Urne insanguinate in Venezuela

Le elezioni dell’Assemblea costituente in Venezuela si sono svolte in un clima teso che, dall’inizio della protesta antigovernativa ad oggi, ha contato almeno 120 vittime.

Il 30 luglio, in tutto il Venezuela, si sono svolte le elezioni dell’Assemblea costituente volute dal presidente Maduro e fortemente osteggiate dall’opposizione. Queste elezioni sono state decise da Maduro stesso, mediante decreto presidenziale, contrariamente a quanto avvenuto per le elezioni del 1999 convocate in seguito ad un referendum.

L’Assemblea costituente venezuelana, formata da 545 membri, ha come unico compito quello di riscrivere la costituzione. Proprio questo suo compito è al centro delle accuse lanciate dall’opposizione verso Maduro. Secondo questi, il Presidente sfrutterà il potere dell’Assemblea per scrivere una nuova costituzione capace di dargli ancora più potere e libertà.

L’opposizione, che contesta il Presidente da diversi mesi pagando a caro prezzo questa sfida, è nuovamente scesa in piazza per fermare questa presa di posizione di Maduro nei confronti della democrazia. A metà luglio un referendum proposto dalla stessa opposizione, non riconosciuto valido dal governo, ha confermato la volontà del paese nel non cambiare la costituzione, preferendo a questo un cambio di governo.

Secondo i dati ufficiali distribuiti dal governo venezuelano, si sono recati alle urne il 41.53% degli aventi diritto, cioè circa 8 milioni di venezuelani. Per l’opposizione, invece, i dati sarebbero fortemente gonfiati e una visione più realistica di questi vedrebbe l’astensionismo all’85%. Veri o meno, il presidente Maduro ha ottenuto la sua Assemblea costituente, anche se non ancora in via definitiva, e si appresta a continuare la sua personale battaglia ai contestatori.

Stando alle parole del Presidente, l’Assemblea costituente dovrà insediarsi nel palazzo che ora ospita il Parlamento, unica roccaforte dell’opposizione. Diosdado Cabello, fedelissimo di Maduro, ha annunciato di voler occupare la sede legislativa per riportare i simboli del chavismo all’interno del palazzo. Julio Borges, presidente del Parlamento, ha affermato che, se queste sono le premesse, si arriverà inevitabilmente a uno “scontro violento”. Questo perché l’opposizione non ha intenzione di cedere, all’Assemblea appena eletta di cui non riconosce la legittimità, la sede del Parlamento e quindi del potere legislativo del Paese.

Borges ha dichiarato: “Dobbiamo far valere un fatto fondamentale, che è che questo parlamento, eletto da oltre 14 milioni di venezuelani, è l’unica autorità eletta e legittima nel paese. Ci tocca difendere la legge e la Costituzione”.

In attesa degli sviluppi al riguardo, il Paese rimane in balia del caos e sull’orlo di una guerra civile. Dall’inasprirsi delle contestazioni ad oggi sono morti circa 120 venezuelani, di cui almeno 13 soltanto in questo weekend di elezioni. Tra questi, un leader dell’opposizione e un candidato all’Assemblea costituente.

Mentre le proteste vanno ad aumentare e il Paese sprofonda in una crisi economica senza precedenti, l’opinione internazionale comincia a mutare e a farsi sentire. Svariati paesi del Sudamerica, tra cui Messico, Colombia, Perù, Cile e Argentina, non hanno riconosciuto il voto appena espresso; gli Stati Uniti d’America fanno sapere che aumenteranno le sanzioni contro Maduro e che si schierano a fianco del popolo venezuelano. Sulla stessa linea le parole dell’Unione Europea e dell’Italia. Russia e Cina, invece, continuano il loro silenzio e i loro affari legati al petrolio col governo, schierandosi ufficiosamente non contro il Presidente.

Ancora una volta, quindi, la situazione in Venezuela torna alla ribalta con notizie di guerriglia, un elenco di morti e una politica che sempre di più assomiglia ad una dittatura. Questa triste routine, che ci accompagna ormai da svariati mesi, non sembra vedere una via d’uscita semplice. Quando l’ottusa incapacità di governare si scontra con la volontà di sopravvivere del popolo, la fine è tutt’altro che scontata.

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About Stefano Bozzalla 7 Articles
Laureato in Economia all'Università di Torino, ora studente magistrale al secondo anno di Scienze internazionali. Appassionato del mondo, esploro città e natura fotografando l'impossibile. Mi piace scrivere a tempo perso e non solo. Curo il blog di TOmorrowturin, giovane associazione studentesca d'informazione internazionale e collaboro con il giornale MsoiThePost per la sezione Sud America.

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