceranno. Beh, che dire, ne è valso la pena. Intervistato da Monica Maggioni del Tg1, assieme ad un operatore di una Ong. S’è discusso di politica “del compromesso”, intervento umanitario e altri aspetti interessanti, come l’ipocrisia di certe organizzazioni internazionali, di tragedie “gonfiate” o meno al fine di cercare di attirare maggiori aiuti e finanziamenti puntando sull’emotività e l’impressione suscitata sulla Comunità. Parlando di Haiti, s’è detto come lì gli aiuti siano funzionati molto più efficacemente che in precedenti occasioni, che si è riusciti a compiere un larghissimo numero di interventi chirurgici in condizioni estreme, eccetera. Poi, si citava il fatto che, dopotutto, l’85 % del lavoro di assistenza e ricostruzione viene effettuato dalla stessa popolazione locale, che conosce naturalmente meglio il territorio e le problematicità. Infine, è stato ricordato come siano le grandi Compagnie industriali multinazionali a concedere la più grossa fetta di aiuti, con le conseguenze che possiamo immaginare. Infine, il fatto che quando sei dalla parte delle Ong sei costretto ad accettare di “curare anche il cattivo”, quando ti trovi sul campo, ad esempio per operare chirurgicamente. Un “lavoro sporco”, insomma. Questo ed altro è stato al centro del dibattito, che ci ha regalato diversi spunti di riflessione.

Per concludere l’intensa giornata, oltre ad un’intervista-evento che sembrava trasmessa in Mondovisione, condotta al direttore di Greenpeace International Kumi Naidoo – il quale ci ha riconsegnato un po’ di flebile speranza sule sorti di questo pianeta – un incontro dal titolo “Crisi dimenticate vs crisi mediatizzate”, contenitore davvero avvincente per discutere del tema di Media/informazione vs politica estera, crisi, tragedie e tematiche più “scomode”. Un dibattito oggi molto attuale, specialmente nel nostro paese, ove secondo i nostri media pare siamo tutti in trepidante attesa per conoscere l’esito della sentenza d’appello sul “processo Meredith” (a proposito, di che si tratta?), o veder rimestare ancora una volta le carte del delitto di Avetrana.

Ecco, da questa giornata esco molto più seccato, nei confronti della stampa del nostro paese, ma allo stesso tempo più sicuro che ciò che essa ci mostra, ogni giorno, non è che una minima parte di ciò che sempre più lettori gradiscono sapere. Infatti, mi sono reso conto che in realtà le persone non sono davvero così “anestetizzate”, come certi media (e governanti…) vorrebbero farci credere. C’è bisogno di informazione più varia e completa (persino maggiormente indipendente? Bestemmia?). Che si occupi di più di inchieste e approfondimenti culturali, di esteri, di conflitti sociali, etnici e culturali. E un po’ meno, magari, di scandali, cronaca de “noantri”, beghe di politica interna e politicanti nostrani. É chiedere troppo? Forse. La domanda è alta, gli editori dovrebbero rendersene conto. Diranno che è rischioso, che non è profittevole mandare un inviato in Somalia, piuttosto che in Sud Sudan. Certo, lo è. Ma, forse, con uno sforzo in questo senso, persino i media tradizionali – tv e giornali cartacei – che perdono inesorabilmente lettori e abbonati, tornerebbero a vedersi comprare il giornale qualche mattina in più, se non, a guardare un tg, ogni tanto (beh, questa è più avveniristica come ambizione, me ne rendo conto). Finché ciò non accadrà – ma, non penso accadrà – chi vorrà della vera informazione la cercherà su Internet. Che si rivela essere sempre più un contenitore immenso, aggiornatissimo, e iper-presente, su ogni fronte. Certo, c’è spesso da verificare la veridicità e la completezza delle informazioni, l’autorevolezza delle fonti, eccetera. Occorre spenderci del tempo, innegabilmente. Ma oggi sappiamo di più e più veramente (perdonate l’abuso che faccio di queste parole spoliticizzate), com’è andata in Egitto grazie anche a blogger dal nome di Hossam el Hamalawy.

Postfazione
Infine, una proposta, per approfondire questi e moltissimi altri argomenti, dibattuti al Festival di Internazionale. Si tratta di una Rassegna di cineforum, che vagabonderà in undici città italiane, tra cui Udine, dal 4 al 27 ottobre, al Cinema Visionario. Ecco il sito web: http://cinema.visionario.info/EasyNe2/Eventi/Mondovisioni.aspx
La rassegna si chiama “Mondovisioni – i documentari di Interazionale”, e comprende i seguenti film: “Tahrir”, “Page one: One year inside the Nyt”, “Last chapter: Goodbay Nicaragua”, “An afriacan election”, “Prosecutor”, “The edikators 2.0”, “Inpunity”.
Per ulteriori informazioni: http://www.cineagenzia.it/mondovisioni
Buona visione!

Siti web utili:
www.internazionale.it/festival
www.msf.it
www.presseurop.eu
www.arabawy.org
www.arabist.net
www.anordestdiche.com

 

About Dario Cavalieri 9 Articles
Studente al secondo anno di Scienze Internazionali e Diplomatiche, originario di un paesino della bassa provincia di Treviso. Improvvisato giornalista, si esercita più nella professione del lettore. Scrive per le rubriche Internazionale ed Eventi. Ama viaggiare, conoscere e scoprire. Apprezza i buoni amici, la buona tavola e, da poco, i vini buoni. Crede ancora che grazie alla diplomazia potrà contribuire a salvare il mondo e garantirne la pace perpetua.

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