Ungheria, inizia la Rivoluzione Nazionale

Una risposta diversa alla crisi internazionale, la ricetta ungherese

Nelle ultime settimane l’attenzione dell’Unione Europea si è posata sull’Ungheria, il paese centro-europeo che il 1° gennaio 2011 ha assunto, per la prima volta dal suo ingresso nel 2004, la presidenza di turno della UE. Le ragioni dell’interesse europeo sull’Ungheria, sono dovute alle profonde trasformazioni politiche ed economiche in atto nel paese magiaro.
Il nuovo premier Viktor Orban, dopo aver stravinto le elezioni parlamentari e aver assunto l’incarico lo scorso maggio, ha dato il via ad una serie di profonde riforme per portare l’Ungheria fuori dalla crisi economica e sociale che la attanaglia.
A differenza degli altri paesi in crisi, però, l’Ungheria non sta attuando il prontuario suggerito dalla UE e soprattutto dal Fondo Monetario Internazionale, imposto per ottenere i prestiti, ossia una finanziaria di lacrime e sangue e la distruzione dello stato sociale, ma sta attuando una politica economica propria, mirante innanzitutto al recupero della sovranità economica e quindi politica.
Negli otto anni precedenti il governo è stato tenuto in mano dal Partito Socialista, formato da una parte degli eredi del vecchio partito unico, che aveva provveduto a privatizzare tutti i servizi precedentemente pubblici e a far esplodere i conti pubblici.
L’apice della cattiva gestione si è avuta nel settembre del 2006, quando il primo ministro socialista Ferenc Gyurcsány ammise, in un fuori onda, di aver completamente falsato i dati economici e di bilancio del paese allo scopo di vincere le elezioni della primavera precedente. Alle rivelazioni seguirono giorni di proteste e tumulti di piazza.
Il nuovo governo di Orban ha dovuto affrontare la crisi economica, aggravata dalle deleterie politiche del governo precedente, che avevano portato il paese alla bancarotta, proponendo una ricetta nuova, fatta non di tagli agli ungheresi, ma di tasse a chi con le privatizzazioni selvagge si è arricchito e di un maggior controllo sulle attività economiche e bancarie.
Numerosi giganti economici tedeschi e austriaci, attivi soprattutto in settori vitali come l’energia, le banche e le telecomunicazioni svenduti durante le privatizzazioni, hanno protestato formalmente con la UE per la tassazione aggiuntiva, imposta dal governo ungherese e che da sola ha composto metà della manovra finanziaria.
E’ stata la prima mossa del programma di rinascita economica proposto dal nuovo governo, che ha prontamente rifiutato gli ulteriori aiuti-capestro proposti dal FMI, dichiarando orgogliosamente che i problemi dell’Ungheria si risolvono in Ungheria.
La reazione dei grandi gruppi finanziari non si è fatta attendere e l’agenzia di rating Moody’s ha declassato i titoli di debito sovrani ungheresi, unendosi alla UE nelle accuse di populismo e nazionalismo verso il partito di governo, il Fidesz.
Un altro punto di criticità è la nuova legge sull’informazione, che responsabilizza editori e giornalisti nel caso di notizie “inappropriate e squilibrate”, soprattutto per i precedenti avuti nel 2006 e le menzogne sulla situazione economica. La protesta attuata da alcuni giornali vicini ai socialisti e il tentativo di manifestazione, con solo un migliaio di persone, si sono risolti in maniera fallimentare.
Prossimo obiettivo del dinamico premier ungherese sono la riforma della banca centrale di Budapest, allo scopo di ottenere un maggior controllo sulle attività finanziare, le vere responsabili della crisi, che ha investito il mondo negli ultimi anni.
Ora l’Ungheria ha assunto la presidenza semestrale della UE, con la visibile preoccupazione dei potentati economici che la dominano, timorosi che la Rivoluzione Nazionale ungherese, che non colpisce i popoli e le nazioni, ma gli artefici del disastro attuale e le loro speculazioni, possa contagiare altri paesi europei, proponendo politiche economiche alternative, che non pesino solo sulla popolazione, ma anche su coloro che la crisi l’hanno causata.

