Varata la prima portaerei “Made in China”

Il 26 aprile scorso la Cina ha varato la sua nuova portaerei. La Type 001A (in attesa di nome ufficiale) è stata interamente costruita e assemblata in Cina, nei cantieri di Dalian, una provincia nord orientale del Liaoning, divenendo così la prima portaerei interamente “made in China”. Trasferita in acqua alle 9.00 di mattina (ora cinese, le 3 in Italia) con una grandiosa cerimonia, in presenza di Fan Changlong, vice presidente della Commissione centrale militare organo presieduto direttamente da Xi Jinping, a testimoniare l’importanza e il peso che Pechino riserva a questo evento.

In seguito al trasferimento in acqua, cominceranno i lavori di perfezionamento, i test e i collaudi previsti che dureranno approssimativamente fino al 2020, anno in cui la portaerei dovrebbe ufficialmente entrare in servizio. Con un dislocamento di 50.000 tonnellate, una capienza maggiore sia in merito al numero di aerei sia in merito all’equipaggio e nuovi sistemi radar e tecnologie, la Type 001A si aggiunge alla sua sorella minore, la Liaoning, in servizio dal 2012. Entrambe a propulsione convenzionale, rappresentano un enorme passo avanti per la marina cinese (PLAN – People’s Liberation Army Navy).

La Liaoning, la prima portaerei entrata in servizio per la PLAN. è stata acquistata dall’Ucraina e poi modernizzata nei cantieri cinesi di Dalian, per poi entrare in servizio nel 2012. Portaerei vecchia, con molte lacune in quanto a tecnologia e di classe inferiore, è servita comunque come apripista per la visione di Xi Jinping per il futuro della marina cinese e il controllo dei mari.

Due sole portaerei, di classe inferiore rispetto a quelle americane, bastano a creare preoccupazione, malumori e allerta all’interno dell’intelligence statunitense (e non solo). Infatti, se una portaerei può cambiare gli equilibri marittimi mondiali, un progetto a lungo termine che prevede la costruzione di più portaerei inciderebbe in maniera netta sugli equilibri della regione, permettendo alla Cina di mantenere sempre in acqua una portaerei.

Nonostante questi sviluppi, la Cina, che gode del titolo di prima marina asiatica con (dati al 2014) 28 cacciatorpediniere, 49 fregate, 60 sottomarini, 55 unità anfibie, 85 unità minori, 6 navi ospedale, 8 rifornitrici, 27 cacciamine e – oggi – 2 portaerei, rimane lontana anni luce dall’avanguardia tecnologica della marina statunitense. Da sottolineare, però, gli enormi sforzi intrapresi dal Governo cinese, che dal 1990 ad oggi ha intrapreso un’opera di ammodernamento ininterrotta della sua flotta, acquistando vascelli tecnologicamente più moderni dagli alleati e cominciando la costruzione di portaerei.

Secondo molti analisti, infatti, l’ambizioso progetto di Xi Jinping prevedrebbe la costruzione di quattro o cinque portaerei, interamente “made in China”, di cui almeno due con propulsione nucleare e catapulta per il decollo. Queste andrebbero ad aggiungersi alle due già in attività permettendo alla PLAN un’attività marittima senza precedenti. Un parallelo piano di ulteriore ammodernamento degli altri vascelli e un implemento nell’addestramento del personale, completeranno la visione di XI Jinping portando la marina cinese ad un livello ben più vicino a quello statunitense rispetto ad oggi.

Il programma di ammodernamento della flotta cines, sta quindi trasformando quella che prima era una forza litoranea in una marina regionale moderna, tecnologicamente avanzata e in grado di compiere missioni anche a lungo raggio. Oggi le principali priorità della PLAN per l’immediato futuro riguardano la protezione delle proprie linee di rifornimento, commercio e comunicazione da atti di pirateria, terrorismo e dalla minaccia straniera, oltre alla fornitura di assistenza in caso di emergenza umanitaria o di soccorso in caso di disastri naturali, ma soprattutto l’implementazione dell’esercizio della diplomazia marittima e l’interdizione di accesso alle coste cinesi a forze armate straniere.

Ad ogni modo, ad oggi, nonostante la PLAN stia intraprendendo un ambizioso progetto di ammodernamento e nonostante il Governo cinese abbia aumentato, per la seconda volta consecutiva, il budget per la spesa militare, la differenza diretta nei confronti degli Stati Uniti è ancora troppo elevata. Potrà, quindi, la Type001A cambiare veramente le dinamiche nei mari del sud o si dovrà attendere ancora?

About Stefano Bozzalla 7 Articles
Laureato in Economia all'Università di Torino, ora studente magistrale al secondo anno di Scienze internazionali. Appassionato del mondo, esploro città e natura fotografando l'impossibile. Mi piace scrivere a tempo perso e non solo. Curo il blog di TOmorrowturin, giovane associazione studentesca d'informazione internazionale e collaboro con il giornale MsoiThePost per la sezione Sud America.

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