Uomini di quale dio?

La barbara esecuzione avvenuta in Algeria nel 1996 si rivela messaggio di speranza.

Mi sono sempre chiesta quale fosse la scelta giusta. Il mondo attorno a me, le persone, i messaggi dei media e della società “civile” in cui vivo e sono cresciuta mi hanno spinta a credere che esistesse una realtà migliore, una scelta migliore che si ponesse degli scrupoli nell’agire a discapito del prossimo. Eppure è forse proprio questa credenza, questo cieco punto di vista che ha contribuito a dipingere l’identità del diverso come un’ombra, un’identità temibile dalle quali rifuggire.

Tutto ciò ha certamente incentivato l’impossibile attuazione di un’integrazione religiosa fornendo carta bianca ai fondamentalismi religiosi.

Sfogliando le ultime pagine del quotidiano locale scelgo di trascorrere una fredda serata d’autunno al cinema. Provata dalla lettura di uno di quegli articoli divenuti ormai amari clichés della cronaca internazionale dal titolo “Attentato a….”,“Esplosione terroristica in..” opto per la proiezione del film “Uomini di Dio”.Reduce dagli orrori racchiusi nella cronaca quotidiana cosi ricorrenti da rendermi pressoché immune dall’indignazione mi colpisce particolarmente il contrasto tra “rispetto reciproco” e “minaccia del terrorismo”, espressioni presenti nell’unica esaustiva proposizione che accenna la trama della pellicola.

E’ infatti il tentativo fallito di integrazione l’oggetto del  nuovo film di Xavier Beauvois vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes.

Il regista si propone di ricostruire la strage di un gruppo di monaci benedettini avvenuta nel 1996 ad opera del fondamentalismo islamico al confine tra Marocco e  Algeria.

Sulle alture algerine sorge un convento di monaci benedettini che quotidianamente offre sussidio alla popolazione locale fornendo beni di prima necessità e servizi sanitari. La discriminazione, il sospetto verso l’uomo occidentale presto manifesta la propria minaccia verso la realtà monacale cristiana ritenuta “abusiva”, scomoda  agli occhi del fondamentalismo algerino. Per tale ragione il governo propone ai monaci un sussidio armato all’interno del convento o addirittura il trasferimento in una località più sicura.

L’abilità di Beauvois sta a mio avviso nell’aver reso la determinazione e l’incorruttibile fede nel proprio credo religioso dei monaci che in nome della loro missione di pace di aiuto verso un popolo in difficoltà scelgono di rimanere indifesi ed esposti ad eventuali attacchi.

Non è forse lo stesso Dio quell’entità che paradossalmente divide interi popoli manifestandosi attraverso profeti, lingue e paesi diversi? Non è forse lo stesso messaggio di pace, di rispetto verso il prossimo che è chiaramente espresso  dalle parole della Bibbia e dai versetti del Corano?

Una delle sequenze più intense e toccanti raffigura il confronto tra il capo dei guerriglieri islamici e uno dei monaci cristiani: ”troverete dei monaci cristiani senza superbia” è uno dei versetti del testo sacro islamico recitato dal monaco a dimostrazione del fatto che la stessa parola di Dio incoraggia il rispetto e  l’integrazione.

Nonostante tutto, l’ardore fondamentalista continua a perseguire la propria lotta al mondo occidentale attaverso segnali sempre più concreti di un imminente agguato al convento.

Quella che ci presenta il Premio della Giuria di Cannes  è una pellicola che riflette lo spirito cristiano: la lenta e minuziosa scansione delle sequenze all’interno del convento rende perfettamente l’essenzialità  di un’esistenza fedele al messaggio di carità e dedizione alla preghiera proprio dell’ordine benedettino. Sottile è  l’enorme contrasto tra una realtà incontaminata e il vigore onnipresente del braccio fondamentalista in agguato.

Pellicola d’autore , “Uomini di Dio” riesce pienamente nell’intento di rendere la tragedia  attraverso l’intuizione, il presentimento senza mai avvalersi dei classici espedienti del cinema contemporaneo. E’ proprio ciò che non è ripreso dalla videocamera, l’intangibile terrore che circonda il progetto dei mujahideen che mai riesce a raggiungere la fede dei monaci che coinvolge lo spettatore e induce alla riflessione.

Uscendo dalla sala  ancora commossa e coinvolta mi sono venute in mente le parole di Pablo Neruda: ”lentamente muore chi sceglie di non scegliere”. Sarà stata una banale associazione di idee. Un inno alla vita è pure trasmesso dalle note di Tchaicovsky poste come sottofondo a una delle sequenze più struggenti ed intense del film. “La morte del cigno” coinvolge lo spettatore nel momento in cui la minaccia del terrorismo diviene concreta e il volto dei monaci solcato dalle lacrime si distende in un sorriso di gioia. Dietro alla scelta di lottare e di rischiare si cela un indistruttibile messaggio rivolto ai posteri: l’uccisione dei monaci non corrisponde alla scomparsa del loro coraggio e tantomeno  della loro fede in un futuro di integrazione e pacifica convivenza.

Un messaggio utopico forse, ma determinante alla lotta al terrorismo .

Inshallah.

Uomini di Dio

di Xavier Beauvois

Drammatico, durata 120 min.

Francia 2010

Il trailer ufficiale in italiano del film

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