Ti potrebbero interessare anche:

3 Comments on Ungheria, inizia la Rivoluzione Nazionale

  1. Un articolo davvero equilibrato, complimenti! Vogliamo parlare anche della legge bavaglio ( ottima misura per l’economia: infatti, se nessuno dice che le cose vanno male, per magia esse andranno bene ), delle leggi discriminatorie contro le minoranze? Tieni presente che mentre tutte le economie dell’est Europa più o meno crescono, quella magiara è al palo. Quindi credo che solo a qualche leghistello può venire in mente di elogiare l’immondizia che giace nei banchi del Parlamento ungherese, e che non è migliore di quella tra i banchi del nostro. Auguri per i tuoi studi, che fino a qui non sembrano esserti serviti!

    • Il bello delle democrazie è che personaggi come “pepi” hanno sempre il diritto fondamentale di dire la loro. Così se in un paese v’è un governo guidato da qualcuno che tenta di limitare (per quello che è possibile) i tagli alla spesa pubblica e di mantenere nelle disponibilità dello Stato imprese strategiche nel campo dell’energia, della difesa e dei trasporti; oppure molto democraticamente si rimette alla volontà popolare per quel che concerne l’esercizio pubblico di alcuni servizi di primaria importanza come la distribuzione dell’acqua, del trasporto e cosi via… questi disgraziati si lamentano! Piace almeno constatare che se una volta l’accusa rivolta fosse quella di essere “fascistelli” ora si è passati ad un più moderno “leghistelli”.

      Personaggi come il pepi, con la loro indignazione per fatti fondamentali quali le frequentazioni femminili del nostro premier, non vedono l’ora di consegnare la guida di questo paese a qualche “tecnico” prezzolato del potere (e) consulente della banca d’affari (privati) americana Goldman Sachs. Se a suo tempo Romano Prodi non riuscì a svendere, privatizzare e liberalizzare tutto il possibile, ci penserà finalmente un altro come lui a concludere il lavoro: magari il “buon” Mario Monti. Il tutto avverrà sotto gli auspici e la benedizione di Mario Draghi (altro Goldman Sachs) e chissà, magari anche di un Giuliano Amato nelle vesti di prossimo Presidente della Repubblica.

      Con questa euromafia al potere il sogno dei liberal-liberisti europei verrebbe infine a compiersi ed in una Europa senza frontiere per beni e persone il nostro “pepi” potrebbe finalmente competere alla pari (per reddito -basso- e per capacità -scarse a quel che si vede-) con le badanti moldave, bulgare e ucraine, contribuendo in maniera essenziale alla crescita della ricchezza del Bel Paese con le magre rimesse che effettuerà dalla Svezia o dalla Norvegia.

      **********************************************

      Il ministro dell’ Economia: La parola mercatista e l’ ideologia

      Caro Direttore, «Il termine mercatista non esiste in altre lingue», ha affermato il Professor Mario Monti nella sua bella intervista al «Corriere della Sera» di venerdì 30 maggio. Una affermazione vera. Fin troppo vera. Infatti il termine «mercatismo» non si trova neppure nei dizionari della lingua italiana! E’ un neologismo, come nota correttamente l’ intervistatore. I neologismi vengono coniati, con maggiore o minore successo, quando si pensa che vi sia stato un mutamento della realtà che può essere individuato solo con una espressione linguistica a sua volta nuova. Non è che non vi siano stati periodi della storia in cui il mercato non ha avuto una funzione, anche estesissima. Ma mai nella storia un mercato così potente aveva dominato una estensione così estesa del mondo ed un numero così alto di abitanti. Mai l’ idea del primato del mercato su ogni altra forma sociale era stata una ideologia e così forte.

      Tremonti Giulio

      Pagina 3
      (31 maggio 2008) – Corriere della Sera

    • Una volta qualificati termini come “più o meno” o “al palo” si potrà, forse, intavolare una discussione sensata in campo economico, comunque ai dati attuali chi desta maggiori preoccupazioni in quel campo è la Romania e non l’Ungheria.
      Riguardo alla legge “bavaglio” e alle altre contestazioni, noto come ci si sia accodati alle notizie date da Repubblica e l’Espresso, ma non è una colpa essendo gli unici ad essersene occupati. Una volta approfondite le vicende, magari leggendo le leggi stesse senza pregiudiziali potrà modificare le sue opinioni. Scopo di questo articolo era proprio dare una visione alternativa a quella, estremamente faziosa, diffusa nei mesi scorsi dalla stampa (Repubblica…).
      Riguardo ai giudizi personali evito di commentarli per non scendere a becera polemica con chi nulla sa ma tanto facilmente giudica.
      In ultima istanza è consuetudine rivolgersi evitando il “tu” con chi non si conosce, dato che, fortunatamente, non siamo né amici né parenti.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: